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Capua. Associazione culturale "Carri Allegorici Città di Capua", intervista al presidente Alberto Di Benedetto

DiThomas Scalera

Feb 13, 2017


CAPUA. Un’arte tramandata, forgiata nel tempo e custodita gelosamente dai maestri cartapestai di Capua, che quest’anno sono scesi in campo per costituire l’associazione culturale “Carri Allegorici Città di Capua” presieduta da Alberto Di Benedetto, con Graziano D’Angelo vice presidente, e Anna Panetta Direttrice Artistica. L’associazione nasce in contrada Lamonaca a Capua, afferma con entusiasmo Di Benedetto ribadendo che la contrada è importante da ricordare perché rappresenta l’unica della città. Spinti da creatività, ingegno e passione, abbiamo dato a questa associazione uno scopo fondamentale la salvaguardia della tradizione della cartapesta capuana. Voglio ringraziare afferma il presidente Di Benedetto gli sponsor che hanno contribuito alla realizzazione finanziaria della lavorazione del carro allegorico dell’associazione culturale. I carri allegorici da sempre sono chiamati a portare sulle scene un sano pizzico di ironia, che avrà come obbiettivo primario lo scopo di far divertire e strappare più di un sorriso, questo sarà il nostro motto fondamentale per la nuova edizione del Carnevale di Capua che avrà inizio in città il 23 Febbraio. Alberto Di Benedetto ha affermato che le date in programma per il Carnevale in città sono: 23. 26, e 28 febbraio, questi giorni saranno indimenticabili per tutti i capuani, regnerà in città il puro divertimento, ma soprattutto i bambini saranno i protagonisti principali della festa. Da sempre afferma Di Benedetto la lavorazione dei carri risulta essere affascinante, i capannoni affidati ai maestri cartapestai cullano per mesi per la lavorazione dei carri, accompagnandoli dal momento dell’idea a quello della realizzazione, l’associazione afferma il presidente Di Benedetto vorrà ritornare a rivivere quei tempi. Vogliamo ricreare come obbiettivo prefissato un magico mondo di carta e colori, ferro e argilla, pennelli e chiavi inglesi; si inventa, si progetta, si modella. Siamo una grande squadra e per l’anno prossimo vorremmo realizzare con tutto il nostro impegno i carri allegorici, dell’associazione portando la suddetta ad essere la protagonista principale dell’evento, vorremmo ritornare a rivivere i tempi dove si cenava tutti insieme e insieme si passava la notte, ancora inventando, progettando, modellando. Per quest’anno saranno quattro i carri allegorici. Tre saranno di allestitori privati, uno sarà della nostra associazione. Il nostro obbiettivo sarà la creazione di un circuito lavorativo. Il tema dei quattro carri sarà la divertente parodia abbinata alla città di Capua. Per l’anno prossimo vorremmo riportare il nostro incrocio di mani, occhi e cuori uniti da un obiettivo comune, gruppi che si trasformano in famiglie, opere d’arte che di ora in ora prenderanno forma ma, soprattutto, vita. Voglio ricordare che il gruppo di lavoro dell’associazione è composto da 20 persone, i partecipanti alla sfilata sono 30, di cui 10 recitano la parodia simpatica “Alladin il genio della Lampada”. I partecipanti, voglio ancora ricordare afferma Di Benedetto saranno il sano attrattore comico per i cittadini. Chiudo il discorso affermando che dalla conclusione dell’edizione 2017, noi ci riuniremo per costruire un grande progetto che porti alla salvaguardia della lavorazione della cartapesta in città. Il Carnevale è una festa che si è sviluppata spontaneamente nella società umana, rivestendo sempre un’importanza fondamentale al suo interno e nel suo immaginario collettivo: la fantasia, l’energia, la spontaneità e le creatività popolare ha sempre trovato espressione, fin dai tempi passati, in questo evento, la cui portata simbolica va ben al di là della semplice festa. I bambini, da sempre, scelgono quei personaggi che popolano la loro fantasia e talvolta cercano di esorcizzare le loro paure, mascherandosi da mostri e orchi cattivi. Qualunque sia la maschera scelta, l’intento principale è abbandonare i caratteri abituali, rifiutando per un momento il ruolo che impersoniamo ogni giorno e per una volta disinibirci e sfuggire alle regole che spesso ci imponiamo di seguire. Le persone e quindi maggiormente i bambini hanno il desiderio di vestirsi con panni inediti e non usuali e che escano dalla loro realtà per esprimere ciò che hanno dentro, e lo vogliono anche condividere con i loro amici, che magari non sapevano nemmeno che il loro compagno avesse il desiderio di essere un bellissimo principe o zorro. Il Carnevale di Capua è un rito sempre celebrato, tranne che negli anni delle grandi guerre e delle catastrofi, una manifestazione che richiama nel vecchio centro storico tantissime persone provenienti da ogni parte della provincia e della regione. Il Carnevale capuano segue fedelmente un “cerimoniale” rigoroso e stabile che dura da più di cento anni: inizia ufficialmente dopo la consegna delle chiavi della città dalle mani del Sindaco, o di un suo rappresentante, a quelle di re Carnevale, il quale si sofferma con il contributo dei suoi cortigiani a sottolineare con ironia pungente e pesante tutte le malefatte dei pubblici amministratori.Dal coinvolgimento degli operai del Pirotecnico, datato nei primi anni del 900, nacque afferma Di Benedetto la tradizione della costruzione dei carri allegorici e della bardatura delle carrozze, da queste venivano distribuiti cioccolatini alcuni dei quali a forte stimolazione lassativa. Nei teatri cittadini venivano organizzati veglioni, ma il luogo deputato per i festeggiamenti era come è tutt’oggi, la piazza dei Giudici dove si svolgevano gare di ballo e dove venivano cantati i versi satirici che andavano sotto il nome di “cicuzze“. Tutta la popolazione indossava il tradizionale costume del “Domino” (signore) tradizione che è stata in parte soppiantata dall’uso di mascherarsi ricorrendo ai soggetti più diversi. Nei giorni dedicati all’evento, gli elementi architettonici, le luminarie e i carri allegorici sono costruiti in modo fantasioso e riguardanti i temi più disparati: dalle caricature di personaggi famosi alla rappresentazione stilizzata di eventi della vita popolare, alla rievocazione di maschere tradizionali italiane che commentano fatti politici nazionali ed internazionali. Ecco noi vorremmo rivivere tutto questo, contemporaneamente ci auguriamo che chi organizzerà l’evento di quest’anno possa lavorare con determinazione per riportare ai fasti di un tempo il nostro Carnevale di Capua, magari costruendo le basi per una futura fondazione che si occupi dell’organizzazione dell’evento per 365 giorni all’anno. Voglio ricordare che Capua era il quarto carnevale italiano, ecco perché concludo affermando che Capua deve ancora vivere del suo Carnevale come un rito, ma soprattutto tutti noi dobbiamo avere un sentimento profondo radicato nelle nostre amabili tradizioni.

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Thomas Scalera

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