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“CARA Terra”, le api casertane producono soddisfazioni e giovani laureati

DiThomas Scalera

Ott 7, 2015

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NAPOLI. Antonio Pisano, classe 1987; Alessio Gargaro 1988. Questi i nomi dei due giovani neolaureati studiando le api del progetto CARA Terra. Antonio e Alessio hanno indossato qualche mese fa la corona di alloro che li ha proclamati dottori in Scienze e Tecnologie Alimentari all’Università “Federico II” di Napoli. CARA Terra, un progetto pensato e nato in piena emergenza “Terra dei Fuochi” e ormai diventato una costola del Consorzio Nazionale Produttori Apistici. Ogni centralina di biomonitoraggio è composta da 2 alveari ognuno dei quali garantisce 10 milioni di microprelievi giornalieri di acqua, aria, suolo e vegetazione, coprendo una superficie di 7km2. Da ogni alveare è prelevato il materiale da esaminare alla ricerca dei principali inquinanti: metalli pesanti e polveri sottili. I produttori apistici del CoNaProA in questo modo intendono offrire un contributo costruttivo sul bio-monitoraggio ambientale, con due obiettivi di riferimento: dimostrare che il fenomeno dell’inquinamento è confinato in aree ben definite e non riguarda e non può riguardare l’intera produzione agroalimentare casertana e che la tradizione agroalimentare della provincia di Caserta è fiore all’occhiello dell’intero patrimonio made in Italy. Un progetto che il 14 novembre 2014, a Roma, è stato proclamato vincitore dell’edizione 2014 dell’OSCAR GREEN, l’evento annuale organizzato dalla Coldiretti, con il patrocinio del Presidenza della Repubblica, che promuove l’agricoltura innovativa, giovane e sostenibile. “Apis mellifera come bioindicatore di metalli pesanti e polveri sottili nelle zone dell’Alto Casertano”, questo il titolo della tesi di laurea che hanno elaborato Alessio e Antonio grazie alla supervisione dei docenti Emilio Caprio e Antonio De Cristofaro. Questo progetto è incentrato sul ruolo fondamentale ricoperto dall’ape da miele nell’ambiente, inteso nella sua accezione più ampia. In estrema sintesi, l’ape è alla base della produzione agricola (circa l’80% delle piante coltivate si avvale dell’impollinazione entomofila) e svolge un ruolo decisivo nella salvaguardia della flora spontanea grazie alla sua attività pronuba. L’ape stessa è il più completo biosensore (bioindicatore e bioaccumulatore) in grado di fornire, laddove correttamente utilizzata come tale, una mole notevole di dati sullo stato di salute dell’ambiente. L’ape è il più completo biosensore (bioindicatore e bioaccumulatore) in grado di fornire, laddove correttamente utilizzata come tale, una mole notevole di dati sullo stato di salute dell’ambiente. Il biomonitoraggio è usato ormai dagli anni 30 ed ora affinatosi col tempo è preferito rispetto alle tecniche analitiche tradizionali odierne poiché offre diversi vantaggi: riesce a fornire stime sugli effetti combinati degli inquinanti sugli esseri viventi; ha costi di gestione limitati; offre la possibilità di coprire con relativa facilità zone vaste e diversificate, consentendo un’adeguata mappatura del territorio. “In un futuro molto prossimo vorrei fare un’altra esperienza all’estero per poter ampliare il mio bagaglio culturale e lavorativo, con la speranza di poter un giorno tornare in Italia e dare un piccolo contributo significativo alla ripresa di questo paese”. Questo si aspetta dal futuro Antonio, ma anche Alessio: “Per il prossimo futuro prevedo un’esperienza in una grande nazione estera anche molto lontana, in attesa che le cose in Italia migliorino per poter poi tornare nella mia città e dare alla stessa tutto quello che ho imparato e tutto quello posso”. Le api stanno scomparendo ma c’è chi lavora affinché questo non avvenga. Speriamo che accada la stessa cosa per i giovani della nostra CARA Terra.

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Thomas Scalera

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