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Villafranca di Verona. Angelo Antonucci regista cinematografico premiato con la 'Chiave d'argento della legalità': silenzio tombale da Casagiove

Casagiove si dimostra di essere ancora una città che non riesce per l’ennesima volta valorizzare le proprie eccellenze culturali. Tutti scappano via.

Angelo Antonucci è stato premiato per le sue valide tematiche culturali e didattiche espresse nell’opera cinematografica ‘Camminando nel cielo’

VILLAFRANCA DI VERONA. Negli ultimi anni la scuola si è trovata ad affrontare uno scenario mutevole, determinato da una struttura sociale in continua evoluzione, con conseguente perdita di identità e valori umani. In questa situazione purtroppo il sistema educativo ha dovuto tener conto di sollecitazioni sempre più pressanti indotte apertamente da un nucleo sociale decisamente caratterizzato dalla continua ricerca di equilibrio tra richieste diverse e non sempre convergenti. I modelli valoriali seguiti sino ad ora hanno perso attrattiva, sono emersi comportamenti difficilmente compatibili con l’agire civile che hanno portato in primo piano l’ emergenza educativa. In tale panorama è diventato, pertanto, imprescindibile ricostruire apertamente nelle nuove generazioni una cultura della legalità troppo spesso minata alla base dai disvalori emergenti. È dalla scuola, infatti, che deve partire l’educazione alla legalità ed è proprio la cultura della legalità verso la diversità che può richiamare anche gli adulti alla responsabilità di essere coerenti testimoni per la difesa del futuro dei giovani disabili. La scuola diventa così il luogo privilegiato per insegnare e educare alla cultura della cittadinanza, sviluppando nei giovani un forte senso di appartenenza alla comunità. Grande è l’impegno profuso da parte dei dirigenti scolastici e dei docenti nel promuovere negli studenti il senso di responsabilità e il rispetto delle regole. Il premio dato quindi al regista cinematografico Angelo Antonucci si racchiude nell’iniziativa nell’ambito del Piano Nazionale Cinema- per la scuola promosso da MIUR- e MIBAC ed ha come scopo primario la raccolta in questo senso di fornire non solo una testimonianza ma anche uno strumento per chi voglia condividere le grandi sfide del presente, dare risposte concrete e trasformare in opportunità gli elementi di criticità. Questa la cornice, le motivazioni e le finalità che hanno determinato quindi con meritato successo la premiazione del regista cinematografico di Casagiove.

Paolo Ruffini, Mario Esposito, Luca Barabreschi e Sandra Milo nel foyer dell’Eliseo per il Premio 2018

Successo quindi meritato, ma soprattutto ottenuto lo scorso 30 maggio a Villafranca di Verona per il regista cinematografico di Casagiove Angelo Antonucci, il regista è stato premiato con il premio ‘Chiave d’Argento della legalità’ per l’opera cinematografica ‘Camminando nel cielo’. L’opera è stata vista da 400 giovani ed il premio si collega alla importante iniziativa culturale e didattica ‘ Cinema per la scuola -Miur’. Purtroppo dalla città di Casagiove si registra ancora per l’ennesima volta un licenzioso silenzio tombale di tutte le istituzioni cittadine, non è la prima volta che il regista pluri-premiato per la sue opere viene ‘dimenticato’ dalla propria città, evidentemente nella cara città di Casagiove non c’è interesse sociale a valorizzare la scuola come luogo iniziale per l’educazione della cultura, non c’è interesse a richiamare quel senso di responsabilità di coerenza per la difesa del futuro dei giovani.

Angelo Antonucci da sempre nelle sue opere artistiche ha suscitato grande emozione, tra gli argomenti che il regista ha sempre trattato con attenzione nel film emergono oggi ancora con maggiore evidenza: disabilità, cambiamento, amicizia, amore adolescenziale, nuove opportunità della vita da saper carpire, famiglia, scuola e barriere architettoniche. Il cast di ‘Camminando nel cielo’ ha visto la partecipazione di attori noti tra cui Sandra Milo, nel ruolo di una brillante e comprensiva zia, Antonella Ponziani, in quello di una madre profondamente coinvolta dalla condizione del figlio, Vincenzo Soriano, che interpreta un fervido padre premuroso, Mario Porfito nel ruolo del preside della scuola, Marina Occhiena ( ex appartenente al gruppo dei Ricchi e poveri), Francesca Antonaci, Aline Pilato e lo stesso regista Angelo Antonucci nel ruolo dell’amico del protagonista, Andrea. Accanto a loro un gruppo di giovani più o meno esordienti tra cui il protagonista Luca Mordenti che si è calato profondamente in una condizione nuova e drammatica e la coraggiosa e sensibile professoressa Deborah Rinaldi . La coinvolgente colonna sonora del film ed il tema musicale sono stati realizzati dal compositore Cris Ciampoli. Un film importante che rappresenta ancora oggi la valida testimonianza per chi oggi nella scuola vuole condividere le grandi sfide del presente, dare risposte concrete e trasformare in opportunità gli elementi positivi per combattere il bullismo contro i ‘disabili’.

