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15 ottobre 1987: Thomas Sankara viene ucciso in un colpo di Stato

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Il leader socialista del Burkina Faso, esempio di integrazione, a distanza di 31 anni dalla sua morte: il suo messaggio è sempre più necessario

Il 15 ottobre di 31 anni fa, tra lo sconforto di tutta la sua gente, venne assassinato il legittimo Presidente del Burkina Faso, Thomas Sankara. Il colpo di stato, sostenuto in maniera subdola ma neanche troppo velata dagli onnipresenti Stati Uniti d’America e da una delle sue ancelle europee, la Francia, mirava appunto ad eliminare il presidente rivoluzionari o per le sue idee a favore degli ultimi, dei diseredati e della emancipazione e alfabetizzazione di tutta la sua comunità nazionale. divenuto presidente a soli 35 anni di quello che veniva chiamato, per refusi coloniali mai veramente cessati, Alto Volta, Sankara lottò contro la povertà e l’analfabetizzazione. Promosse azioni tendenti all’incremento della offerta sanitaria, che divenne gratuita e accessibile, nei limiti consentiti dallo stato dell’arte di uno dei paesi più poveri al mondo, a tutti. Inoltre introdusse un sistema di integrazione e tolleranza per tutte le masse di operai, in qualsiasi zona del mondo essi si trovassero. Animato da idee marxiste, si contrappose all’imperialismo, al sistema criminale del debito e al neocolonialismo, mascherato da sedicenti “aiuti per la crescita”. Fece vaccinare gratuitamente milioni di bambini, salvandoli in molti casi da una precoce morte infantile. Il pensiero di Thomas Sankara è nel novero di quell’internazionalismo laico ed umano, degno di uno dei leader più autentici degli ultimi 40 anni. Egli comprese la necessità di identificare il “nemico” non nella suddivisione tra “nazioni”, bensì tra classi. Lo sfruttato africano, diceva, era uguale allo sfruttato europeo. Parole pesanti che, proprio alla vigilia di un radicale mutamento (o ritorno) delle nazioni europee verso un modello xenofobo e razzista, dovrebbero spingerci ad una riflessione di fondo che si evita accuratamente di voler fare. Chi è il nostro nemico? Perché mantenere a distanza chi invece subisce i soprusi di una unica, globale e sempreverde oligarchia mondiale? Perché farci indottrinare dai Salvini, dalle Le Pen e dagli Orban di turno contro chi invece rappresenta la nostra stessa condizione, ma in luoghi diversi e più sfruttati? Quelli che vogliono farci odiare questa gente, sono gli stessi che, con il loro agire, ci condannano a un futuro precario, che effetti catastrofici provocano, tra cui la stessa migrazione di massa. Occorre ricordare persone come Sankara, per non cedere a chi invece pretende di storpiarne addirittura il pensiero politico ed il credo laico verso un laico e genuino socialismo. Lunga vita a questo esempio di fratellanza.

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