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A sinistra di Left

DiThomas Scalera

Ago 13, 2016

 
Sabato 13 Agosto 2016. Sveglia alle sette meno un quarto. Indosso l’attrezzatura preparata la sera prima
sulla sedia al fianco del mio letto e vado a correre per una mezz’oretta circa. Torno a casa, doccia tiepida e
colazione abbondante ma non troppo. Con la tranquillità di un sabato di Agosto prefestivo mi accingo ad
andare a lavoro non prima di aver sostato in edicola (non la “mia” abituale con all’interno l’amico Antonio,
che è in ferie) a comprare il settimanale Left , che oggi cambia “direzione” facendo prendere il posto di
Corradino Mineo a Matteo Fago e Ilaria Bonaccorsi. Premesso di aver approvato il lavoro degli ultimi sette
mesi svolto da Mineo e di non avere pregiudizi di sorta sulle novità e le “trasformazioni” che il tempo
impone (pur non esistendo…) a ogni essere e cosa, ho dovuto però “stoppare” la mia lettura del
settimanale per scrivere queste quattro righe appena dopo aver letto l’editoriale, sia per avere poi la forza
di andare avanti nella lettura, sia per esorcizzare a me stesso una frase che proprio non comprendo (o forse
non riesco e non voglio comprendere!), tanto da chiederne gentilmente spiegazione allo stesso Fago,
semmai leggerà questo mio sfogo e avrà tempo e voglia di farlo.
 
La frase in questione è “il comunismo va certamente superato, ma non annullato”.
 
Ulteriore necessaria premessa : non sono abituato a decontestualizzare le frasi , quindi preciso che
l’editoriale è nel suo complesso di pregevolissima fattura e pone l’accento sulla netta e imprescindibile
differenza tra nazismo e comunismo (che, come dice lo stesso Fago, non sono proprio la stessa cosa!).
A me però questa frase appare “fuori luogo”; nel senso che non ha un continuum atto a spiegare cosa si
intende per “superamento” del comunismo stesso.
 
In altre parole (e semplicemente) cosa vuol dire “superare il comunismo”? un super-comunismo post-
nucleare? Un rinnegare gli ideali che formano la base di “ogni sinistra” degna di questo nome? Una sorta di
“revisionismo” storico dello stesso ?(attenzione!! A mia memoria ogni volta che si è cercato di “rivedere e
reinterpretare” il comunismo ci sono stati sempre delle più o meno amare conseguenze)… oppure solo un
voler intendere che “oggi la priorità non è più quella di garantire la equa distribuzione dei diritti e delle
ricchezze” ma solo un labile “tendere a sinistra” (quale tipo di sinistra?) da parte di questa parte politica
(con le “aberrazioni” tipo la riforma costituzionale, la riforma della sanità e della scuola…? Giusto per non
parlare dell’articolo 18 o delle scelte in politica estera e della nostra schiavitù più o meno consapevole agli
USA)?
Concordo sulla necessità di “acculturare” l’identità politica che altrimenti rimarrebbe solo tale e sono
conscio che Gramsci questa stessa intuizione l’aveva avuta quasi un secolo fa (come dice lo stesso Matteo),
ma dubito vivamente che il grande Antonio abbia mai pensato di “superare” il comunismo! Anzi, credo
fermamente che se vedesse ora che fine ha fatto il giornale da lui fondato avrebbe qual cosina da ridire (per
non dire di peggio)!
Ad ogni modo chiedo venia per essermi dilungato tanto, d’altronde volevo solo chiedere una spiegazione (e
l’ho fatto).
 
Torno a leggere left , che ripeto per me è un ottimo settimanale, speranzoso in una improbabile
chiarificazione, ma consapevole che in un mondo dove appena 8 anni fa negli stessi USA si usava dare del
“socialista” ad Obama in tono offensivo e che ora il “socialismo” Sandersiano è entrato di “diritto” nella
“piattaforma” programmatica dei democratici , sarebbe auspicabile pensare a “integrare” il comunismo con
contenuti veri e moderni, piuttosto che cercare di superarlo.
 
 
Eugenio Lato
 
Falce_e_martello_Warhol

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Thomas Scalera

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