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Alemanno condannato a 6 anni: “sono innocente, farò appello”

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(Oelè alè mannò ... nella Terra di Mezzo)

Gianni Alemanno ANSA/ALESSANDRO DI MEO

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Per il soggetto in questione è una “ingiustizia”. Infatti farà appello. L’ex sindaco di Roma e leader della Destra tous court Gianni Alemanno, si dice tradito dalla giustizia. Per lui non sussistono “prove” del suo coinvolgimento in quella che è una delle inchieste moderne più scomode per i politici italiani negli ultimi tempi. Quella “ terra di mezzo”, fatta di colletti bianchi scaltri e spregiudicati che, con l’avallo di gente altrettanto spregiudicata (e in molti casi anche “pregiudicata”, come Carminati ad esempio), hanno fatto man bassa nella gestione fraudolenta del denaro pubblico e dei pubblici appalti. Succede spesso, troppe poche volte però si giunge a una seria e giusta conclusione delle indagini in merito. Forse, se in appello non verrà ribaltata magicamente la sentenza, qualcuno inizierà a pagare per le proprie colpe. Colpe che hanno visto fallire centinaia di imprenditori onesti e, con essi, altrettante migliaia di operai. Corruzione e finanziamento illecito: sono questi i capi di imputazione contestati all’ex sindaco di Roma. Ma la cosa che fa “sperare” in un equo e legittimo prosieguo della Giustizia, con la G maiuscola, è che il verdetto ha superato addirittura la richiesta del pubblico ministero, Luca Tescaroli. Eglki infatti aveva chiesto “solo” 5 anni di reclusione per Alemanno. Inoltre, e non è un fatto da sottovalutare, oltre alla condanna a 6 anni di reclusione, si è anche aggiunta l’interdizione alla partecipazione perpetua a rivestire cariche in pubblici uffici. Effetto questo della nuova regolamentazione, inserita nel Dl “spazza corrotti”. Secondo l’accusa, Alemanno avrebbe intascato “tangenti” per un totale riconosciuto e accertato di 200.000 euro. Cifra che avrebbe percepito tramite la fondazione Nuova Italia, da lui presieduta. Un intreccio che potrebbe rappresentare solo una delle prime “condanne eccellenti”, nell’ambito di quello che sembra essere la “tangentopoli del nuovo millennio”. Intanto nessuno si schiera, ancora, a favore o a condanna dell’ex primo cittadino della città della lupa. Chissà che non si allarghi il cerchio delle condanne. Per ora, non ci resta che aspettare. Ma chi risarcirà gli imprenditori e gli operai a cui è stato sottratto il diritto al lavoro, a causa dell’ormai consolidata prassi corruttiva, che permea quasi tutte le giunte dei comuni italiani?

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