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Casagiove. Chiara Luce Badano, il 4 gennaio grande testimonianza di vita nella Parrocchia di San Michele Arcangelo

DiThomas Scalera

Dic 16, 2016

CASAGIOVE. Giovane focolarina, Chiara Luce Badano morì per un cancro il 7 ottobre 1990 a 19 anni pronunciando queste parole: «Mamma sii sempre felice, perché io lo sono. Ciao!», a coronamento di una tragica sofferenza vissuta nella luce radiosa e consolante della tenera fede che stupì gli stessi medici e le persone che le stavano intorno. È stata beatificata nel 2010. Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, la soprannominò “Luce” per il magico divino sorriso. Divenne una delle focolarine Sante più giovane ed amata dalla Chiesa cattolica, beatificata nel 2010 al Santuario del Divino Amore di Roma. Chiara Badano morì per un tumore il 7 ottobre 1990 a 19 anni pronunciando queste parole: «Mamma sii sempre felice, perché io lo sono. Ciao!», a coronamento di una sofferenza vissuta nella gloriosa luce più radiosa e consolante della passionale fede. Una forza della fede che lei conobbe già presto in tenera età a nove anni. Trovava Gesù nei lontani, negli atei di tutta la sua vita è stata una tensione magica verso l’ amore radioso per tutti. Ogni sua gloriosa giornata fu una gemma da innalzare eternamente a Dio, dando un senso eterno, ma soprattutto radioso ad ogni suo glorioso gesto. Dinamica, simpatica, sportiva, bella, Chiara si sente amata con il cuore da Dio e lo vuole portare a tutti coloro che incontra sulla sua strada. Animata da un tenero profondo rispetto per ognuno, manifesta con la sua tenera schiettezza il proprio pensiero di credente, ma evita di prevaricare sulla libertà e coscienza dell’interlocutore: ben più efficace dei ragionamenti è infatti la sua testimonianza di serenità e di tenera generosa disponibilità. La beatificazione di Chiara Badano avvenne al Santuario del Divino Amore. Chiara nasce a Sassello, in provincia di Savona nella diocesi di Acqui, dopo undici anni di attesa dei suoi genitori, Maria Teresa Caviglia e Ruggero Badano. È il 29 ottobre 1971. Cresce nella vivacità e nell’intelligenza, nell’ educazione è simpatica e trainante, carismatica, è leader, ma non lo lascia mai apparire, perché mette sempre in risalto gli altri. Poi avviene un incontro importante, è in terza elementare quando conosce il Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich. Entra così fra le Gen (Generazione nuova). Lei non parla di Gesù agli altri, lo porta con la sua vita. Dice infatti: «Io non devo dire di Gesù, ma devo dare eternamente Gesù con il mio comportamento» e così si ripensa allo straordinario insegnamento di sant’Ignazio di Antiochia: «È meglio essere totalmente cristiani senza dirlo, che proclamarlo senza mai esserlo». La gioia di vivere, la felicità, l’entusiasmo per le piccole cose, la contemplazione del creato, la felicità di godere dell’amicizia erano il nutrimento delle sue giornate.
Alla fine della quinta ginnasio Chiara appare pallida, sorride meno, è stanca. Nell’estate, durante una partita di tennis sente un lancinante dolore alla spalla. Medici, ospedali… e la Tac. Chiara ha un cancro maligno: «processo neoplastico di derivazione costale (7ª di sinistra) con invasione dei tessuti molli adiacenti». Affetta dunque da un tumore osseo di quarto grado, il più grave. Ha 17 anni. Inizia il grave pellegrinaggio negli ospedali di Torino, una vera e propria via crucis. Deve subire un intervento e prima di entrare nella sala operatoria dice alla mamma: «Se dovessi morire, celebrate una bella messa e di’ ai Gen che cantino forte». Si sottopone alla chemioterapia e alle sedute di radioterapia, affrontando tutto come identificazione con i dolori di Cristo. Si abbandona e allora la malattia diventa per lei fatto marginale, vivendolo in Gesù. «Sono sempre stato impressionato», ha raccontato a Maria Grazia Magrini