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Blitz nel “fortino” della droga di Librino: 36 arresti

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Da prima che il sole sorgesse il quartiere catanese di Librino, considerato il più grande e redditizio “supermarket” della droga, è teatro di uno dei più grandi blitz antidroga degli ultimi tempi, nel cuore di quei luoghi che, nell’immaginario collettivo, vengono classificati “intoccabili” e scevri da ogni presenza dello Stato. Sono più di 200 i carabinieri del nucleo del comando provinciale di Catania che stanno eseguendo 36 arresti e più di un centinaio di perquisizioni. Questo non è altro che l’apice di una intensa e complessa attività investigativa che ha portato all’emissione di un provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti di 36 indagati. I reati contestati a vario titolo dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catania sono di “associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga (cocaina e marijuana) per conto di Cosa Nostra catanese. L’ordinanza del Gip sta materializzandosi proprio mentre scriviamo, nell’attesa della conferenza stampa che a momenti dovrebbe iniziare nella sala stampa della Procura, nella quale il procuratore Carmelo Zuccaro renderà noti anche particolari importanti di tale massiccio blitz nel cuore della “fortezza” dello spaccio catanese e, più propriamente, siciliano. Una vendita al “piccolo ingrosso” e “al dettaglio” che per decenni non è “stato possibile colpire”. Restano sempre le classiche domande che purtroppo diventano dubbi e, spesso, incomprensioni, sul perché “piazze” simili, di cui si conoscono attività, frequenze di vendita, spostamenti di acquirenti e venditori, non siano “bloccate” sul nascere. Dall’altro lato però, complice anche il dover addivenire a “fatti certi” e non mere “ipotesi di reato”, prima di poter “agire”, i cavilli e gli obblighi burocratici diventano sempre più “limitativi” dell’azione cautelare e giustizialista. In questo quadro generale la cittadinanza non può più solo pretendere che sia lo Stato (nel quale non riesce spesso ad “identificarsi) a dover risolvere le problematiche del malaffare e della corruzione. Una cittadinanza attiva e non omertosa potrebbe senz’altro contribuire a uno snellimento dei tempi di indagini e, conseguentemente, dell’azione punitiva e restrittiva dello Stato di cui è parte integrante.

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