L’arte, soprattutto il cinema possono fare tanto per la crescita sociale dell’integrazione dei disabili, oggi bisogna assistere ad un continuo processo evolutivo di sollecitazioni che dall’esterno arrivano al nostro essere attraverso i nostri sensi e che piano piano diventano sempre più organizzate in un preciso modo di pensare, leggere la realtà, percepire sempre attivamente gli altri. Nella nostra cultura cittadina si fa fatica a comprendere questo percorso di crescita, troppo spesso rimane patrimonio degli studiosi dei processi di sviluppo, senza divenire consapevolezza per le istituzioni che a diverso titolo si occupano del bambino prima e dell’adolescente dopo. Questo porta ad una responsabilità condivisa tra tutto il mondo degli adulti, perché se ad un certo livello mancano delle attenzioni ai bisogni fondamentali dei giovani, possono essere compensate da altre figure che si relazionano con loro anche fuori dal contesto familiare. Il compito fondamentale delle diverse figure con cui i giovani oggi si trovano a relazionarsi, insegnanti, genitori, amministratori ed ogni altro educatore o adulto, è allora quello di riuscire sempre ad instaurare una comunicazione educativa che tenga di conto di alcune specifiche attenzioni, come la creazione decisionale di un particolare atteggiamento di disponibilità a incontrare l’altro attraverso una situazione costantemente centrata sulla relazione di aiuto e di incoraggiamento e mediante l’attivazione e l’utilizzo di strategie educative più idonee al raggiungimento dei diversi obiettivi formativi e pedagogici. 1. In questa prospettiva vi sono quindi alcune competenze che devono essere acquisite da queste plurime figure istituzionali e sociali che in diverso modo si relazionano con l’adolescente, come la capacità di saper praticare un ascolto attivo e la disponibilità a mettere in discussione se stessi. 2 Saper praticare un ascolto attivo che permette all’adulto di osservare il soggetto-in-crescita. L’opera cinematografica di Antonucci, ma soprattutto la sua valida arte cinematografica, da sempre ha instaurato una completa, ma soprattutto perfetta sintesi modulare dove il regista ha dato vita ad un ‘sentimento’ che ha permesso al pubblico di condividere le emozioni e i pensieri di un’altra persona, senza però creare confusione tra i reciproci confini degli attori in gioco, il film ci ha permesso quindi di entrare sempre in perfetta sintonia con i nostri interlocutore e di comunicare in modo autentico e libero da condizionamenti e schemi precostituiti. In questo modo si possono capire anche comportamenti apparentemente assurdi e incomprensibili e trovare delle specifiche risposte da offrire a ogni singolo soggetto. Il lavoro di Antonucci va tutelato, il regista mette in evidenza un ambiente educativo in grado di lavorare con simili modalità, agisce sempre attivamente su due fronti entrambi fondamentali, poiché da una parte integra e sostiene la fragile e indefinita struttura del sé del ragazzo che sta vivendo la propria metamorfosi identitaria e dall’altra invece crea fortemente un clima di fiducia nel quale sentirsi sempre accolti e compresi per ascoltare le problematiche giovanili.

Ad Angelo per concludere il discorso, gli lasciamo i migliori auguri per la conquista di nuovi traguardi artistici, alle istituzioni cittadine vogliamo invece ribadire per l’ennesima volta che le opere cinematografiche del regista sono da sempre la rappresentazione di un perfetto linguaggio comunicativo fatto di sfide, e di azioni composte, ma allo stesso modo ci sentiamo di dire ancora che questo premio attribuito ad Angelo è la base di esempio sociale di come le istituzioni di Casagiove dovrebbero muoversi per tutelare i giovani della società verso quei meandri della vita adulta dove ancora oggi nessun giovane riesce ancora a non muoversi perfettamente.

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