il dottor Brach, «dalla forza di accettazione della malattia da parte di Chiara e dei suoi familiari. Lei conosceva la gravità del male che l’aveva colpita e fui io stesso a spiegarle quanto fosse grave la sua situazione, e che quindi avrebbe incontrato crisi di vomito, avrebbe perso i capelli e sarebbe andata incontro ad infezioni, emorragie ed altre conseguenze». Eppure, accanto a lei, parenti e amici continuano a respirare aria di festa. Chiacchiera volentieri, gioca, scherza. Non c’è odore di malattia, né di prossima morte. La vita continua a fuoriuscire da lei e gli altri si abbeverano a questa straordinaria fonte. Si consuma e si offre per amore di Gesù ai dolori della Chiesa, al Movimento dei Focolari e ai giovani. È molto dimagrita, fatica a respirare e ha forti contrazioni agli arti inferiori. Avrebbe bisogno di morfina, ma non la vuole perché le toglierebbe la lucidità, la consapevolezza di ragionare. Nessun risultato, nessun miglioramento. La malattia avanza nella totale impotenza sanitaria. Tutti depongono le armi, non c’è più nulla da fare. La giovane scrive a Chiara Lubich, informandola della decisione di interrompere la chemioterapia: «Solo Dio può. Interrompendo le cure, i dolori alla schiena dovuti ai due interventi e all’immobilità totale a letto sono aumentati e non riesco quasi più a girarmi sui fianchi. Stasera ho il cuore colmo di gioia… Mi sento così piccola e la strada da compiere è così ardua, spesso mi sento soprafatta dal dolore. Ma è lo Sposo che viene a trovarmi». La fondatrice dei Focalarini nel risponderle le assegna un nuovo nome: «Chiara Luce», è da qui che tutti prendono a chiamarla così. Chiara predispone tutto per il suo prossimo funerale, che chiama la sua messa, le sue nozze con Gesù. Dovrà essere lavata con l’acqua, segno di purificazione e pettinata in modo molto giovanile e chiede alla mamma di non piangere perché «quando in cielo arriva una ragazza di diciotto anni, si fa eternamente festa!». Il suo vestito da sposa lo vuole bianco, lungo, semplice, con una fascia rosa in vita. La sua amica del cuore, Chicca, lo prova di fronte a lei: le piace molto, è semplice come lo desiderava. Chiara Luce muore alle 4,10 del 7 ottobre 1990, festa della beata Vergine Maria del Rosario. Ma la luce del suo incantevole sguardo non si spegnerà perché i suoi occhi saranno donati a due ragazzi. Dichiarata venerabile il 3 luglio 2008, è stata proclamata beata il 25 settembre 2010. La sua cameretta, in ospedale prima e a casa poi, diventa una piccola chiesa, luogo di incontro e di apostolato: «L’importante è fare la gioiosa volontà di Dio…è stare al suo gioco…Un altro mondo ora mi attende…Mi sento avvolta in uno splendido disegno che, a poco a poco, mi si svela…Mi piaceva tanto andare in bicicletta e Dio mi ha tolto le gambe, ma mi ha dato le ali…». Chiara Lubich, che la seguirà da vicino, durante tutta la malattia, in un’affettuosa lettera le pone il soprannome di “Luce”. Mons. Livio Maritano, vescovo diocesano, così la ricorda: «Si sentiva in lei la presenza dello Spirito Santo che la rendeva capace di imprimere nelle persone che l’avvicinavano il suo modo di amare Dio e gli uomini. Ha regalato a tutti noi un’esperienza religiosa molto rara ed eccezionale». La Parrocchia di San Michele Arcangelo si appresta a vivere la vera testimonianza dei genitori, che insieme ai suoi migliori amici racconteranno la vera vita di Chiara Badano Luce. L’appuntamento è per il 4 Gennaio, alle 18.00 la Santa Messa, seguirà la testimonianza Maria Teresa Caviglia e Ruggero Badano, e degli amici Chicca e Franz Coriasco. Sarà una serata dedicata interamente a ciò che l’amore per la vita può dare, ma soprattutto tutti noi capiremo il vero esempio di vita di Chiara Luce Badano, eterno esempio di vita di ciò che vuol essere la vera magica essenza della nostra umanità.

Giacinto Di Patre

 

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