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Alimentazione. Dai Fast Food all’obesità infantile, quali rischi per i bambini con il “cibo spazzatura”?

DiThomas Scalera

Feb 2, 2017

Nei primi anni di vita si impostano e consolidano le abitudini alimentari del bambino, pertanto è in questa fase della vita che la famiglia e la scuola devono contribuire allo sviluppo di uno stile alimentare salutare, che permanga nell’età adulta. Il progressivo cambiamento dello stile della vita e dei ritmi lavorativi ha portato a profonde modificazioni delle abitudini alimentari familiari, con la diffusione nella popolazione infantile di un’alimentazione scorretta, con introito eccessivo di calorie, proteine di origine animale, grassi saturi e sodio e carenza di glucidi complessi, fibra, vitamine e sali minerali.

Dal 1986 da quando è stato aperto il primo fast food in Italia, la prevalenza di sovrappeso e obesità in età scolare cresce di anno in anno, nel 2016 i bambini in sovrappeso sono il 20,9% e i bambini obesi sono il 9,8%, compresi i bambini severamente obesi che da soli sono il 2,2%, la Campania registra i valori più elevati per i bambini in sovrappeso, obesi e gravemente obesi, pari a 28,6%, 13,7% e 5,5%. Solo coincidenze? Non proprio.

Qualche generazione fa quando un bambino festeggiava il compleanno, si organizzava una festicciola a casa con cibi per lo più cucinati dalla mamma, dalla nonna e dalla zia, quindi con materie prime di nostra conoscenza e tradizione e il minimo di conservanti. Oggi il bambino vuole festeggiare al fast food, ognuno ha il suo gustosissimo ed economico menù in cui, da qualche tempo, come per convincere la mamma che sia un’alimentazione salutare, hanno aggiunto la frutta: tre spicchi di mela! Ma a chi vogliono prendere in giro?

Analizziamo il contenuto del menù:

Calorie 695

Grassi 40g

Carboidrati 69g

Proteine 14g

Divisione Calorie: 52% grassi, 40% carboidrati, 8% proteine

La divisione in calorie adeguata per bambini è del 15% di proteine, del 30% di grassi e del 55% di carboidrati.

Ovviamente la maggior parte delle persone che stanno leggendo penseranno “ma ci andiamo una volta l’anno, al massimo due cosa può succedere al bambino”, il problema non sta nella quantità di volte che si porta un bambino al fast food, ma nel fargli assaggiare già in tenera età alimenti ricchi di esaltatori di sapidità, grassi e zuccheri che induce i bambini a desiderare e prediligere anche a casa alimenti con maggior contenuto di zucchero, grassi e sale.

La sana alimentazione parte dalle famiglie e dalla scuola, abituare il bambino a certi sapori può educarlo ad un futuro di scelte consapevoli e di benessere o deviarlo alla scelta di sapori facili da reperire, economici e deleteri per la sua salute futura. Il problema dell’obesità infantile non è da sottovalutare, a lungo termine può favorire alcune patologie gravi, tra cui diabete di tipo II, malattie cardiovascolari, sindrome metabolica, cancro, complicazioni retiniche e renali, steatosi epatica non alcolica, apnea ostruttiva del sonno, sindrome dell’ovaio policistico, infertilità, asma, complicazioni ortopediche, malattie psichiatriche, ecc. L’obesità infantile cambia il modo in cui l’intero metabolismo funziona e lo fa durante un periodo di sviluppo critico.

L’intervento precoce per prevenire l’insorgenza di obesità nell’infanzia è essenziale perché la malattia provoca notevoli problemi di salute e le spese di trattamento di queste conseguenze possono essere elevate.

La lotta non è all’obeso ma all’obesità, già dai primi anni di vita. Non sconfiggerla negli adulti di domani significherà veder crescere ancora di più l’incidenza delle malattie non trasmissibili, e del loro peso economico e sociale.

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Thomas Scalera

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