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Bestemmie al creatore

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Sembra inevitabile l’escalation di violenza verbale nei confronti di chi occupa un ruolo di responsabilità nei momenti di crisi. Questo vale per un dirigente d’azienda come per il presidente del consiglio, per un allenatore come per un sindaco di un piccolo paese, e così via all’infinito.

Ma che si possa solo pensare di puntare il dito verso chi ha ereditato una situazione becera e malsana, ai confini della moralità e anche della logica, da parte di chi questa situazione l’ha creata vuol dire essere non dico solo in malafede ma anche o soprattutto senza memoria (né dignità).

Rimanendo in ambito calcistico mi vien da pensare ai vari cambi di allenatore a campionato in corso, che si susseguono per migliorare le performances della squadra in questione.

Molte volte funziona. Altre no. O peggio non cambia nulla (e il presidente di turno è costretto ad accollarsi di solito un altro stipendio inutile!)

Il fatto rilevante è che ,al di là della staticità o dei balzi in avanti o indietro, l’allenatore si ritrova ad avere a che fare con persone che, bene o male, sanno perfettamente a quale “giuoco”  stanno giocando.

Stessa cosa non si può dire per i vertici politici.

Prima di tutto ci si ritrova con ciò che si trova: cioè dipendenti pubblici che non sempre hanno carpito l’importanza del proprio ruolo e la funzionalità delle proprie scelte e del proprio lavoro (non sto parlando certo di negligenza : quella è un’altra cosa e andrebbe affrontata diversamente).

Aggiungasi anche il fatto che gli equilibri interni (ed esterni) tra i dipendenti pubblici di uno stesso ente sono in “continuo divenire” e suscettibili di “faziosità” e simpatie o antipatie che portano alla creazione di vere e proprie tifoserie (dimenticando ,in questo caso , completamente il proprio ruolo: dal campo si passa agli spalti!).

Ora sovviene una domanda: la responsabilità è solo dei funzionari pubblici? Assolutamente no… (a mio modestissimo avviso).

Determinante in queste dinamiche è anche il ruolo “politico”, che, più o meno esplicitamente, crea confusione e cerca di elargire” premi fedeltà” (ma non siamo certo ad un distributore di carburante!) ai “propri” fedeli , comportando l’accentuarsi delle fazioni e, a volte, anche delle (in)competenze .

Quando poi a questa volontà politica si aggiunge anche la creazione ad hoc di un sistema di sudditanza, il problema esplode, anzi implode, su se stesso ,creando un buco nero che scollega la reale mission di un funzionario pubblico da quello che diventa il suo falso ruolo di “applicatore” di scelte nocive per la comunità.

È a tal proposito che, una volta allargato all’intero “sistema Paese” questo modus operandi (utilizzando qualsiasi pretesto e contesto per “dividere et imperare”), le linee di sviluppo di tale modalità governativa diventano chiare e generano le metastasi di un pensiero illogico quanto malsano.

Nasce così la divisione atta a garantire il mantenimento dello status quo in seculo seculorum, in un clima di sudditanza psichica e sociale, dove per “trenta denari” si svende la propria dignità e i propri diritti, in un contesto di “guerra tra poveri” (povertà non solo economica ma anche o soprattutto morale) che porta le persone a sentirsi “tifose” e non “cittadini”.

Capita poi che, per un motivo o per l’altro, si realizzi questo cambio di panchina a furor di popolo e ci si ritrovi a voler (e dover!!) sterzare per intraprendere direzioni volte all’equità, alla trasparenza, non vincolate da ricatti o prese “di pancia” , nel rispetto delle regole e della dignità umana… e capita altresì che le stesse scelte vengano usate dal precedente allenatore per sottolineare che la squadra “correva di più quando era lui in panca”!

… peccato che il campo non era regolamentare… e da uno di calcio a 5 si è passati alle misure standard !

A buon intenditor…

despota

 

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