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Alle urne il 4 marzo : l’Italia del “meno peggio” e il modo in cui ci influenzano

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4 Marzo 2018 è la data in cui, come ogni lustro, salvo scioglimento anticipato delle Camere, siamo chiamati a decidere le sorti del nostro Paese.

Se ci pensiamo bene, asserire che “decidiamo le sorti” è una contraddizione in termini bell’e buona. Il sostantivo “decidere” implica, per sua stessa definizione, fermezza, sicurezza, risolutezza. Siamo soliti dire che  “maturiamo una decisione” quando, su un ventaglio finito, ma non per questo esiguo, di possibilità, avendo avuto cura o, appunto, la giusta maturazione nel pensiero, finalmente approdiamo ad una scelta. Ponderata, razionale, critica nel senso kantiano del termine. Ma anche netta, circoscritta, quasi impassibile di modifica. Il termine “sorte”, invece, stando alla definizione del Vocabolario Treccani, è “Forza che regola o s’immagina regolare in modo imprevedibile le vicende umane”. Come possiamo allora realmente dire che scegliamo, ovvero che prendiamo una decisione, se la sorte è qualcosa che sfugge al nostro dominio razionale, alla nostra logica? Essa è forza esterna a noi, ci investe,non la scegliamo dunque. Vero, ma solo in parte. Perché in realtà la nostra sorte, il nostro “destino”, siamo noi. Come dicevano i latini: homo faber fortunae suae. L’uomo è artefice del suo destino/fortuna. Lo costruisce, lo demolisce, lo ristruttura. Lo sceglie e, se può e come può,lo cambia.  Qualcuno di voi per questo 4 marzo forse ha già le idee chiare, qualcun altro si informerà, molti si asterranno perché troppo pigri, o sfiduciati o rassegnati, la maggior parte voterà il meno peggio.

A poco serve oggi lamentarci di quello che ci circonda.  Tra gli  schieramenti, una sinistra vera che per i più non c’è come l’isola di Peter Pan, un centrodestra e un centrosinistra uniti (ognuno a suo modo) nella  rimodulazione della Riforma Fornero. I primi con Salvini e il Cavaliere propongono  un aumento della minima, riduzione delle tasse per famiglie e imprese e sembrano anche più accondiscendenti sulla questione dell’immigrazione, ma gli Italiani sono sempre cittadini di serie A rispetto agli altri. Il centrosinistra con la riconferma di  Gentiloni e in particolare l’ex premier, che aveva promesso di lasciarci ma ci ha ripensato, ancora sottolineano l’avvenuto azzeramento dell’Imu e l’importanza assunta dai famosi 80euro in busta paga, come se questo fosse bastato a ridurre l’inoccupazione tra i giovani, promettono di perseverare nella lotto contro l’evasione fiscale e sostengono la questione dell’immigrazione a favore di un Paese che sia pro Europa e antipopulista. Il programma di Grasso con Liberi e Uguali prevede la reintroduzione dell’ art.18 e dà  gran voce al diritto allo studio, alla gratuità del sapere e all’ alternanza scuola-lavoro affinché il Paese non sia più scisso tra chi sa ma non sa fare e chi sa fare ma non sa quel che fa. Di Maio  e il Movimento 5 Stelle, infine, sognano un’ Europa unita, l’integrazione, propongono di rivedere il Regolamento di Dublino III a favore del processo di immigrazione e di una equa distribuzione degli stranieri sul territorio europeo in base alle risorse dei singoli Paesi. Come per Liberi e Uguali, tagli ai ricchi ma soprattutto ai politici, tutela dei lavoratori e dei pensionati. Questo a grandi linee quello che ci viene promesso /offerto.

A prescindere da quella che è o sarà la vostra scelta, affinché sia libera e scevra di condizionamenti, considerate quanto segue, parafrasato dal libro “Le armi della persuasione” di Robert Cialdini a cui mi collegherò per citare alcuni interessanti aspetti di psicologia socio-politica.

