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Autobomba ai danni di un ex candidato comunale: “denunciò la sorella di un boss”

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Un uomo attivo nella vita politica locale, se di politica possiamo parlare in territori come Vibo Valentia, in quella Calabria che non importa più nulla esportando non solo “menti” ma anche N’drangheta, non solo al nord Italia ma anche in Europa e nel Mondo. Matteo Vinci è stato ammazzato nel primo pomeriggio di ieri, lunedì 9 aprile 2018, per mano mafiosa. Il tutto è successo a Limbadi, uno dei centri della provincia di Vibo Valentia, una delle zone a più alta densità malavitosa. Matteo aveva svolto l’attività di rappresentante di medicinali ed era anche stato, come accennato, attivo in politica: alle ultime comunali si era anche candidato per uno scranno del consiglio comunale del suo paese. Lo scoppio della sua Ford Fiesta a metano è stato tremendo, anche per il fatto di aver coinvolto l’impianto di erogazione stesso, ed è stato avvertito ben al di là di via delle Fosse Ardeatine, la strada di campagna dove ha trovato la morte Matteo e dove è rimasto ferito il papà Francesco, di anni 70. Ma perché è stato ucciso Matteo? È questa la domanda a cui per ora si stenta a dare una risposta certa. Dicevamo della sua passione per la politica, passione che mal si concilia con un habitat mafioso. Da escludere un suo coinvolgimento all’interno delle file N’dranghetiste, anche se nel 2014, a seguito di una lite con dei vicini per una questione di confini di terreni, sia Matteo che i suoi genitori, erano stati arrestati. I vicini in questione erano legati alla ndrina dei Mancuso. Un’ ulteriore traccia andrebbe cercata nella denuncia di Matteo ai danni della sorella di uno dei boss locali. Occorre approfondire, indagare e, soprattutto, cercare di squarciare quel velo di omertà e paura che caratterizza il nostro Bel Paese. Spesso chi ha il coraggio di fare il proprio dovere, denunciando soprusi e ingiustizie, è trattato da “pazzo”, oppure viene fatto tacere, in un modo o nell’altro. È tempo di rendere giustizia per questa morte ingiusta. È tempo di attaccare questa “montagna di merda” chiamata mafia, che ha sempre più legami con la politica, fino a diventarne parte integrante. È difficile trovare in Italia un solo comune dove non ci sia la presenza di almeno un componente legato alla criminalità organizzata; di questo passo il futuro di questa Nazione è già segnato, e l’onestà e la coscienza morale diventeranno sempre più merce rara. Che la terra gli sia lieve. Che giustizia venga fatta.

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