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Bellatrix La Baia degli Angeli

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Testo e musica del grande  Franco Vietti

Lo abbiamo intervistato per voi

“La baia degli angeli” è un racconto di vita e di immagini che riprende la storia di un padre e una figlia in un mondo a volte molto complicato, in cui, spesso, occorre andare avanti anche in situazioni di grande smarrimento. Lo stile musicale del brano riprende il filone della musica d’autore italiana con sonorità e parole che ricercano un impatto emotivo molto profondo, in cui molti possono ritrovarsi, e una disponibilità all’ascolto che ai nostri tempi sembra perduta. Il video della canzone è stato girato tra la Liguria e la Valle d’Aosta, per la regia di Alessandro Stevanon.

Bellatrix non è una band, è un progetto nato per mettere in musica le emozioni di Franco Vietti, che, in un momento in cui riscopre la sua grande passione, decide di farle conoscere attraverso chi è perfettamente in grado di esprimerle ed interpretarle come lui stesso le percepisce. E’ un progetto musicale di Franco Vietti che cerca di unire musica, testo, racconto e immagini: “La baia degli angeli” è la sua prima canzone pubblicata sulla piattaforma di you tube. Il brano è stato realizzato nel PSR studio di Peveragno, di Guido Guglielminetti (noto musicista italiano e attuale produttore artistico di Francesco De Gregori), che ne ha curato anche gli arrangiamenti. Per l’interpretazione invece Franco ha scelto Simone Nadalin (amico e front man di grande carattere dei DeaSonora).

Ricordiamo che Franco Vietti ha all’attivo moltissimi concerti in Italia e all’estero. Ha iniziato a suonare come batterista in diversi gruppi di Aosta, tra tutti gli Estrema, storico gruppo jazz/fusion del panorama musicale valdostano. Nel periodo universitario bolognese ha suonato in diversi gruppi musicali di Bologna, in particolare con gli Arctic Circle, con i quali ha registrato un disco in Inghilterra, nel Lincolnshire, sotto la produzione artistica di Will Ried DicK, successivamente inserito nella compilation “Italian Rock Invasion”. Gli anni bolognesi sono stati particolarmente importanti per la sua formazione musicale e per avvicinarlo alla musica italiana, grazie anche alla collaborazione con Roberto Guarino (già con Samuele Bersani e Stadio) e all’ingresso nell’entourage di Lucio Dalla. Ha concluso la sua esperienza live di batterista insieme a Davie Mancini band con diversi mini tour nel nord Italia.

Abbiamo intervistato per voi Franco Vietti

I: La baia degli angeli” è un racconto di vita che nasce dalla storia di un padre ed una figlia in un mondo a volte complicato in cui vince lo smarrimento. Qualcuno definisce la musica un collante sociale, una medicina sociale che aiuta a ristabilire un codice di comunicazione tra diverse generazioni come ad esempio quella tra genitori e figli, magari osteggiato dalla metamorfosi emotiva che ha investito le parentesi familiari degli ultimi anni. Lei a riguardo cosa ne pensa? E quanto questo suo pensiero ha influito sul suo ultimo parto artistico?

V: Innanzitutto una canzone rimane tale, non porta verità e non risolve nulla. Sono quattro minuti di emozioni che si innestano su situazioni particolari; l’importante è farlo con onestà e con intenti che vadano oltre ad una costruzione artificiale che mira a fini che non mi appartengono. Poi, ognuno di noi se ne appropria come crede, in base alle propria storia di vita e alle proprie esperienze. L’importante è che riesca a evocare qualcosa in chi l’ascolta. “La baia degli angeli” è un racconto, che utilizzando metafore e immagini molto evocative, narra di un padre e una figlia, in un mondo complicato, che porta le persone ad un desiderio di maggiore vicinanza. Non è facile parlare a generazioni nuove, che vivono un mondo che spesso i genitori fanno fatica a capire, anzi, che debbono inseguire col fiato corto. Credo che ammettere le proprie difficoltà e le proprie debolezze avvicini molto mondi apparentemente molto distanti: dire a un figlio “io sono come te e ho i tuoi stessi timori” può ridurre la distanza che a volte ci separa e che crea incomprensioni e può ristabilire una comunicazione più vera e diretta.  

