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Casagiove. Giornata contro il bullismo a scuola, Mastroianni (GD) ne ricorda l’importanza

DiThomas Scalera

Feb 7, 2017
Francesca Mastroianni

CASAGIOVE. Il 7 febbraio è la prima giornata nazionale contro il bullismo a scuola. Il fenomeno oggi è in crescita e le soluzioni possono arrivare solo da una conoscenza più approfondita dei suoi contorni, afferma la presidentessa del circolo cittadino dei GD di Casagiove la responsabile della pubblica istruzione Francesca Mastroianni. La giornata di oggi può servire a focalizzare l’attenzione su un fenomeno che è cresciuto negli anni e che colpisce soprattutto gli individui che oggi sono individuati come più deboli o “diversi”. In alcuni casi però la figura di vittima e carnefice si confonde. La violenza tende a generare violenza e a rendere sempre più difficile il cammino verso una società inclusiva. Tutti noi dobbiamo usare un luogo di socializzazione, ma soprattutto allo stesso tempo dobbiamo svolgere un ruolo fondamentale adatto per ciascun individuo. L’importante compito rimane quello di mediare i rapporti sociali in modo da evitare pregiudizi, intolleranza e discriminazione e di orientarli invece al rispetto reciproco del genere umano. Tra i banchi si sviluppa quel senso di appartenenza a una comunità che getta le basi per una società solidale. Talvolta però i rapporti che vi si stabiliscono sono improntati non sul rispetto ma sulla prevaricazione. La diversità, anziché essere vista come un’opportunità di arricchimento, diventa motivo di esclusione e si manifestano azioni violente soprattutto ai danni di chi viene percepito come più debole. Per riconoscere se uno studente, un figlio o un ragazzo è vittima di bullismo ci sono degli indicatori che ci aiutano ad identificare afferma la Mastroianni se il soggetto è ripetutamente vittimizzato dai suoi coetanei. I segnali principali che oggi notiamo nella scuola portano ad indicarci se uno studente è oggetto di derisione pesante, soprannomi denigratori, messo in ridicolo, minacciato, comandato, sottomesso, colpito con pugni e calci. Il giovane è spesso escluso dal gruppo dei suoi coetanei durante l’intervallo, scelto per ultimo nei giochi di squadra. Ha difficoltà nel parlare in classe, dà l’impressione di essere ansioso, ma soprattutto risulta essere insicuro. Oggi notiamo anche segnali meno evidenti che evidenziano afferma la presidentessa Mastroianni un atto di bullismo: il soggetto torna da scuola con vestiti e libro completamente rovinati, ha lividi, ferite, tagli a cui non si dà una spiegazione naturale. Non porta a casa compagni di classe o altri coetanei è raramente trascorre sempre del tempo con loro, a casa o fuori. Raramente risulta essere invitato, oppure coinvolto nelle attività ludiche. Episodi di bullismo che interessano bambini e adolescenti sono spesso riportati sulle pagine dei giornali e diversi studi tendono a confermare la gravità del fenomeno. Una fonte di informazione utile a fornire un quadro è costituita dai dati Invalsi. Infatti, tra i quesiti proposti nel questionario somministrato dall’Istituto agli studenti, ve ne sono alcuni che dimostrano la totale diffusione del bullismo. In particolare, si afferma quanto spesso durante l’anno scolastico allo studente è capitato di subire completamente comportamenti aggressivi (quali prese in giro, insulti, esclusione, violenza fisica). Esaminando i dati del 2014-15 (nel questionario 2015-16 queste domande non sono presenti) relativi alla quinta classe della scuola primaria si nota che solo il 19,3 per cento degli alunni non ha mai subito questo tipo di comportamento. Circa il 59 per cento risponde invece di averlo subito ogni tanto. La cadenza diventa settimanale per circa l’ 11 per cento degli studenti e giornaliera per il 10 per cento. Percentuali che oggi non sono allarmanti ma si riscontrano nei dati relativi agli adolescenti che frequentano il secondo anno delle scuole superiori. Anche in questo caso il 48 per cento dichiara di aver subito ogni tanto atti di bullismo e circa il 12 per cento dichiara di esserne vittima settimanalmente o giornalmente. Sono fatti non certo nuovi tuttavia, riferisce la rappresentante politica dei GD di Casagiove la sua dimensione è cresciuta nel tempo. Per avere un’idea dell’andamento temporale si può considerare riferisce la Mastroianni la prima indagine Invalsi che fornisce informazioni sul fenomeno. Poiché alcune domande poste agli studenti sono cambiate nel tempo, non si possono fare comparazioni immediate, è però possibile avere qualche indicazione. Nell’anno scolastico 2009-10, la percentuale di studenti di quinta elementare che dichiarava di aver subito qualche atto di bullismo era pari al 37 per cento. Vi è stato