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Calcio. Muore Cruyff, l'inventore del Calcio moderno

DiThomas Scalera

Mar 24, 2016

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BARCELLONA – E’ morto l’uomo che ha cambiato per sempre il gioco del calcio.  A 68 anni è deceduto a Barcellona dopo una lunga malattia Johan Cruyff, la leggenda del calcio olandese e mondiale.  L’annuncio della sua scomparsa è stato dato sul sito dell’ex fuoriclasse.

Se n’è andato l’ uomo che ha cambiato per sempre il gioco del calcio, lo ha inchiodato il cancro anche se lui aveva combattuto per tanto tempo con il suo cuore matto, un muscolo pieno di by pass perchè Cruyff non si era mai fatto mancare nulla: una vita totale come il calcio che ha incarnato, piena di tumulto, rincorse, invenzioni al volo, amori, battaglie, polemiche, rivoluzioni. Ecco, la parola giusta per Cruyff è proprio rivoluzione. Perchè dopo di lui niente e mai stato uguale.
NIente e stato come il suo Ajax e la sua Olanda. Era l’inzio degli anni ’70 e precipitava tra noi come un meteorite l’idea di un footbal senza ruoli, dove tutti dovevano saper fare tutto e dove lui, il divino, il Profeta del gol, faceva tutto meglio di chiunque altro nella storia e nella geografia dello sport più amato al mondo. Impossibile immaginare qualcosa di più moderno, qualcosa di meglio proriettato nel futuro. Guardare Cruyff, insieme alla meravigliosa macchina che gli girava intorno era come avere una visione dei prossinmi 40 anni di calcio almeno. E non è un caso che il grandissimo Barcellona di oggi sua figlia, non solo di quella rivoluzione lontana, ma del lavoro sul campo svolto proprio da Cruyff quando il Barcellona gli affidò l’organizzazione tecnica di tutte le squadre, dai titolari ai bimbi più piccoli del settore giovanile. Proprio il grande Johan ebbe l’idea illuminante: ogni formazione del Baça avrebbe giocato allo stesso modo con gli identici schemi. Che ci fosse Messi o un ragazzino sconosciuto, all’interno di quelle linee, di quel disegno predefinito. Il risultato? Semplicemente la perfezione.
Forse ci sono stati campioni più grandi di Cruyff come classe pura: Di Stefano, Pelè, Maradona, ma l’olandese li ha superati proprio per la sua visione totale e assoluta del calcio, per quell’interpretazione che ne faceva il cuore di tutto: da lui cominciavano le azioni, lui le conduceva insieme a compagni meravigliosi, sempre lui andava a concluderle come il più grande degli attaccanti anche se attaccante non era, non solo. Perchè Cruyff era tutto. Non a caso, sulla maglia portava il 14 in un’ epoca in cui ogni ruolo aveva un numero preciso e quel 14 invece significava l’assoluta e rivoluzionaria diversità di un marziano mai apparso prima tra noi. Nessuna cifra sulla maglia come nessuno schema poteva imprigionarlo.

Personaggio a tratti ruvido, non certo simpatico, consapevole della propria immensità sportiva, Cruyff non si è mai piegato alla banalità dello sport contemporaneo. Ha donato il suo talento di giocatore prima e di allenatore- organizzatore poi, all’Olanda e alla Spagna, i territori della sua vita, marcandoli entrambi per sempre. Così come intere generazioni di allenatori hanno costruito il calcio sulla scia di quanto realizzato già in quel tempo cosi lontano da uomo incredibile.

 Mai nessuno prima di lui così, mai nessuno senza di lui dopo.

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Thomas Scalera

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