I: Sappiamo che Bellatrix non è una band ma è un progetto. Ecco, tra le emozioni che hanno permesso la venuta al mondo di tale progettualità quale secondo te può essere definita ‘il moto dei moti’? O meglio, la sorgente creativa di questa che a mio parere si presenta come una innovativa celebrazione delle emozioni che ha portato alla scelta di interconnessione tra musica testo racconto ed immagini, che nome ha?

V: Giusto, Bellatrix è il nome di un progetto più che un gruppo. Spesso mi chiedono perché ho scelto questo nome e la risposta è molto semplice. Bellatrix è una stella della costellazione di Orione. Non ho scelto la scelta più luminosa, perché Bellatrix non lo è. Però le stelle, Bellatrix compresa, danno una posizione e indicano una direzione, a volte anche nuova, che dobbiamo provare a seguire. E nella vita può succedere che sia necessario cambiare direzione e credo che avere la consapevolezza che questo debba accadere sia un buon punto di partenza, indipendentemente dal risultato, perché il risultato, spesso, non dipende solo da noi.

I: La baia degli angeli rende omaggio ad una disponibilità all’ascolto a cui oggi ammetto, mio malgrado non siamo più abituati, l’ascolto implica anche una intelligenza emotiva che attraverso il suo capolavoro si attua in modo spontaneo, cavalcando la traccia di confronto e di crescita insita in ciascuno di noi. Quale secondo lei il messaggio che attraverso ciò potrebbe diventare utile sostenere e divulgare?

V: So benissimo che è un pezzo un po’ “fuori mercato”, nel senso, però, che non è un vanto né un giudizio di valore sulla musica in generale e tantomeno una scelta ragionata. E’ solo ciò che so fare. Magari sapessi starci dentro al mercato, farei meno fatica. Però, prima o poi dobbiamo maturare la consapevolezza che non sempre è necessario viaggiare a velocità supersoniche e triturare tutto ciò che passa davanti ai nostri sensi in un minuto, relegandolo all’oblio per sempre. A volte, occorre fermarsi e trovare i propri momenti, dedicando ad essi lo spazio che meritano. Non sono molte le cose che ci fanno stare bene: cerchiamole. Un certo tipo di musica richiede una grande disponibilità all’ascolto, anche se ai nostri tempi potrebbe sembrare una battaglia persa in partenza. 

I: La baia fa pensare appunto a ciò che si definisce un’insenatura costiera poco estesa, che però presenta un’entrata dal mare o dal lago piuttosto stretta e che infine penetra profondamente nell’entroterra. Questo concetto credo racchiuda la volontà emozionale del suo progetto, un senso di penetrare nell’intimo dove si è concesso a pochi entrare, procedendo alla conoscenza dello stesso per poi aprire gli occhi al cambiamento o al consolidamento (qualcosa di molto più ampio come appunto l’entroterra). È questa la chiave di lettura o c’è decisamente altro nel messaggio che vuole arrivi a chi sceglie di farsi coinvolgere nella scelta dell’ascolto?

V: Guardi, lo dico con grande serenità e alzo le mani: non mi chieda di spiegare molto. Io ho raccontato una mia emozione in un momento particolare della mia vita, nel quale ho imparato che le cose importanti da portare con sé nel caso si si decida di mettersi in cammino per raggiungere qualcuno sono quelle importanti per lui e non per noi stessi. Solo in questo modo, a mio avviso, si riesce ad arrivare nel profondo dell’anima delle altre persone.

I: Puoi spiegare come mai la scelta del titolo ‘La baia degli angeli’? È forse un invito ad una ricerca specifica?

V: E’ molto semplice. La baia degli angeli è un luogo che esiste veramente e si trova al largo delle coste del Sud della Francia. Mi sono ispirato alla storia di Saint Exupéry, l’autore del Piccolo Principe, un uomo che con il suo racconto è riuscito a raggiungere l’anima di milioni di persone nel mondo. Un giorno con il suo aereo sorvolò la Baia degli angeli e non tornò più indietro. Mi sono chiesto, in quel volo, quali cose avrebbe voluto dire e a chi. Grazie.

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