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Reggia di Caserta, crescita in netto calo: solo mille visitatori in più nel 2018

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Il periodo buio iniziato dopo l’addio di Felicori continua ancora, si ferma la crescita culturale del monumento

CASERTA.Si ferma il trend di crescita alla Reggia di Caserta. Ignoranza e non conoscenza della storia locale del patrimonio museale sono la causa di questo male territoriale. La politica casertana sta riuscendo elegantemente nel proprio intento. Possiamo quindi affermare ahinoi che la causa di questo dato negativo deriva senza dubbio da una questione culturale – che per questo motivo rimane a nostro parere strettamente intrecciata ad altre questioni, o problemi, legati in qualche modo alla cultura diffusa nella città di Caserta ovvero alla non diffusione, all’estinzione, alla negazione dell’elemento culturale nella società civile contemporanea casertana, come più volte abbiamo sempre affermato dopo l’addio di Mauro Felicori. Il trend di crescita dei visitatori alla Reggia si è fermato. Ad annunciare questi dati la stessa direzione del Museo guidata dal Direttore Generale ad Interim Antonio Lampis, che ha reso noto come nell’anno appena trascorso siano stati 838 mila visitatori ad aver osservato da vicino le bellezze storiche di Palazzo Reale a Caserta. Tuttavia, seguendo il nostro parere, c’è un altro motivo per il quale si determina la situazione di questo calo, che a sua volta sembra assolutamente culturale ma, per così dire, più profonda, forse ancora più grave, che personalmente da tempo riteniamo di rilevare nella città di Caserta. Stiamo parlando di identità culturale, per capirci. Ovvero di come noi casertani, purtroppo, siamo un popolo dall’identità culturale debole, molto debole. E, quella poca presente (se ammettiamo che ve ne sia tra la classe politica), sia costruita su elementi del tutto avulsi, torbidi ed incongruenti da qualsiasi buon concetto culturale correlabile ad essa. I dati emanati dalla Direzione di Palazzo Reale segnalano un forte stop che negli anni è stato sconfitto dall’instancabile lavoro svolto dall’ex gestione museale di Mauro Felicori il manager bolognese che con la sua valorizzazione museale è riuscito ad ottenere numeri da capogiro: nel 2015 erano “500mila i visitatori, nel 2016 si salì a 700mila, fino agli 837mila del 2017.“

Un successo che rimarrà negli annali degli uffici della Reggia di Caserta.
Oggi invece la classe politica casertana rinnega il tutto, non c’è niente di assurdo o contraddittorio nel sostenere che con l’ottimo lavoro svolto da Felicori, Caserta ha potuto ampiamente scegliere di cercare di cambiare d’identità culturale se non rifondarla, almeno prenderne coscienza, per farne una forza che oggi è stata distrutta apertamente da chi governa questa provincia. Grazie alla cultura bisogna ritrovare il bisogno di libertà. L’identità culturale dei cittadini che ha paura dell’altro, che si costruisce in funzione e contro altre identità, non può mai escludere e costruire muri di protezione, sarà sempre un’identità politica debole.

L’ignoranza culturale è sempre segno di sconfitta , di insicurezza dettata dalla percezione, pur inconscia, di non avere la forza ideale, politica e culturale, appunto, di difendere il proprio patrimonio artistico. Il che, per riflesso automatico e inesorabile, porta a maturare forme di difesa oscure e licenziose. Ma, anche al di là di tali devianze politiche (che ci auguriamo non si debbano più rilevare, qui a Caserta), è del tutto evidente come la drammatica mancanza di cultura presente nella società casertana, rilevabile da innumerevoli micro e macro dati – dal calo dei visitatori nel museo della Reggia sia perseguita dalla politica ignorante di fondo di troppi pesudo- governanti casertani circa la conoscenza generale del proprio paese fino alla terribile carenza di memoria storica (ma l’elenco potrebbe continuare molto a lungo) – determini una relativa e inevitabile mancanza di identità culturale, accresciuta purtroppo anche a fattori profondi di debolezza sociale e antropologica. Nella giornata del 6 gennaio solo 4.626 visitatori hanno trascorso la giornata dell’Epifania nella Reggia di Caserta, un calo assurdo che mai si è avuto negli annali del monumento borbonico. Purtroppo, coscienza, cognizione, conoscenza, intelligenza, identità e ogni altra virtù civica scaturente dal possedere cultura sono anche quanto più il potere avversa ai fini della conservazione della propria forza dominatrice. Si sa bene che un popolo ignorante è ben più assoggettabile e comandabile di uno dotato di intelligenza – civica e non solo. Per tale motivo quindi, finché non sapremo noi casertani uscire da tale circolo vizioso ovvero finché non faremo in modo che il sistema di potere vigente ce lo impedisca, resteremo una società dotata di debolissima identità culturale politica e per questo in balìa di chissà quante fobie e ulteriori letali storture, fino al punto di non ritorno. E, in tal caso, sarà solo colpa nostra, non di chissà quali manager diversi venuti da fuori o che altro.

Intanto il Ministero dei Beni culturali sta muovendo le prime mosse per dare una guida stabile alla Reggia. Nell’ultimo giorno del 2018 sono stati infatti finalmente nominati i componenti della commissione che dovrà giudicare attentamente le candidature pervenute per l’incarico di direttore della Reggia. Cosa dire più ai posteri l’ardua sentenza amara, intanto però Felicori non sarà mai dimenticato da chi vuole veramente bene alla nostra valida cultura artistica casertana.

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