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Calvi Risorta. Marrocco: “Normativa antimafia e trasparenza: queste sconosciute!”

CALVI RISORTA. “Un’opposizione (sempre e solo una parte) che continua a blaterare…quando, a suo tempo, ha appaltato ditte senza visionare la certificazione antimafia e che poi, ovviamente, sono state colpite da interdittiva antimafia….Piuttosto che osteggiare l’onesta gestione di questa maggioranza, si tappino la bocca e, soprattutto, chiedano scusa a Calvi Risorta! #trasparenzaquestasconosciuta”.

Questo l’ultimo sorprendente post del Sindaco, che proprio non riesce ad arrendersi di fronte all’evidenza, continuando la sua sterile e sconclusionata offensiva.

Nel nostro comunicato sulla dibattuta (per loro) questione “Fontana”, sfidavamo il Sindaco ad indicarci anche solo una disposizione normativa, in materia di codice degli appalti e antimafia, che fosse stata violata quando, nel 2015, si sono affidati i lavori di realizzazione del depuratore. Ma è arrivato soltanto quella sorta di tweet, che vi abbiamo prima riportato.

Dopo l’aggiudicazione definitiva dei lavori (13 maggio 2015) e la richiesta in Prefettura delle certificazioni antimafia (8 e 15 luglio 2015), gli uffici comunali, nel pieno rispetto del decreto legislativo 159/2011 (Codice delle leggi antimafia), hanno atteso non i 45 giorni previsti dalla norma, ma ben 70 prima di sottoscrivere il contratto (16/09/2015). Nessuna risposta è mai pervenuta dalla Prefettura se non dopo 17 mesi, laddove il comune avrebbe perso un finanziamento da 3 milioni di €, in data 1/1/2016, se non si fosse proceduto così come si è proceduto e come la legge consentiva di procedere. Così, per aver agito nel rispetto della legge ed in piena trasparenza, salvaguardando un grosso finanziamento per la crescita infrastrutturale del paese, dovremmo, secondo il Sindaco, chiedere pure scusa a Calvi Risorta! Dichiarazioni da non credere le sue, che fanno cadere le braccia.

Gli diciamo noi invece le norme che lui personalmente ha violato quando, con 3 ordinanze sindacali (prot. 6813 del 06/07/2017, prot. 9876 del 02/10/2017 e prot. 13244 del 28/12/2017), ha affidato il servizio di trattamento e depurazione delle acque reflue comunali, per complessivi mesi 9 e per un importo di € 45.000,00 oltre IVA.

Attraverso un artificioso frazionamento dell’appalto in parola ed in violazione dell’articolo 91, comma 2, del d. lgs. n. 159/2011, il Sindaco (non gli uffici, come nell’appalto del 2015) ha infatti affidato in via diretta detto servizio, in favore di una ditta già colpita da interdittiva antimafia il 22/05/2017 e che non poteva dunque contrattare, in quel periodo, con la Pubblica amministrazione (violazione dell’articolo 94, comma 1, del d. lgs. n. 159/2011 e dell’articolo 2, comma 2, lettera e) del protocollo di legalità in materia di appalti).

Si è inoltre consumata la violazione delle disposizioni dettate dall’articolo 37, commi 2 e 3, del d. lgs. n. 50/2016, laddove il Sindaco, frazionando tale appalto, ha di fatto evitato il ricorso alla Stazione Unica Appaltante per l’acquisizione di servizi di importo superiore ai 40.000,00 € (pratica ricorrente a quanto pare, come successo per la tesoreria o per lo smaltimento della frazione organica), nonché la violazione delle disposizioni sulla tracciabilità dei flussi finanziari (articolo 3 della legge n. 136/2010), con particolare riferimento all’utilizzo dei codici “smart CIG” anziché del CIG (Codice identificativo gara).

Caro Sindaco, sei ancora così sicuro di conoscere e rispettare la normativa in materia di antimafia e trasparenza, ma anche quella più generale per l’affidamento degli appalti? Invece di blaterare, cerca piuttosto di dare seguito ai lavori di completamento del depuratore, fermi soltanto per inerzia politico-gestionale della tua maggioranza.

F.to IL CONSIGLIERE COMUNALE DOTT. GIOVANNI MARROCCO

Giovanni Lombardi e Giovanni Marrocco

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