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Casagiove. C’era una volta il Cineclub “Vittoria”

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CASAGIOVE. Con la scomparsa del Cineclub è finita davvero l’epoca della cultura casagiovese, la chiusura della sala cinematografica intristisce, ma ancor più mi rende triste mentre cammino in giro per Viale Trieste a Casagiove, dove trovo la storica sala cinematografica abbandonata, ma soprattutto chiusa dove li prima si vedevano i cartelloni dei film, i grandiosi musicisti, e la gente che faceva la fila per entrare … “Le sale cinematografiche chiuse sono come occhi tristemente sbarrati”. Affermazione pronunciata da Giuseppe Tornatore, poche settimane fa, in coincidenza con una protesta dei lavoratori dei cinema del centro romano che stanno chiudendo, uno dopo l’altro. Un intervento sull’emergenza sale cinematografiche, come quello di Tornatore, potrebbe derubricarsi in un grido di allarme. Se a pronunciarlo non fosse un regista che spesso ha voluto raccontare il cinema. Farne il protagonista delle sue storie di vita.

Il Cinema “Vittoria” sorge all’ingresso del centro urbano di Casagiove, a pochi chilometri da Caserta.

Edificato nel primo dopoguerra, si presentava in un buono stato di conservazione con ottimi impianti a norma, rivestimenti e arredi nuovi. Il cinema Vittoria dopo il periodo di crisi del cinema, in cui rimase l’ unica sala in provincia di Caserta, coadiuvata e sospinta dall’appassionato gestore, Annibale Mastroianni e da un gruppo di giovani determinati riuniti in “cineclub”, ha rinnovato nel passato glorioso sala e attrezzature, era pronto ad affrontare, forte della sua storia e di un gruppo sempre crescente di amici e spettatori, la sfida delle multisale. Sfida che oggi è stata chiusa da una mediocre classe politica, nessuno ha mosso fino ad oggi qualche parola. Insieme a programmazioni di “consumo”, le opere più raffinate, colte e innovative, venivano presentate al “Vittoria”, dove c’era sempre un pubblico numeroso e affezionato. Nel 2012 i soci ammontarono ad oltre 800 unità. Storico gestore del Cinema Vittoria era il sig. Annibale Mastroianni, pezzo importante della storia del cinema a Caserta e in Terra di Lavoro. I soci del Cineclub e i frequentatori del Cinema Vittoria di Casagiove lo conobbero e lo apprezzarono come un grande lavoratore nel mondo del cinema , appassionato e instancabile. Per il cinema spese tutta la sua vita, a cominciare dall’adolescenza fino agli ultimi momenti di vita. Fece tutta la gavetta nella trafila del proiezionista e dell’ esercente di cinema, cominciando da ragazzo nelle sale di cinema , come aiutante proiezionista fino ad arrivare ad esercente. E dal 1981, lui che con spirito giovanile era aperto e disponibile a nuove esperienze culturali, ed imprenditoriali a differenza di altri esercenti, accolse con favore ed entusiasmo di appoggiare ed interessarsi del cinema di qualità o cinema d’essai. Da allora il Cinema Vittoria di Casagiove , divenuto anche Cineclub, ha vissuto come, in una splendida sorte di crescente epopea socio-culturale, una nuova vita collettiva, ricca di eventi e di incontri importanti, acquisendo notorietà a livello regionale e nazionale. Prima i giovani, gli studenti, gli intellettuali, i musicisti e professionisti, poi la gente comune ha affollato in dolce maniera da sempre crescente come dimostra il passato la sala del Vittoria. Sempre più numerosi, da Casagiove, da Caserta e da tutta la provincia gli spettatori hanno riscoperto con gusto il dolce valore e la bellezza del Cinema di qualità, prendendo spesso le distanze dal cinema commerciale o di cassetta allora in voga. I cinefili e gli spettatori comuni hanno potuto vedere nella Sala del Vittoria i migliori film dei più grandi registi del Mondo, le migliori rassegne teatrali, ma soprattutto i migliori musicisti. Inoltre il pubblico ha potuto conoscere e colloquiare in sala con molti registi e attori famosi. Al Cineclub Vittoria va straordinariamente dato il merito di aver stimolato e coltivato in molti giovani la voglia, la crescita e la passione di lavorare nel cinema . Dal Cineclub, infatti, sono usciti attori , registi, un promotore e direttore di Festival cinematografici di livello nazionale, operatori a vari livelli , tutti impegnati nella meravigliosa arte ricreativa del Cinema. Tutto questo movimento ha coinvolto dal primo momento anche i giovani figli Pietro ed Italo, suoi fidati collaboratori e sempre al fianco di Annibale nel realizzare ogni nuovo artistico progetto. Ora tutto non c’è più, ma soprattutto non si parla più del Cineclub Vittoria. A causa di problemi economici che diventano sempre più pressanti con la paventata possibilità di trasformazione speculativa da parte di costruttori di poca cultura, del fabbricato del cinema in edilizia residenziale e commerciale. I fratelli Mastroianni e tanti appassionati del cinema di qualità vogliono che si torni a Casagiove, ed a Caserta e provincia a parlare nuovamente di un’ “epoca di grande Cinema”, che ha visto la programmazione ininterrotta di film di grandi autori, spesso presenti in sala per confrontarsi con il pubblico, e festival, e stagioni estive, visite di gruppo a Cinecittà, biblioteca con