Mar. Set 24th, 2019

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Berlusconi e Dell’Utri di nuovo indagati

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Sui fatti del 1992 e del 1993, inerenti alle stragi consumatesi in quegli anni, si riapre un particolare “fascicolo” della procura di Firenze, quello riguardante l’ex senatore della Repubblica Marcello Dell’Utri e l’ex premier Silvio Berlusconi. I due, quindi, stando a quanto appurato e scritto dai quotidiani nazionali Repubblica e Corriere della sera, sono di nuovo ufficialmente indagati. C’è da sottolineare che già altre due volte la procura aveva riaperto l’inchiesta su Berlusconi (l’ultima archiviata nel 2011) senza approdare a niente. Stavolta la riapertura del fascicolo è dovuta alla ricezione da Palermo di intercettazioni in merito a colloqui in carcere del boss di Cosa nostra Giuseppe Graviano, effettuate nell’ambito dell’inchiesta sulla ormai celeberrima e tristissima “trattativa Stato-Mafia”. La polizia giudiziaria ha avuto mandato di svolgere verifiche per nome e per conto del procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo. I nomi di Berlusconi e di Dell’Utri (in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa n.d.r.), di cui parlerebbe Graviano nelle intercettazioni, sarebbero stati “coperti” con intestazioni per non rivelarne l’identità, così come fatto nelle precedenti inchieste sui presunti mandanti nascosti delle stragi. Sembra paradossale ma, a distanza di circa 30 anni, non si riesce ancora a mettere la parola fine, e soprattutto a fare giustizia, su una vicenda tra le più brutte e infamanti della nostra storia. Nel frattempo la mafia ha cambiato pelle e ha saputo “rinnovarsi” e “reinventarsi”, affinando metodi, linguaggi, modus operandi e ruoli, riuscendo ad eludere condanne e a conservare un potere sempre meno evidente, ma sempre più reale, all’interno di un gioco delle parti tra la corrotta politica e il metodo mafioso che non cessa a diminuire. Al giorno d’oggi basta che qualsiasi atto politico sia “garantito” dalla propria “liceità” per essere accettato come giusto. In pratica la commistione Stato-mafia è riuscita ad evolversi e a “strutturarsi” molto meglio e molto più velocemente degli organismi giudiziari a tutela della giustizia “vera”. Ho il timore che, mentre si indaga su qualcosa di “vecchio”, ben altre trame malavitose si stiano tessendo sotto i nostri occhi. Pagandone gli scotti sulla nostra stessa pelle, e su quella delle generazioni future, abituate sempre più alle “scorciatoie” delle prebende politiche e non alla pretesa di equità e giustizia. Vediamo se, in questo caso specifico, si apriranno prima le porte del carcere o quelle del cimitero.

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