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Allevamenti intensivi, il grido dall’allarme di Greenpeace

Lanciata una petizione online per bloccare le decisione assunte dall’UE

Sempre più stretto il legame tra malattie virali ed allevamenti intensivi

BRUXELLES – Mentre tutto il mondo è impegnato a fronteggiare la pandemia del Covid-19, il Parlamento europeo ha deciso mercoledì sera di continuare a finanziare proprio gli allevamenti intensivi: le famose fabbriche di carne che inquinano e che hanno un ruolo ben noto per la diffusione di infezioni virali simili al Covid-19.

Si tratta di una scelta pericolosa e grave. Dov’è la svolta Green dell’Unione europea? Dov’è l’attenzione per le cause degli squilibri naturali che hanno generato questa pandemia, e che potrebbero portarci ad affrontare altre epidemie in futuro? Le stime ufficiali parlano chiaro: il 70% di tutte le malattie infettive emergenti come sars, ebola, influenza suina, influenza aviaria provengono da animali, e gli animali allevati trasmettono agli esseri umani un grande numero di virus, come i coronavirus e i virus dell’influenza.


In Italia questi allevamenti intensivi sono concentrati soprattutto in Pianura Padana, e in particolare in Lombardia, dove viene allevata la metà dell’intera produzione nazionale di maiali. Continuare a finanziare il sistema degli allevamenti intensivi, è la condanna a morte per le piccole aziende agricole e l’ambiente.
 

Ma non è ancora finita. Gli eurodeputati devono ancora pronunciarsi sull’accordo finale. Abbiamo già raccolto 200.000 firme per fare pressione sui parlamentari europei. Le votazioni a cui facciamo riferimento riguardano la riforma della PAC (Politica Agricola Comune) ovvero l’insieme di regole per l’assegnazione di sussidi e incentivi agli agricoltori e allevatori europei.

La PAC occupa una voce importante del bilancio europeo: quasi il 40% dei fondi che, fino ad oggi, sono stati assegnati in modo iniquo. Agli agricoltori e allevatori che vogliono produrre in modo ecologico e sostenibile, spetta solo una minima parte di questi fondi: un sistema che privilegia il profitto di pochi a scapito dell’ambiente e anche della salute di tutti noi.

I parlamentari europei avevano l’opportunità di riformare questa legge, ad esempio approvando uno degli emendamenti che puntava a stabilire un limite di densità massima di animali per le aziende che riceveranno i contributi PAC, nell’ottica di limitare il finanziamento di allevamenti inquinanti, ma al momento stanno solo dimostrando di voler continuare a sostenere le grandi fabbriche di carne e la deforestazione che le alimenta.

Il profitto di pochi, ancora una volta, viene prima della salute, del clima e del futuro del nostro Pianeta. La crisi sanitaria e climatica globale ci stanno insegnando che avremo un Pianeta e una vita sani solo se cambierà drasticamente il modo in cui trattiamo tutti gli esseri viventi, animali compresi. 

QUI il link per firmare la petizione di Greenpeace.

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