• Lun. Ott 18th, 2021

Amministratori comunali in carcere: 170 arresti tra sindaci, vicesindaci e assessori. La mafia che entra in politica

DiThomas Scalera

Gen 9, 2018

Avevano il controllo più o meno di tutto: dagli appalti per la gestione dei boschi della Sila alle aziende agricole, dall’esportazione dei prodotti alimentari alla fabbricazione dei semilavorati per la pizza, dalla gestione dei migranti tramite centri di accoglienza gestiti una merda alla produzione di vino. Le famiglie mafiose del catanzarese che facevano capo alla associazione n’dranghetista Farao-Marincola, alle prime luci dell’alba hanno subito un durissimo colpo. Ben  170 arresti, di cui 131 in carcere e 39 agli arresti domiciliari, sono il risultato momentaneo della conclusione di una inchiesta mastodontica, portata a termine nella notte dai carabinieri del Ros e coordinata dalla Dda di Catanzaro. E stavolta ne esce un quadro molto preciso, per quanto inquietante: non sempre era la politica a subire il controllo della malavita, anzi spesso era la stessa politica parte attiva dell’organizzazione mafiosa. Una conferma di quanto dichiarato ormai da anni dal procuratore Nicola Gratteri, autore di molti libri su tali verità, che non ha esitato a chiedere l’ordinanza di custodia cautelare, firmata poi dal gip Giulio De Gregorio, nell’operazione cosiddetta “Stige”, ai danni di malavitosi e infiltrati politici. Sono in tutto una decina gli amministratori locali ad essere stati colpiti dall’inchiesta. Sindaci, vicesindaci, assessori e presidenti di consigli comunali di Cirò Marina, Strongoli, Mandatoriccio, Casabona e San Giovanni in Fiore, ecco le cariche colpite. E, ciliegina su questa torta di merda, anche il presidente della Provincia di Crotone Nicodemo Parrilla, eletto un anno fa con il 62% circa dei voti. Associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, favoreggiamento, turbativa d’asta e corruzione elettorale: tutto ciò è scritto nelle oltre 1300 pagine riassuntive del lavoro della Dda, che hanno ben bastonato i clan Farao-Marincola di Cirò Marina e il clan Giglio di Strongoli. Non solo comunque in Italia (sia in Calabria che al centro che al nord) ma anche in Germania (teatro della celeberrima faida sanguinaria tedesca di qualche anno fa a marchio n’dranghetista. Chi sale alla ribalta per il ruolo che ha occupato nel manovrare i voti per assurgere al potere del Comune di Casabona, dove è Sindaco l’attualmente arrestato Presidente di Provincia Parrilla, è Antonio Anania, ritenuto tra “gli esponenti più attivi della n’drangheta cirotana, secondo cui i voti in quegli anni li avrebbe trovati un tale “Pino”, al secolo Giuseppe Sestito, plenipotenziario della cosca, che decideva le sorti, tramite i suoi agganci nell’ufficio tecnico del comune stesso e le sue “amicizie”, di chi doveva governare Comune e zona. Figura questa molto simile a tutte quelle che partecipano nelle elezioni di tutti i comuni d’Italia per dare voti al “prescelto” di turno e alla sua coalizione. Uno schifo che si perpetua alimentato dall’omertà e dal disfattismo che gravita intorno al momento elettorale, soprattutto locale. Di solito questi “plenipotenziari” sono essi stessi elementi inquadrati come dipendenti comunali, di norma gravitanti all’interno dei vari uffici tecnici, con ruoli in apparenza più o meno marginali. Per completezza di informazione, vogliamo anche fare i nomi degli altri arrestati nel comune di Cirò Marina, tra cui figurano: il vicesindaco Giuseppe Berardi, il presidente del consiglio comunale Giancarlo Fuscaldo, l’ex sindaco Roberto Siciliani e il fratello Nevio, che è stato anche assessore. Inoltre sono finiti in carcere anche il vicesindaco di Casabona Domenico Cerrelli, il sindaco di Mandatoriccio Angelo Donnici, il suo vice Filippo Mazza, con delega ai lavori pubblici, l’ex vicesindaco di San Giovanni in Fiore Giovanbattista Benincasa e il sindaco di Strongoli Michele Laureanzano, esponente del Partito Democratico che, secondo i pm della Dda di Catanzaro “forniva un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo ai componenti dell’associazione mafiosa”. Un’altra cosa da dover evidenziare è la quantità di soldi che era in ballo da “pulire” tramite il metodo della connivenza imprenditoriale-mafioso-politica: 50 milioni di euro. Sembra un numero tratto a caso, ma è in verità una quota che sembra poter essere rappresentante di tanti “lotti” di soldi che la mafia intende “rischiare” in operazioni del genere. Forse basterebbe seguire le tracce di questi numeri per avere più piste da seguire. E, stando alle parole del Procuratore Capo di Nocera Inferiore Centore secondo cui “tutti i comuni del suo distretto andrebbero sciolti per infiltrazione mafiosa”, viene da sé la conclusione che non sarà possibile un vero cambiamento senza una vera rivoluzione. Che spazzi via “infiltrati” all’interno delle stesse procure, molte volte elementi di p.g. distaccati dai comuni ai quali restano legati sia economicamente che “politicamente”, sia il marciume che ci obbliga a scavare nella merda, per trovarne sempre e solo altra. Che la giustizia trionfi. “Che torni presto il libeccio, che si porti via quest’afa”…

Discariche di rifiuti tossici, un indagato afferma: “i bimbi? che muoiano!”

Proteste e morti in Iran: gli Usa pronti a intervenire?

Documento senza titolo

Sostieni V-news.it

Caro lettore, la redazione di V-news.it lavora per fornire notizie precise e affidabili in un momento lavorativo difficile messo ancor più a dura prova dall’emergenza pandemica.
Se apprezzi il nostro lavoro, che è da sempre per te gratuito, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci. Vorremmo che il vero “sponsor” fossi tu che ci segui e ci apprezzi per quello che facciamo e che sicuramente capisci quanto sia complicato lavorare senza il sostegno economico che possono vantare altre realtà. Sicuri di un tuo piccolo contributo che per noi vuol dire tantissimo sotto tutti i punti di vista, ti ringraziamo dal profondo del cuore.

Thomas Scalera

Il Guru