Lun. Set 23rd, 2019

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Attentato a Mogadiscio: circa 250 morti e 500 feriti.

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Non stiamo parlando di Parigi, Londra o Roma, forse è per questo che gli organi di stampa nostrani dedicano poco spazio alla notizia dell’attentato di Mogadiscio, avvenuto sabato sera scorso, che ha causato, al momento, 237 vittime accertate e quasi 500 feriti. Vittime che potrebbero aumentare di numero in seguito agli scavi che si stanno svolgendo nelle macerie del Safari Hotel e di altri edifici adiacenti allo stesso, crollati in seguito all’esplosione dei 2 camion-bomba. Sono infatti 2 e non 1 soltanto, come si credeva all’inizio, i mezzi fatti esplodere presumibilmente con a bordo almeno una persona. Le esplosioni si sono susseguite a distanza di pochi secondi, davanti all’Hotel citato, nei pressi del ministero degli Esteri, vicino a sua volta all’ambasciata del Qatar. La strada in quel momento era affollatissima e le deflagrazioni hanno ottenuto un notevole riscontro in termini di efficacia distruttiva. Non ci sono al momento rivendicazioni ufficiali, ma si crede possa esserci la mano dell’Isis dietro questo atto di distruzione senza pietà. Intanto sono migliaia i cittadini somali che stanno organizzandosi per donare il sangue, utile e necessario per i diversi feriti ricoverati negli ospedali di Mogadiscio. Tra questi donatori anche un visibilmente sconvolto presidente della Somalia Nohamed Abdullahi Mohamed, che si ritrova a fare i conti con l’ennesimo atto di violenza e sangue sul suolo del Paese da lui amministrato. Guerriglia, gruppi terroristici somali che fanno capo ad Al Qaeda e al Califfato, carestie e disoccupazione mista ad alte soglie di analfabetizzazione, fanno della Somalia uno dei posti più difficili e meno vivibili al mondo. Nonostante un senso di appartenenza territoriale molto forte, sono sempre di più le famiglie che tentano fortuna oltre confine. Al momento si aspettano aggiornamenti che, purtroppo, non saranno di certo migliorativi dell’attuale circostanza. D’altronde è chiaro, l’occidente “evoluto” e i ricchi possidenti petroliferi del Medio Oriente hanno ben altre priorità che risolvere un conflitto perenne, scaturito in buona sostanza dalla povertà diffusa e dalle condizioni di vita della maggioranza del popolo. Oltre a donare il sangue, il presidente e i vari ministri dovrebbero ridisegnare le priorità politiche della Somalia.

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