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Capodrise. “Oltre la memoria e il ricordo”, dibattito su Foibe e Shoah


CAPODRISE. L’8 febbraio, la città di Capodrise ricorderà i martiri della Shoah e dell’eccidio delle Foibe. Alle 11, nell’auditorium dell’istituto comprensivo “Giacomo Gaglione”, in via Dante, si terrà un incontro-dibattito con il parroco Giuseppe Di Bernardo e con Diana Pezza Borrelli e Francesco Villano, dell’associazione “Amicizia ebraico cristiana” di Napoli. «Grazie al prezioso contributo della preside Maria Balfiore e dell’assessore Antonella Marotta – rivela il sindaco Angelo Crescente –, stiamo organizzando un evento che si preannuncia di grande spessore. Culturale e umano».
L’eccidio delle Foibe
L’espressione massacri delle foibe indica gli eccidi ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia, avvenuti durante la Seconda guerra mondiale e nell’immediato Secondo dopoguerra. Il nome deriva dai grandi inghiottitoi carsici, dove furono gettati molti dei corpi delle vittime, che nella Venezia Giulia sono chiamati, appunto, “foibe”. Per estensione i termini “foibe” e il neologismo “infoibare” sono diventati sinonimi di uccisioni che in realtà furono in massima parte perpetrate in modo diverso: la maggioranza delle vittime morì nei campi di prigionia jugoslavi o durante la deportazione verso di essi.
Lo sterminio della Shoah
Fra il 1939 e il 1945 circa 6 milioni, di Ebrei vennero sistematicamente uccisi dai nazisti del Terzo Reich, con l’obiettivo di creare un mondo più “puro” e “pulito”. Alla base dello sterminio vi fu un’ideologia razzista e antisemita che affondava le sue radici nel 19esimo secolo e che i nazisti, a partire dal libro “Mein Kampf” (“La mia battaglia”) di Adolf Hitler, posero a fondamento del progetto di edificare un mondo “purificato” da tutto ciò che non fosse “ariano”. Alla “soluzione finale” (così i nazisti chiamarono l’operazione di sterminio) si arrivò attraverso un processo di progressiva emarginazione degli Ebrei dalla società tedesca.

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