 

PRINCIPIO DI IMPEGNO E COERENZA

La nostra storia è la nostra memoria. La studiamo per imparare a non ricadere ciclicamente negli stessi errori. Il futuro è quindi condizionato dal passato e se qualcuno in passato si è rivelato immeritevole della nostra fiducia, mancando di coerenza o non mantenendo le promesse, è ragionevole chiedersi una volta in più se sia o meno il caso di accordargliela nuovamente. A questo principio possiamo collegarci per disquisire del fenomeno cosiddetto di STABILITA’ DEL VOTO approfonditamente indagato in psicologia socio-politica. Il voto ha,tra le sue caratteristiche salienti, una connotazione di stabilità temporale. Altrimenti detto, se una persona ha un’ideologia di sinistra, difficilmente si schiererà a destra e viceversa. Al più baratterà il proprio partito per uno che sia della stessa ideologia. Questo passo non merita ulteriori specifiche. È noto a tutti che gli uomini difficilmente cambino perché questo mette a rischio un sistema ben strutturato che è il loro Sé. L’ ideologia è qualcosa che appartiene al Sé come insieme di valori e principi che vanno a denotare il carattere. C’è forse solo una cosa che può modificare l’ideologia ed è l’identità. Lo vedremo di seguito.

 

PRINCIPIO DI RIPROVA SOCIALE

Quando non sai come comportarti in una situazione, tenderai a seguire il comportamento della massa. È un fenomeno meno raro di quanto si pensi, soprattutto tra i giovani. Così nascono i trend e le mode. Lo psicologo sociale Ash lo ha teorizzato definendolo effetto bandwagon, o effetto carrozzone. Questa tendenza a conformarsi si collega da un lato alla pigrizia del soggetto che non vuole recuperare informazioni ma preferisce andare alla cieca, esimendosi da ogni responsabilità e omologandosi al gregge, dall’altro alla desiderabilità sociale che ognuno di noi possiede, cioè un istinto a comportarsi in modo da ottenere un maggior riscontro positivo sugli altri, anche a scapito di quelli che sono i nostri veri pensieri e della nostra identità. Nello specifico, in politica, si tenderà a votare i candidati da cui ci si aspetta maggior successo o che sono i favoriti dal popolo, ma non necessariamente quelli che prediligiamo o che sostengono i nostri personali valori. Questo fenomeno può altresì collegarsi nell’ottica della psicologia socio-politica a quello noto come IDENTIFICAZIONE DI PARTITO, una sorta di patto psicologico che si innesca tra partito ed elettore se il primo è stato bravo a “vendere” la sua immagine attraverso meccanismi propagandistici, creazione di eventi di gruppo,simboli di riconoscimento. Si crea in questo modo una solida  risonanza empatica. In altre parole, anche oltre la nostra personale ideologia, se un partito è stato sufficientemente acuto da creare un senso di identità condiviso con l’elettore, ha probabilità molto elevate di essere votato, come dimostrato dagli studi condotti in Spagna nel 2009 tra Partito Socialista e Partito Popolare.

 

PRINCIPIO DI RECIPROCITA’

In psicologia, è  un principio fondante la nostra società, probabilmente risalente già ai tempi del baratto. Le persone rendono ciò che tu dai loro. Allo stesso modo, se riceviamo qualcosa, ci sentiamo in dovere di ricambiare. Il “Do ut des” latino, do perché tu dia. E in politica, statene certi, è nient’altro che una restituzione. Attenti a quelli che promettono grandi cose, se le prenderanno con gli interessi da qualche altra parte!

Come questi elementi che abbiamo approfondito insieme, anche altre caratteristiche della fonte, cioè dell’ emittente del messaggio, possono giocare un ruolo favorevole alla persuasione. Il suo grado di simpatia, cioè l’attribuzione percepita di piacevolezza che ha su di noi, il modo di vestire e di porsi, la sua autorevolezza o la percezione che abbiamo (e che ci viene da lui filtrata) di credibilità o affidabilità.

Quanto alle caratteristiche del messaggio il tono pacato e temperato ma al contempo incisivo, chiaro e diretto possono avere la meglio sul suo contenuto. Ok alla forma, ma badiamo anche alla sostanza.

Ricordiamo che nella definizione dello psicologo sperimentale B.J.Fogg persuasione è “qualsiasi tentativo atto a modificare atteggiamenti e/o comportamenti senza usare coercizione o inganno

Proprio perché non vi è coercizione, è rimessa a noi la capacità di incanalare i nostri pensieri e le nostre scelte verso posizioni che vorremmo davvero raggiungere.

Ora che sappiamo come si insinuano e possono agire, stiamo in guardia da queste trappole. Ci vediamo il 4 marzo!

La sinistra che non c’è

Siamo tutti “trivellati”

 

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