Ven. Ott 18th, 2019

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Aumenta la fame nel mondo, a rischio milioni di persone

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Le chiamano “azioni umanitarie”, ed effettivamente lo sono, salvo però volerne comprendere la loro natura, il perché di questa necessità. Sembrerebbe assurdo, in un mondo dove gli sprechi alimentari appunto vanno di pari passo con la crescita della povertà, giustificare che ci siano ancora bambini, donne ed uomini che muoiono quotidianamente per fame. Tale emergenza sembrerebbe acuirsi negli ultimi tempi, tanto che, stando all’analisi della Fao, sono ben 51 i paesi del Mondo dove oltre 124 milioni di persone rischiano di morire di fame. E non parliamo certo di tutti quelli che già sono sotto questa soglia da decenni (vedi zone dell’Africa e dell’Asia in primis), ma di altre aree che finora non erano state interessate al problema. Dal rapporto del Fsin, ovvero la rete di informazione sulla sicurezza alimentare, elaborato dall’Unione europea con le agenzie dell’Onu, presentato dalla Fao a Roma, si evidenzia come le crisi alimentari siano causate dalla concomitanza di tre fattori principali: conflitti, shock climatici estremi e aumento dei prezzi degli alimenti di base, dovuto al sistema imperialista e capitalista in cui l’umanità è costretta a vivere da più di un secolo. Spesso queste cause si presentano “insieme”, come concause e non solo come singolarità.  Va sottolineato che le condizioni di conflitto rappresentano la causa principale alla base dell’insicurezza alimentare in ben 18 paesi, di cui 15 solo in Africa e Medio Oriente, sfiorando da soli le 75.000 persone, 60% del totale citato. Questa situazione non solo è inaccettabile ma risulta anche essere necessitaria di azioni forti e concrete, nell’ordine del giorno della politica Internazionale. Di certo non è di buono auspicio l’atteggiamento tenuto dai vari “capi” delle democrazie occidentali, volti a nascondere le proprie responsabilità oggettive e anche soggettive. È strano infatti vedere che spesso sono le stesse nazioni che, con le loro guerre imperialiste causano questa insicurezza alimentare oltre che umana, a fare richiesta di poter intervenire con “corridoi umanitari”.

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