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Carcere e coronavirus: da Secondigliano arriva una lettera

Distanza di sicurezza e sovraffollamento: mera utopia garantire il diritto alla salute per i detenuti del carcere di Secondigliano?

Disperato appello dei reclusi alle istituzioni

La normativa vigente inerente al coronavirus, si sta scontrando con la realtà carceraria e la violazione dei diritti umani.

Il grado di civiltà di uno Stato si misura dal grado di civiltà delle sue prigioni”,

Voltaire

Lettera dal reparto s4 del carcere di Secondigliano

Già in Italia, molti sono stati vittima di ingiustizie dovuto ad un sistema normativo forse obsoleto o inadeguato e questo ha comportato una violazione dei diritti umani.

Per il Governo dovrebbe essere prioritario garantire condizioni dignitose e rispettose dei diritti umani nelle carceri. Questo comporterebbe a concedere più dignità ai detenuti ed ad assicurare loro che nessun trattamento disumano verrà loro arrecato.

Questo, oggi più che mai con l’avvento del coronavirus.

Ecco, proprio da questo concetto di ‘senso di umanità‘ si deve partire, prima di leggere la lettera scritta dai detenuti del reparto S4 del Carcere di Secondigliano. Poche righe destinate a chiunque possa intercedere, affinché non sia più eventualmente compromessa la loro salute.

Pietro Ioia

Il garante dei detenuti di Napoli Pietro Ioia sta cercando, malgrado l’emergenza sanitaria, di far di tutto affinché siano ascoltati, confortati sia i detenuti che le loro famiglie.

Pietro Ioia

Perché è giusto ricordare, come da loro scritto “Le pene vanno pagate con la privazione della libertà e non con la privazione della dignità e della vita stessa” e tali parole non devono lasciare indifferenti.

Quindi,bisogna chiedersi come si possa gestire il connubio ‘distanza di sicurezza/sovraffollamento’. Inoltre, nella condizione in cui vivono i detenuti, si può sul serio verificarsi quanto la legge dispone?

Queste richieste, associate alle manifestazioni degli ultimi giorni, sviluppano ancor più una coscienza dei diritti dei detenuti e della loro tutela.

Per cui il carcere non deve essere luogo di sopraffazione o di degradazione della personalità, ma luogo in cui persone scontano una pena legalmente inflitta.

Secondo quanto appena scritto, tutelare la salute dei detenuti in maniera paritaria rispetto alla popolazione generale è un obbligo inviolabile. Ciò perché la garanzia della salute psico-fisica rappresenta uno dei presupposti essenziali di qualunque trattamento rieducativo del condannato.

La Corte di Strasburgo, inoltre, ha ritenuto che le condizioni di sovraffollamento carcerari negli istituti di pena italiani, provocano una situazione di sofferenza nei detenuti.

Questo va ben oltre il naturale disagio di chi non dispone più della sua libertà personale.

Sicuramente, la salute nelle carceri è un tema che sviluppa discussioni e provoca un assurdo paradosso: garantire il diritto alla salute a chi è privato della libertà.

In questa prospettiva si deve dunque cominciare a sentirsi realmente coinvolti. Leggendo la lettera pubblicata si può affermare che di fronte abbiamo uomini e non ‘ingabbiati‘.

Documento senza titolo

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Annamena Mastroianni
Docente. Media Educator. Formatrice.

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