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Biodigestore, i perché del nostro NO

DiThomas Scalera

Ott 25, 2015

biodigestore

Ormai l’annosa questione del Biodigestore di Alife campeggia in primo piano da qualche mese su tutte le testate online e cartacee della provincia se non dell’intera Regione Campania.

Cos’è, sostanzialmente, un biodigestore? Non sono un tecnico, quindi, cercherò di sintetizzare il più possibile con un linguaggio semplice e diretto:

Il “biodigestore” è una struttura che raccoglie la frazione “umida” dei nostri rifiuti, la convoglia in uno specifico percorso, trasformandola in un altro prodotto e “ricavando” dallo stesso, dalla sua “decomposizione” biogas da poter usare in vari modi.

Fin qui qualcuno potrebbe pensare che questa “filiera” non rappresenti un reale pericolo per l’ambiente e per il territorio perché il prodotto di scarto è biogas e rifiuti inerti da utilizzare in maniera “naturale”.
In realtà non è proprio così. Non è così perché i due prodotti di scarto della “lavorazione” gas e compost speciale rappresentano uno degli annosi problemi di tutta questa intricatissima storia.

Il compost ricavato dalla lavorazione è un cosiddetto “rifiuto speciale” un rifiuto che non siamo in grado di smaltire in Campania, ma neanche in Italia, tanto che dobbiamo mandarlo in Germania, Francia e Inghilterra (ha un valore economico abbastanza importante). Quindi a che serve trasformare l’umido in un prodotto, potenzialmente peggiore e MAGGIORMENTE inquinante?

Per i soldi con cui lo pagano, risposta lapalissiana.

E il biogas? che ne facciamo? Semplice, lo BRUCIAMO e produciamo energia. Tralasciando le evidenti problematiche ambientali derivanti da tutto ciò che “brucia” a livello industriale, bisognerebbe domandarsi “abbiamo bisogno di nuova energia?”, siamo circondati da centrali di tutti i tipi e ci serve altra energia?

La risposta è semplice, NO. No perché ne abbiamo abbastanza, no perché non ci serve, no perché il rapporto costo-beneficio è praticamente NULLO (per i cittadini, ma non per i gestori, ovviamente).

E allora perché vogliono produrla? Qui la risposta è ancora più semplice, perché per arrivare i soldini dall’UE bisogna che l’impianto sia in parte autosufficiente dal punto di vista energetico. Cioè una parte della produzione deve essere sostenuta in maniera “autonoma”.

Ho letto vari articoli in giro ma questa cosa non l’ho vista scritta da nessuna parte, è questo il vero motivo per cui si vuole bruciare gas per produrre energia.

Detto questo sarebbe bello analizzare i veri benefici per il territorio che deriverebbero da questo “fantastico” impianto industriale che, a detta di alcuni blogger e giornali online (dove campeggia lo sponsor della ditta che la costruirà), quasi quasi, migliorerebbe l’aria che respireremo e darà grandi opportunità a questo territorio.

Allora andiamo ad analizzare questi benefici.

Lavoro? L’impianto, a pieno regime, dovrebbe dare lavoro, al massimo, ad una decina di persone, che probabilmente verranno scelte tra operai altamente specializzati e solite clientele politiche locali, servi sciocchi dei feudatari politici di questo territorio. Quindi la questione incremento lavorativo è archiviata, saranno pochi e, probabilmente, assegnati in modo poco trasparente.

Flusso economico importante? Assolutamente no, perché l’unica cosa che arriverà nella zona ASI di Alife saranno tonnellate di rifiuti da tutta la Campania.

Ambiente migliore? Ma neanche per sogno.

D’altra parte, invece, ci sono tutti gli svantaggi di questa di questo impianto:

Avete idea di quante siano 70000 tonnellate di rifiuti? Equivalgono a quelle di tutta la provincia di Caserta.

Un autotreno di grosse dimensioni porta al massimo, per legge, 440 quintali di prodotto, quindi 44 tonnellate, facendo un semplice calcolo ci fa vedere che per arrivare a 70000 ci vorrebbero la bellezza di 1590 autotreni pieni di rifiuti che arriverebbero ad Alife, un serpentone di oltre 26 chilometri! Una cosa inaccettabile per un territorio all’interno del Parco Regionale del Matese.

Perché la General Construction, adducendo il fatto che l’Alto Casertano deve smaltire da solo i suoi rifiuti, progetta una centrale di 70000 tonnellate quando i Comuni dell’Area, tutti insieme, ne producono 3500?

Il motivo è semplice, ed economico, perché sono sempre i MALEDETTISSIMI soldi a muovere anche le coscienze, quelle che si vendono, s’intende. Quindi immaginate lo scenario catastrofico per questa area, camion, odore nauseabondo, rifiuti continui migliaia di autoarticolati al giorno per le strade, aria peggiorata e influenza nefasta anche su i prodotti che si producono in questa area.

Questo impianto condannerebbe l’Alto Casertano ad essere un’enorme pattumiera, la pattumiera dell’intera Campania.

Sarebbe molto più facile pensare ad altri tipi di sistemi di riciclaggio dei rifiuti (“sono accettai in tutta Italia”, tuonava Pietro Cappello su Facebook qualche tempo fa), 

  

  

come gli impianti di bioessiccazione, oppure il compostaggio domestico, lavorando, nel frattempo, sulle coscienze civiche dei cittadini, ma questa è una cosa molto più difficile perché per questi metodi non ci sono i soldi della amata UE a riempire le tasche di qualche industriale della “munnezza”.

Voglio lasciarvi con il commento di un attivista locale che combatte in prima fila contro la realizzazione dell’impianto, Salvatore Foglia:

“Buonasera Lucio Pascale, nella speranza che quanto da Lei affermato sia esclusivamente frutto di pura ingenuità, mi permetto di farle notare che il “modello” da Lei citato, altro non rappresenta che il pretesto per mettere “tenda” nella nostra zona e portare a compimento la vergognosa speculazione che assicurerebbe lauti guadagni a loro, e degrado e inquinamento a noi. L’unico vero esempio virtuoso sarebbe realizzare impianti rispettosi dell’ambiente, come il compostaggio aerobico , soprattutto attenendoci alle indicazioni dell’autorità garante per l’energia , che, nelle sue linee guida ha dichiarato che non c’è alcun bisogno di produrre altra energia elettrica, avendo il nostro Paese superato di gran lunga il fabbisogno energetico. Provi a chiedere a questi signori se gli interessa realizzare un impianto simile. Ritengo invece molto importante ritornare sul discorso della vocazione territoriale, poiché da questo punto di vista, la nostra zona rappresenta l’unico polmone verde della provincia ed un vero patrimonio della biodiversità, nonché unico serbatoio idrico per Terra di lavoro e hinterland napoletano, Ischia compresa. Se poi pensiamo che spesso , siamo noi a restare a secco mentre gli altri prendono la nostra acqua, né ricavera’ facilmente che ,come territorio, abbiamo già dato abbastanza.”

Non indietreggeremo, questo territorio ha già dato.

Documento senza titolo

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Thomas Scalera

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