quindi un forte aumento considerevole che ha riguardato tutto il territorio nazionale (per una volta Sud e Nord sono uguali). Non sono cambiate invece le caratteristiche delle vittime. Il fenomeno è più diffuso tra i maschi e tra gli studenti provenienti da un contesto socio-economico più debole. La probabilità di subire fortemente azioni violente con cadenza settimanale o giornaliera aumenta, ad esempio, per i figli dei disoccupati e di coloro che hanno un basso livello di istruzione. Inoltre, a parità di condizioni socio-economiche, gli studenti immigrati (con genitori nati all’estero) tendono a essere vittime del bullismo più spesso degli studenti italiani. Come si può notare oggi, la percentuale di studenti immigrati che dice di aver subito qualche atto di bullismo ogni settimana o ogni giorno è di circa il 26 per cento nelle scuola primaria e di circa il 17 per cento nella scuola secondaria di secondo grado (queste percentuali sono circa 21 per cento e 12 per cento per gli studenti italiani). È un disagio che va ad aggiungersi ai molti altri che questi bambini e adolescenti affrontano nell’abituarsi ad un contesto nuovo. E’ sempre giusto evidenziare che i ruoli torbidi del bullismo, spesso ben definiti, alcune volte si confondono. Nel 2014-15, il 6 per cento degli adolescenti che frequentano la seconda classe delle scuole superiori dichiara sia di aver subito con frequenza settimanale o giornaliera atti di bullismo sia di aver messo in atto tali comportamenti nei confronti di altri studenti con la stessa frequenza. La percentuale è più alta tra gli studenti immigrati: 9,5 per cento contro il 5,7 per cento degli studenti italiani. Si può rispondere alle umiliazioni derivanti dalle continue aggressioni psicologiche o fisiche subite in maniera diversa. È però facile che chi subisce violenza metta prima o poi in atto comportamenti violenti. Oggi, l’obbiettivo della prima giornata nazionale contro il bullismo in concomitanza con il “Safe Internet Day,” ha lo scopo di portare la riflessione ai ragazzi e alle ragazze sull’uso quotidiano di internet e su come intendere il web un posto sicuro attraverso cui promuovere le relazioni. Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha ritenuto sancire una giornata didattica a favore della prevenzione del bullismo e del cyberbullismo dal target “Nodo Blu – le scuole unite contro il bullismo”. Una manifestazione che vede impegnate le scuole primarie e le scuole secondarie di primo grado di tutta Italia attraverso eterogenee attività scientifiche al fine di mettere in totale evidenza quella che oggi è la problematica del bullismo, di cui tanto si sente parlare e, spesso, mai affrontata. Lo scopo di questa giornata non è solo quello di mettere in risalto la violenza in tutte le sue forme che coinvolge sempre più adolescenti, ma rendere la scuola il principale riferimento educativo, istituzionale, insieme alla famiglia, se si vuole salvaguardare l’educazione delle nuove generazioni. L’unione sinergica ed efficace tra famiglia, scuola e istituzioni può vincere le condotte negative dei giovani: indagine del contesto in cui si manifesta l’episodio violento, prevenzione, strategie educative, approcci comunicativi sono gli strumenti per arginare completamente il fenomeno. Arginare questi fenomeni è diventato sempre più difficile perché adesso non si manifestano solo all’interno delle mura scolastiche, dove in qualche modo vi può essere una supervisione da parte dei docenti, ma anche e soprattutto attraverso i social network. Ben venga quindi la giornata contro il bullismo e tutte le azioni (compresa la proposta di legge sul Cyberbullismo) volte a contrastare un fenomeno che però per essere risolto ha anche bisogno di essere meglio compreso. Un ruolo molto importante è probabilmente svolto dagli “spettatori”, alcune volte complici e altre volte indifferenti alla violenza. Ma è la società nel suo complesso e attraverso tutte le sue istituzioni che deve agire totalmente anteponendo il rispetto della dignità umana a qualsiasi altra cosa. Lancio il mio appello riferisce Francesca Mastroianni presidentessa del circolo cittadino dei GD di Casagiove ai lettori: se conoscete qualsiasi adolescente che possa essere vittima o bullo non abbiate timore di mettere in risalto l’atto attraverso il dialogo. Discutere della problematica afferma la responsabile della pubblica istruzione del circolo cittadino casagiovese è il primo passo per sconfiggere questo malessere sociale, poi, a seconda della gravità del caso, è indispensabile avvalersi del sostegno familiare e scolastico, di un educatore o di uno psicologo che attraverso efficaci strategie gestisca con accuratezza significativa il fenomeno.

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