riviste e cineteca, film in lingua e tante, tante altre attività legate al mondo della cultura cinematografica. Non abbandoniamo il nostro Cinema, riapriamo informando i cittadini che si può ancora risolvere la problematica che riguarda la nostra amata sala di Viale Trieste. Casagiove è morta. Con grande preoccupazione e senso di melanconia chiediamo alle Istituzioni Locali, in primis al Comune di Casagiove, al quale il Cinema Vittoria ha ecato pregio nell’arco del trentennio, di riaprire con la nuova proprietà dello stabile, il dibattito sulla valenza storica culturale della sala e della sua attività. Chiediamo all’amministrazione di attivare urgentemente un Consiglio Comunale Aperto che riconosca al Cinema una valenza fondamentale per il Territorio e che scoraggi tentativi di chi vuole speculazione e far calare il sipario su una problematica a danno di un’attrezzatura di interesse pubblico. La chiusura del cinema è stata la partenza di un primo step di un progetto che prevede il cambiamento totale d ciò che porta la tangibilità della cultura. Cari amministratori Casagiovesi vi riportiamo vari esempi, parliamo della crisi cinematografica di Roma: Al Bristol, al Tuscolano, che ha ottenuto le autorizzazioni per la creazione di aree per uffici e per il commercio. Così come all’Impero, in via dell’ Acqua Bullicante al Prenestino. Ancora prima molti cinema romani travolti dalla crisi degli anni Settanta sono stati trasformati. Come il Balduina, nell’ omonima piazza, trasformato in uffici. Il Mondial di viale Libia, in un grande magazzino. Il XXI aprile, in un supermercato. L’Ausonia, dietro piazza Bologna, è diventato una sinagoga. Il Palestrina a Cola di Rienzo, un fast food. Uniche voci fuori dal coro, esempi di premiata buon volontà, le ristrutturazioni del Nuovo Cinema L’Aquila, al Pigneto, e del The Space Cinema Moderno a Piazza della Repubblica. Il primo, sequestrato alla criminalità organizzata, è stato interamente ristrutturato dal Comune di Roma. Il secondo “resuscitato” dalla catena di multisale The Space Cinema. Anche gli stabilimenti di Cinecittà sono minacciati dalla chiusura. Preambolo della successiva trasformazione in un altro enorme centro commerciale, che si va ad aggiungere al limitrofo Cinecittà2. Una situazione evidentemente preoccupante, per il settore del cinema. Oltre che dolorosa. Anche a livello personale, considerando che ciascuno di noi ha un proprio cinema del cuore. Un luogo dei ricordi. Una sorta di Nuovo Cinema Paradiso romano. Tuttavia è innegabile che la questione della progressiva chiusura delle vecchie sale cinematografiche vada affrontata con la necessaria dose di puro realismo. Perché non si può negare che la problematica è stata inevitabilmente sopraffatta. Travolta da un mercato, non solo nazionale, che chiede molteplicità di scelta. Nel tentativo di battere la dittatura del piccolo schermo. Ma l’accettazione di questo mutamento, peraltro di difficile metabolizzazione da parte dei puristi del cinema, non può prescindere da un altro elemento. Cioè dalla necessità che il nuovo status quo sia accompagnato da un’offerta di distribuzione cinematografica all’altezza. Per Casagiove la situazione è diversa. Non è impensabile che a Casagiove perda pezzi della sua sala cinematografica senza che nessuno parli. Agli inizi dello scorso settembre Massimo Ferrero, proprietario e presidente di Mediaport, dalle colonne del Corriere della Sera, annunciava un impegno imprenditoriale serio e partecipe per la risoluzione della crisi. Ma al di là dei propositi particolari servirebbe che il problema venisse seguito in tutte le sue declinazioni dalla Giunta. Da Gennaro Caiazza, consigliere delegato alla cultura, a Roberto Corsale sindaco della città di Casagiove. Non si può immaginare una Casagiove povera di cinema. Sarebbe un autentico nonsenso. Culturale, certo, ma anche sociale. Servirebbe un progetto d’arte urbana ideato da un eterogeneo gruppo di ricercatori. Osservando la problematica situazione dei tanti cinema dismessi, abbandonati o trasformati in attività commerciali, o prefabbricati. Partendo da quel vulnus per tentare di agire su più livelli. Attraverso un’azione artistica, ma soprattutto culturale sul territorio. Ma anche la costruzione di una mappatura, raccolta e pubblicazione di informazioni sulle sale cinematografiche chiuse. Insomma un’operazione che cerca di contrastare quel che a tutti gli effetti si mostra un impoverimento mediocre culturale, ed storico della città di Casagiove. I cinema, non solo quelli più lussuosi del Centro, ma anche quelli “più familiari” delle aree marginali della Città, sono stati a lungo importanti aggregatori sociali ed umani. Luoghi di gioiosa condivisione. Si spegnevano le luci ed iniziava la magia. Da allora molte luci, pian piano, non si sono più riaccese. Non soltanto per colpa del digitale e della serrata concorrenza della televisione. Casagiove, città del cinema e del cinema, merita di più. Una buona amministrazione comunale dovrebbe poter assicurare anche questo. Che i settori più rappresentativi della Città non vengano abbandonati a se stessi. Che la smania del presente non cancelli il passato.

Giacinto Di Patre

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