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Alife/Gioia Sannitica. Smaltimento illecito di rifiuti: imprenditore condannato a 5 anni

ALIFE/GIOIA SANNITICA. II Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nella serata di ieri, ha pronunciato la sentenza nel processo celebrato nei confronti di Gravante Giuseppe ed altri 10 imputati, dichiarando Gravante Giuseppe responsabile delle imputazioni a lui ascritte di cui agli artt. 256 e 256 bis del D.lvo 152/06 e artt. 483 c.p. e di seguito meglio specificate, condannandolo, di conseguenza, alla pena di anni cinque di reclusione con interdizione in perpetuo dai pubblici uffici ed interdizione legale per la durata della pena, oltre al pagamento delle spese processuali ed al risarcimento del danno in favore delle parti civili in solido con gli altri condannati, da liquidarsi in separata sede.

Il processo ha visto imputato Gravante Giuseppe per aver effettuato attività di smaltimento dei rifiuti speciali, pericolosi e non, senza la prescritta autorizzazione, nelle aziende agricole site in comune di Gioia Sannitica, alle località Fossolagno – Torre del Duca – Compostella, quale amministratore unico delle società (Azienda Agricola Alifana; Agricola del Matese; Agricola NatAlì) attraverso le quali gestiva le stesse aziende agricole.

In particolare, le attività illecite relative contestate erano consistite nello smaltimento, direttamente nel fiume Volturno, delle deiezioni animali dell’allevamento di bestiame, nonché dei reflui provenienti dalle sale di mungitura; nello sversamento, con le stesse modalità, delle acque di lavaggio delle stalle e delle sale di mungitura, addizionate a prodotti detergenti ed acidi di notevole intensità; negli interramenti e bruciamenti di rifiuti speciali.

Le condotte criminose riconosciute in sentenza al Gravante sono scaturite dalle investigazioni coordinate da questa Procura e svolte dai Carabinieri Forestale (all’epoca Corpo Forestale dello Stato) che hanno permesso di disvelare che, presso le aziende agricole del Gravante, si era commesso quanto segue:
– nel periodo intercorrente dal 2011 all’aprile 2014: sversamento nel fiume Volturno degli

effluenti zootecnici prodotti dagli allevamenti di bestiame, per un totale di 60.000 metri cubi di deiezioni ammali, nonché dei reflui provenienti dalle sale di mungitura o per mezzo di carro- botti trainati da trattori o per mezzo di appositi fossi di scolo;

nel periodo intercorrente dal 1994 all’aprile 2014: interramento ed abbruciamento, su un’area di 15.300 metri quadri, di materiali plastici, corde in nylon, siringhe per uso sanitario, provette per campioni ematici con residui di siero di sangue, flaconi di farmaci, marchi di identificazione dei capi bovini, rifiuti organici contenenti sostanze pericolpse, imballaggi di varia natura, rifiuti misti di attività di demolizione e costruzione, contenitori in tetrapack, rifiuti urbani non i differenziati, rifiuti agrochimici, cerehioni di autovetture,! materiali isolanti, miscele bituminose, apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, pneumatici fuori uso, toner per stampanti, filtri olio e bottiglie di vetro, residuati di lavorazione dell’azienda di imbottigliamento del latte, oli, carcasse di vitelli e di bufale nonché rifiuti di vario genere completamente o in parte combusti;

– nel periodo intercorrente dal 10 dicembre 2013 all’aprile 2014: appiccato il fuoco a rifiuti, -pericolosi e non pericolosi, depositati in maniera incontrollata;

– nel periodo intercorrente dal 2011 al 2013: attestato falsamente nelle Comunicazioni per l’utilizzazione dei liquami zootecnici inviate ai Sindaci nei P.U.A. (Piani di Utilizzazione Agronomica dei Liquami Zootecnici) l’avvenuto spandimento dei liquami provenienti dalle sue aziende nei terreni agricoli ivi indicati;

– nel periodo intercorrente dal 2011 al 2014: attestato falsamente nei DDT (Documenti di Trasporto) l’avvenuta movimentazione dei liquami provenienti dalle sue aziende nei terreni agricoli indicati nei P.U.A. (Piani di Utilizzazione Agronomica dei Liquami Zootecnici).

Condotte criminose che sono state poste in essere materialmente da cinque dipendenti delle aziende gestite dal Gravante Giuseppe anch’essi riconosciuti colpevoli e condannati a pene più lievi.

Da tale quadro si è delineato una precisa fattispecie di gravissimo allarme sociale atteso il desolante e sconfortante degrado ambientale della provincia casertana e, attraverso il fiume Volturno, del litorale domizio, quadro di sistematicità dello sversamento e del tombamento di rifiuti nell’ambito del quale da tempo immemore, si vede il fiume Volturno trattato come una fogna a cielo aperto. Per avere un’idea della gravita dell’inquinamento arrecato dagli sversamenti illeciti nel fiume Volturno, basti pensare che un allevamento bovino come quello in oggetto, che in alcuni periodi ha raggiunto una consistenza di tremila/tremilacinqucento capi, rilascia un carico organico specifico pari a 24.000 abitanti equivalenti.

Gravante è stato, invece, assolto del capo a) di imputazione secondo il quale avrebbe costretto i predetti suoi dipendenti a commettere le azioni criminose descritte in precedenza dietro minacce consistite nel prospettare il licenziamento se non avessero posto in essere quanto richiesto.

Di rilievo risulta che con la condanna è stata disposta anche la confisca delle aree sulle quali sono avvenuti gli abbruciamenti di rifiuti, nonché la bonifica ed il ripristino dello stato dei luoghi a cura e spese di Gravante Giuseppe.

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