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Carola Rackete, la Cassazione respinge il ricorso della Procura: “Non andava arrestata”

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La Cassazione dà ragione alla ong che salva vite
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La Cassazione dà ragione alla ong che salva vite

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Procura di Agrigento contro l’ordinanza con cui lo scorso 2 luglio il gip di Agrigento aveva deciso di non convalidare gli arresti domiciliari per Carola Rackete, la comandante della Sea Watch 3. Rackete era stata arrestata dopo che il 29 giugno aveva portato la nave nel porto di Lampedusa, facendo sbarcare i 40 migranti che erano a bordo da più di due settimane.

La giovane tedesca era stata accusata di aver violato gli ordini delle autorità italiane, andando contro il divieto emesso dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, previsto dal cosiddetto ‘decreto sicurezza bis’. Per la comandante della Sea Watch 3 erano stati disposti gli arresti domiciliari, con l’accusa di reato di resistenza a pubblico ufficiale e violenza a nave da guerra, per aver urtato una motovedetta della Guardia di Finanza nel tentativo di entrare in porto.

Il gip di Agrigento Alessandra Vella aveva però successivamente deciso di non convalidare l’arresto, escludendo questi reati, per via di una “scriminante”, cioè “l’adempimento di un dovere”: probabilmente quello di portare al sicuro il prima possibile i richiedenti asilo soccorsi in mare, come prevedono le norme del diritto marittimo. Le motivazioni della sentenza della Cassazione verranno depositate entro 30 giorni.

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