• Lun. Ott 18th, 2021

Santa Maria Capua Vetere. Bufera nelle sezioni dei Tribunali fallimentari della provincia. Agli “Arresti domiciliari” il giudice Enrico Caria

Il giudice Caria ha curato in passato la procedura fallimentare di Oromare

SANTA MARIA CAPUA VETERE. Totale bufera nelle sezioni fallimentari dei Tribunali di Santa Maria Capua Vetere e Napoli Nord. Questa mattina il procuratore aggiunto Paolo Ielo ed il suo sostituto Stefano Rocco Fava, hanno disposto per l’ ex giudice fallimentare delle due sezioni di Napoli Nord e Santa Maria Capua Vetere Enrico Caria gli arresti domiciliari per l’accusa di corruzione. La Cassazione ha deciso la misura per il giudice che resta per il momento in attesa di nuove disposizioni. Caria è coinvolto secondo l’indagine investigativa nella vicenda che coinvolge 15 persone per distribuzione ed assunzione incarichi di professionisti nominati per le procedure fallimentari. Il Riesame ha disposto anche misure cautelari per altri quattro indagati che sono: la compagna del giudice Daniela D’Orsi, l’architetto Giancarlo Piro Calise, il consulente Alessandro Colaci e Il commissario giudiziale Alfredo Mazzei, quest’ultimo già coinvolto come testimone nella vicenda Consip. Il Riesame ha poi ordinato che le misure interdittive disposte dureranno un anno. Le disposizioni emanate dal Tribunale del Riesame hanno ritenuto valido il “concreto pericolo di reiterazione del reato in quanto fondato su elementi reali e non ipotetici“.Per i magistrati, Caria “ha commesso con quotidiana e repentina attività misure reiterate e violazioni ai doveri di lealtà ed imparzialità nell’esercizio giuridico delle sue funzioni di giudice delegato – si legge così nel provvedimento scritto nelle 118 pagine – tanto da constare la reale conclusione che l’incarico presso la sezione fallimentare era purtroppo diventato per lui anche un canale di entrate integrative per mantenere un tenore alto di vita probabilmente superiore a quello che il magistrato avrebbe potuto permettersi facendo quotidianamente ed unicamente affidamento sulle sole fonti lecite di guadagno“.

Il Riesame ha ufficialmente quindi accettato i cinque episodi di corruzione, rispetto a quelli che ancora oggi sono contestatati nelle aule giudiziarie dai pm di Roma. “E’ purtroppo conosciuta nelle indagini una spiccata tendenza di Caria – scrivono i magistrati romani –  che il giudice da sempre si impegnava a chiedere e ad accettare sempre favori e regali dai professionisti con cui veniva in contatto, tutto ciò dimostrava che per il giudice ricevere sempre utilità era diventata per lui una vera e propria prassi, una consolidata modalità di esercizio del suo assoluto potere giurisdizionale. 

Caria è conosciuto ancora negli ambienti investigativi per aver condotto il torbido fallimento del Consorzio orafo Oromare di Marcianise.

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