• Lun. Mag 16th, 2022

Caivano. Aiutiamo Serena: Disperata richiesta di aiuto di un padre che cerca lavoro “Non voglio la carità, voglio un lavoro”

Abramo Zampella, papà di Serena malata di distrofia muscolare cerca lavoro per pagare le cure costose

Licenziato nel 2013 tramite SMS, senza preavviso e giusta causa, cerca lavoro per curare la figlia malata di distrofia

CAIVANO. La storia di Abramo ed Anna, genitori della piccola Serena, lascia un amaro in bocca ed un senso di ingiustizia e di impotenza che non si placa.
Scrivo di una parentesi sociale che ha scosso la mia idea di civiltà, di quel senso di giustizia accennato poco fa ma che pare non regni più in questo paese che è l’Italia, soprattutto al sud.
Spesso, durante la visione di alcuni telegiornali si identifica un paese o una città con l’affermazione ‘impenetrabile’, ebbene quando poi nella stessa città un genitore dimostra di essere un eroe, senza abbassarsi a intervallii illeciti, chiedendo un diritto con dignità, dimostrando una forza d’animo fuori dal comune, si finge che sia tutto normale e magari si dimentica della sua storia e della sua testimonianza di uomo retto e onesto che combatte la sua battaglia senza ledere alcuno.
Purtroppo quando si parla di Caivano, si identifica come una delle tante città ‘smarrite’ del sud e tornano alla mente gli innumerevoli rotocalchi di cronaca che soprattutto negli ultimi anni hanno invaso ogni mezzo di comunicazione, come ad esempio gli orrori del ‘Parco Verde’, il degrado, la droga, la dispersione scolastica, la violenza e la morte, ma la storia di Abramo e la sua famiglia dimostra che non è solo questo.
Mi riferisco alla storia di Abramo Zampella, di sua moglie Anna e di Serena, la loro bambina di appena 10 anni e che da quando ne aveva 6 convive con  la diagnosi di ‘distrofia muscolare di tipo Becker. Abramo, il papà di Serena, é disoccupato da ben 5 anni e chiede, da altrettanti anni,  attraverso diversi canali  di comunicazione che hanno scelto di dare voce alla sua battaglia,  un lavoro. Lo chiede perché sua figlia Serena oltretutto necessità di cure indispensabili per contrastare la distrofia muscolare che ricordiamo essere malattia rara e degenerativa.

Cerca, assieme a sua moglie a tutti i costi di contrastare il decorso ahimè inevitabile della malattia attraverso anche logopedia, fisioterapia, continui controlli: questa è la vita di Serena e dei suoi genitori fin dalla sua venuta al mondo.

Serena ha bisogno di cure ed attualmente viene curata in un centro di San Nicola la Strada, in provincia di Caserta anche se la maggior parte del tempo lo trascorre tra le mura domestiche e per i suoi genitori non è affatto semplice. Il dato di fatto è che la bambina ha esigenze particolari legate alla sua malattia.

Una malattia la sua che causa difficoltà di tipo motorio, dall’età della pubertà fino ad arrivare ad essere costretti sulla sedia a rotelle e con un’aspettativa di vita che potrebbe essere normale se assente di complicazioni cardiache e polmonari.
Cure che al momento non esistono e si è appesi ad un filo di speranza che li spinge a nutrire la forza di svegliarsi la mattina: la ricerca ed il cercare di contrastare l’inevitabile decorso della malattia.
Una patologia quella con cui convive la piccola Serena che richiede cure dispendiose e che il papà non riesce ad affrontare perché non ha un lavoro. Da questa esigenza vitale, essenziale parte dunque l’appello disperato dell’uomo.

Era il 23 dicembre del 2013, quando a pochi giorni dal Natale, Abramo tramite un SMS fu avvisato dall’impresa edile per la quale lavorava che per lui non ci sarebbe stata più opportunità di lavorare.

Venne licenziato in tronco e senza preavviso e da quel maledetto giorno ad oggi Abramo cerca  un lavoro disperatamente, rivolgendosi a chiunque, ottenendo nient’altro che dinieghi.
In Italia perdere il lavoro è una vera tragedia  per  tutti ma perderlo al sud, a Caivano è ancor peggio. Quando si è disperati è più facile sbagliare o prendere decisioni drammatiche ma non è il caso di Abramo, ex autista e manovale all’occorrenza, che ha lavorato anche solo per 15€ al giorno.

Nel Febbraio 2017 si è rivolto al sindaco di Caivano, ha scritto anche al sindaco di Napoli Luigi De Magistris, ma ad oggi solo silenzio e da parte di alcuni l’asserzione: “Tanta gente perde il lavoro”. Una affermazione che aggiunge amarezza alla tragedia familiare.
Durante tutti questi anni la famiglia Zampella è andata avanti con i risparmi messi da parte negli anni migliori ma per loro, è da un po’ che sono finiti e le difficoltà sono ciclopiche. Abramo ha sempre rifiutato carità e raccolte fondi perché lui vorrebbe guadagnare dignitosamente con il lavoro i soldi di cui bisogna la sua famiglia. Ma questo papà eroe ha anche tantissima paura, paura di non riuscire a far fronte alle sfide che riserverà il futuro.

Ci troviamo di fronte al dramma di una vita tortuosa a cui si è aggiunto un altro dramma, quello del lavoro.

