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Calvi Risorta. Il disastro ex-Pozzi ha NOMI e COGNOMI, comodo liquidare tutto con un generico “terra dei fuochi”, ma la fabbrica per anni è stata il “volano” dell’economia e il “bancomat” dei politici

DiThomas Scalera

Giu 23, 2015
Foto di Vincenzo Viglione

Calvi Risorta. Il disastro della ex Pozzi è ormai sotto gli occhi del mondo, per molti è stata scoperta l’acqua calda, 25 ettari, 2 milioni di metri cubi di rifiuti industriali INTERRATI fino a 9-11 metri, quando la falda acquifera sta a 15. Ma questo lo sapete.

In questi giorni la “discarica di rifiuti tossici più grande d’Europa” è stata visitata da tutta una serie di personalità di rilievo: politici in cerca di luce, tutori della legge in cerca di medaglie, cittadini in cerca di emozioni e giornalisti in cerca di scoop.

Ma scoop non c’erano da farne, perché la questione è vecchia ed è risaputa, dal 1998, forse anche da prima. C’è una relazione che è agli atti che spiega, precisamente e nel dettaglio cosa fosse interrato in quella discarica, di che parliamo allora? In questi giorni sento spesso la parola “terra dei fuochi” e la possibilità che le bonifiche di questa area entrino nel Decreto Terra dei Fuochi, una valanga di soldi che riempirà le tasche di chi, in maggior parte, ha contribuito alla distruzione delle nostre terre.

Qualcuno di voi ha provato a chiedersi cosa fosse la Pozzi? Una gigantesca fabbrica di vernici e sanitari? No, cari miei, questo da qualche altra parte, forse. La POZZI per un certo periodo è stata il volano dell’economia di tutta la zona, un modo per dar da mangiare ad una popolazione affamata che aspettava che i soldi cadessero dal cielo. Ma non solo questo.

La POZZI per anni è stata il bancomat dei politici locali, un gigantesco paniere per andare ad accontentare tutti quelli che non si riusciva ad accontentare in altro modo, cioè infilandoli negli uffici postali, nelle scuole, nei comuni o in altri enti pubblici.

Non scopro io che alla Pozzi c’erano sprechi incredibili, risorse dilapidate senza criterio, assunzioni di persone inutili che servivano solo perché le loro famiglie sostenevano il politico di turno. Un sistema malato, orrendo, che non ha generato solo la fine di questa azienda, ha generato anche la connivenza e la complicità di tutte le persone del territorio, una colpa che nessun DECRETO LEGGE e nessuna VALANGA di SOLDI potrà lavare. Quasi tutti sapevano ma siccome molti per anni avevano beneficiato, erano stati parte del sistema, avevano guadagnato e, forse, mantenuto le loro famiglie grazie alla generosità della politica locale legata alle facili assunzioni della Pozzi, hanno taciuto.

Io, tuttavia, NON CI STO, non ci sto al fatto che ora, per lavare questa colpa, per assolvere Politici, Operai, Cittadini, Dirigenti d’azienda dalle loro responsabilità si voglia bollare tutto con la parola TERRA DEI FUOCHI e si voglia lavare questa onta, questa ferita in cancrena, con la valanga di soldi che arriverà. I soldi non vi restituiranno i cari che avete perso, i soldi non vi restituiranno il tempo che avete passato a guardare chi amavate spegnersi, i soldi non serviranno a farvi vivere meglio in un posto dove ci sono SOLVENTI E VERNICI nella terra sotto i vostri piedi.

C’è il rischio che si possa cominciare a pensare “Era terra dei fuochi, è normale”, no, io non lo accetto. Calvi e l’Alto Casertano NON SONO terra dei fuochi e quello che abbiamo visto alla Pozzi, per quanto i media si sforzino a fare sensazionalismi e tentativi di esaltazione, la Camorra e la Malavita non c’entrano, praticamente, nulla.

E’ solo l’ennesimo disastro industriale, del quale è facile individuare NOMI e RESPONSABILITA’ del quale anche parte della popolazione di un’area ben definita è RESPONSABILE, rea di essersi girata dall’altra parte e di essersi tappata il naso quando riceveva lo “stipendiuccio” senza pensare che, in quel modo, stava condannando a morte FIGLI e NIPOTI.

Non siamo terra dei fuochi, questo è l’Alto Casertano, terra verde e rigogliosa, tra le più fertili del pianeta, e tali vogliamo essere considerati e non venderemo la nostra dignità per i soldi di un decreto, accettando una nomea che NON CI APPARTIENE.

E ora andate a prendere questi bastardi che ci hanno fatto questo. SUBITO.

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Thomas Scalera

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