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Antonella e Rosanna, una tragedia che forse si poteva evitare. Il mio saluto a due amiche

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Il tempo passa, inesorabile, e a volte i ricordi del passato ci appaiono tutti belli, splendenti, immacolati. Antonella e Rosanna sono parte della mia infanzia del mio essere poco più che adolescente e pazzerellone. 
Ho ricordi diversi di loro due, per lo più legati alla mia grande amicizia con il loro fratello minore, Emilio, con il quale ho costruito il mio grande sogno, quello di fondare il giornale, sulle pagine (virtuali) del quale, in questo momento, mi state leggendo. 
Antonella era una mamma esemplare, da quando la ricordo io sempre molto posata, educata, estremamente legata alla famiglia. Una donna amorevole, schiva, silenziosa. Negli ultimi anni gli impegni ci avevano allontanato ma non mancava mai che avessi bisogno di una penna, di una busta, di una risma di carta per l’ufficio, e quindi parlavamo, ci fermavamo a chiacchierare. Una donna gentile, che non aveva perso il sorriso, nonostante tutto, anche se quel sorriso, ultimamente, aveva un retrogusto amaro. 

Con Rosanna è diverso, invece, lei era una tipa tosta, insegnante esemplare, impegnata nel sociale, madre amorevole e presente, profondamente, nel tessuto sociale vairanese. Amata e ben voluta da tutti, era una tipa un po’ più vulcanica. Ricordo come fosse ieri quando si offrì volontaria per insegnare l’italiano ai ragazzi immigrati che avevo messo insieme col progetto del giornale. “Lo so che l’hai fondato con mio fratello, ma noi lo sentiamo anche un po’ nostro”, e avevi ragione.

Due sorella unite dall’amore di una famiglia esemplare, con grandi valori, dove cattiveria e invidia non potevano risiedere. 

E forse è per questo che nessuno di voi, pur avendo paura, poteva arrivare a pensare che poteva finire così, nessuno. 

Ora però è successo, e non si può tornare indietro, e mi passano nella mente tutti quei momenti, in cui vedevo Antonella pensierosa, e non ho avuto il coraggio di dirle, posso fare qualcosa? Certo, in queste dinamiche è difficile entrare, ma i nostri piccoli paesi, da questo punto di vista, sono ancora troppo chiusi, troppo legati a tradizioni che oltre ad essere anacronistiche sono molto molto pericolose per le persone. 

C’è il capitolo Forze dell’Ordine, che merita un discorso a parte, perché non è ancora chiaro se ci fossero segnalazioni o denunce e se ci sia stata la negligenza o la superficialità di qualcuno. Questa è una cosa che sicuramente accerterà la Magistratura, in cui abbiamo piena fiducia. 

Ormai è successo… e il mio pensiero va’ a quelle sere, da ragazzini, in vico Roma, seduti vicino al muretto “dove passano i treni”, a raccontarci le barzellette, a ridere, a scherzare, tutti, senza pensare a come sarebbe stato il futuro per tutti noi. 
Il futuro arrivato, purtroppo, per voi vittime dirette, e per le altre vittime, la famiglia, che restano basite a piangere questa terribile tragedia, che forse, con un po’ di impegno da parte di tutti, si poteva evitare.

Perdonaci per non essere riusciti a “sentire” il tuo grido d’aiuto, cara a Antonella, e tu stalle vicino, cara Rosanna, come hai sempre fatto, fino alla fine.

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