Abramo, racconta in una intervista rilasciata a noi di V-NEWS: “Dal 2013 per noi è una lotta contro il tempo ed in questi anni abbiamo usato tutti i nostri risparmi”, aggiunge che lavorava in un’impresa edile e cinque anni fa è stato licenziato.
Ci rammenta che: “Da allora ho lavorato solo per pochi mesi, la nostra vita è completamente cambiata. Oggi ho 46 anni e mi chiedo come fare, soprattutto come farà Serena quando la sua mamma ed io non ci saremo più”.

Dopo aver sollecitato ahimé senza successo, le coscienze attraverso più di una richiesta, oggi lancia nuovamente un appello anche attraverso la nostra testata giornalistica: “Aiutatemi a trovare un lavoro. Sono pronto a fare qualsiasi lavoro, va bene qualunque cosa” ed aggiunge: “Sarebbe importante che non fosse troppo lontano da qui perché Serena deve sottoporsi a cure continue e per raggiungere i Centri che si adoperano per la sue terapie posso accompagnarla soltanto io perché unico in famiglia a guidare “. “Vorrei tornare a lavorare per poter avere l’opportunità di garantire non solo un ‘presente’ ma soprattutto un futuro a mia figlia, dignitoso principalmente considerando la dolorosa certezza che avrà bisogno di essere aiutata nelle sue attività quotidiane”.

 

Di seguito la lettera scritta tempo fa dal signor Abramo Zampella indirizzata ai giornali locali:

“Gentile direttore, le scrivo sperando che questa lettera, pubblicata, smuova le acque. Ci sto provando da tre anni e nessuno mi ascolta. Ma io sto ancora qui! Spero che accettiate di pubblicare la mia storia: una vera e propria richiesta di aiuto in modo da far conoscere ancora di più e ad un numero maggiore di persone la nostra vicenda, nella speranza che qualcosa migliori. Di “speranza “, specialmente dopo determinati episodi che si sentono e si vedono sempre più frequentemente , dopo che le persone grazie a questo Stato che non ci aiuta preferiscono togliersi la vita, ne abbiamo tanto bisogno, in questi tempi che appaiono oscuri, in cui a volte ci sentiamo smarriti davanti al male e alla violenza che ci circondano,in questi tempi dove davanti al dolore, alla sofferenza , ci sentiamo persi e anche un po’ scoraggiati, perché ci troviamo impotenti e ci sembra che… questo buio non debba mai finire. E non si tratta solo delle  discriminazioni in cui ci troviamo a vivere ogni giorno noi famiglie “disabili”:  molte di queste le risolviamo con il nostro ingegno. Ma purtroppo non tutti gli ostacoli possono essere superati con la buona volontà ed è per questo che chiedo il vostro interessamento. Anzitutto ringrazio Dio per tutto quello che ho: Serena è la cosa più bella che mi ha donato. A volte può succedere che la malattia soprattutto quella grave, quella che non ha soluzioni, metta in crisi e porti con se interrogativi che scavano in profondità. Il primo istinto può essere quello della ribellione, perché a me è capitato! Ma bisogna avere fede mi dico, andando avanti. Serena ha una malattia che la mortifica, la limita nei movimenti: ha la Distrofia Muscolare tipo Becker (DMB). (Attualmente non esiste alcuna possibilità di cura che conduca alla guarigione ma solo terapie che permettono di prevenire le contratture, di migliorare la postura e di contenere asimmetrie, lordosi e scoliosi, ndr). E’ una malattia che ho definito scostumata, senza educazione , che non ti avverte quando viene a trovarti, ma che fino ad oggi fa la visita di cortesia e se ne va dandoti appuntamento alla prossima volta. Ma dobbiamo conviverci per forza, non abbiamo alternative. Anzi  più lei è aggressiva e cattiva più noi la combattiamo con forza. Perché la malattia non porta via le emozioni, i sentimenti, la possibilità di capire che la persona vale molto di più del fare. Insomma la sofferenza ci ha reso più forti, il non volersi arrendere è diventato un valore aggiunto nel nostro percorso di vita. Questo fino al dicembre 2013, quando sono incominciati i nostri problemi: fino a quel momento non ci potevamo rimproverare di niente e neanche la malattia ci faceva paura. Ma dall’oggi al domani mi sono trovato senza lavoro e a capire piano piano che a 43 anni il mondo può anche finire e che per me sta diventando un problema anche portarla all’ Antares a Caserta per fare le terapie. Ho cercato di parlare col sindaco di Caivano e anche di Napoli, ho lanciato una petizione a mio nome su change.org , ho inviato curriculum, richieste di aiuto a tutti gli imprenditori caivanesi, televisione: ma ad oggi nessun risultato. Ho parlato con l’assistente sociale del mio Comune, con la responsabile dei lavori socialmente utili, agenzie di lavoro interinali ma ho ricevuto solo non risposte che sono sinonimo di una indifferenza che fa paura. “Vi faremo sapere, non vi preoccupate, al più presto vedremo, i tempi sono maturi , mi invii il suo curriculum”. E allora mi sono domandato cosa posso fare per cercare di scuotere la coscienza di qualche brava persona che in qualche modo comprenda il problema e mi dia la possibilità di tornare a fare quello che ho sempre fatto? Tornare a lavorare e a pensare a fare, ogni giorno, qualche cosa in più per Serena. Per arrivare a non dovermi rimproverare un giorno che lo potevo fare e che per mentalità non l’ho fatto. Cerco insomma qualche anima buona che ci aiuti a non arrenderci”.

Abramo Zampella

Via Turati, 30 Caivano ( Na)
tel. 333.8007822 , 3343839902

https://www.facebook.com/abramo.zampella

 

La piccola Serena ed i suoi genitori
Una delle opere della piccola Serena
Documento senza titolo

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Thomas Scalera

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