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Casagiove. I Giovani Democratici ricordano la Festa della Donna

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CASAGIOVE. La giornata internazionale della donna, definita comunemente Festa della Donna o Giornata della Donna, si celebra l’8 marzo per ricordare tutte le conquiste delle donne in campo economico, politico e sociale ma anche le discriminazioni e le violenze cui le donne sono state sottoposte in passato in alcune parti del mondo, questa discriminazione continua ancora in alcune parti del mondo afferma il Segretario locale dei GD di Casagiove Marco Macca. L’8 marzo ha, quindi, un significato ben diverso da quello che il consumismo moderno ha voluto imprimere, le connotazioni attuali di questa data sono: i festeggiamenti, il regalare mimosa o fiori alle donne, cene fuori tra donne che si mettono in ghingheri. Tutto mero consumismo che cozza in maniera tremenda contro il reale significato storico di questa giornata celebrativa che poco ha a che vedere con quello che oggi le donne festeggiano l’8 marzo. Adesso mi chiedo serve una giornata per sentirsi donne o per ricordare di esserlo? Serve una giornata per festeggiare l’essere donna? L’8 marzo non è un giorno di festa ma una celebrazione significativa per le donne che combatterono per ottenere tutti i diritti che le donne moderne di oggi danno per scontato: diritto di voto, uguaglianza sul lavoro, parità tra i sessi, tutte cose ottenute grazie alle battaglie di grandi donne del passato. Ci sono molte storie e racconti che narrano in merito a questa data; quello che noi accreditiamo afferma Marco Macca oggi purtroppo non lo vediamo più, perché non ci spiegazioni corrette della celebrazione, giusto ricordare in quella data la morte di più di un centinaio di donne, avvenuta in un incendio in una fabbrica di New York. Le operaie, sempre secondo questa versione dei fatti, rimasero ostaggio nella fabbrica e perirono, proprio il giorno 8 marzo. Ma la storia non dice assolutamente questo. In effetti l’incendio della fabbrica in cui perirono le operaie ci fu davvero, ma accadde il 12 marzo, e soprattutto molto tempo dopo che si celebrava già la Giornata della donna. Questa giornata celebrativa nacque negli Stati uniti, come “Woman’s Day”, il 3 maggio 1908, quando ad una delle conferenze del partito socialista di Chicago, alle quali erano invitate a partecipare anche le donne, in mancanza dell’oratore ufficiale prese la parola la socialista Corinne Brown, che era una leader sostenitrice dei diritti delle donne e per la loro “liberazione” proprio durante il suo intervento in questa conferenza la Brown affrontò il discorso dello sfruttamento lavorativo da parte dei datori di lavoro nei confronti delle operaie, che tra l’altro ricevevano miseramente un salario bassissimo e avevano un orario di lavoro infernale. Inoltre in quella giornata si affrontò anche il discorso delle discriminazioni sessuali nei confronti della donna e dell’estensione definitiva del diritto di voto alle donne. Dopo quella conferenza, che però non ebbe un effetto immediato, il Partito socialista americano decise «di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 per l’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile». La prima giornata della donna fu celebrata il 28 febbraio 1909 negli Stati Uniti. però il segretario Macca dichiara che la vera svolta storica della Giornata della donna si ebbe nel 1910. Il battagliero sciopero di 20.000 operaie di New York durato tre mesi, dal novembre 1908 al febbraio 1909, fu considerato dal Partito socialista come una manifestazione che tutelava in pieno i diritti delle donne. E proprio per questa ragione la Conferenza internazionale delle donne socialiste, che nel 1910 si svolse a Copenaghen, si decise di istituire in tutto il mondo una giornata che fosse ricordata per mettere in risalto la rivendicazione dei diritti delle donne. Negli Stati Uniti la Giornata della donna continuò a tenersi alla fine di febbraio, mentre in Paesi come Germania, Austria, Svizzera, Danimarca, la prima Giornata della donna fu tenuta il 19 marzo del 1911. La celebrazione della Giornata della donna fu interrotta durante la Prima Guerra Mondiale, ma quando l’8 marzo 1917 a San Pietroburgo, le donne si unirono in un meraviglioso corteo nella capitale per rivendicare la fine della guerra, il tutto non suscitò nessuna reazione da parte dei Cosacchi ed incoraggio il popolo alle successive manifestazioni che portarono alla rivoluzione che provocò il crollo dello Zar. L’8 marzo 1917 ricordiamo quindi il giorno in cui, grazie alle donne russe, ebbe inizio la Rivoluzione Russa. Per questo motivo nel 1921, la seconda Internazionale delle donne comuniste fissò come data celebrativa per la Giornata della donna l’8 marzo. In Italia per la prima volta la Giornata della donna fu celebrata il 22 marzo 1922. Francesca Mastroianni presidentessa del circolo cittadino dei GD di Casagiove ricorda che la festa nasce come un giorno che serve a celebrare i diritti delle donne, a innalzare il loro ruolo nella storia e nella politica dell’epoca, quello che era un giorno per celebrare il coraggio e la ponderata determinazione delle donne, è ora un giorno che è stato completamente stravolto. Le donne usano l’8 marzo per avere una giornata libera, mentre questa data era nata proprio per commemorare la libertà delle donne. In questa data oggi le donne escono si divertono, festeggiano l’essere donna, senza neanche sapere il motivo della festa, lo fanno, dando per scontato che ci debba essere una giornata che serva a festeggiare le donne (si son mai chieste queste donne perchè non c’è una festa dell’Uomo?), senza chiedersi perchè si celebrano le donne e cosa hanno fatto per meritarlo. Fosse per le donne di oggi, probabilmente non esisterebbe mai nessun 8 marzo. Oggi la Mastroianni parla da donna, libera e orgogliosa di esserlo, orgogliosa soprattutto di quello che le mie predecessore hanno fatto per far si che io oggi possa vantare la mia libertà. Per quanto mi riguarda è 8 marzo tutti i giorni, poichè tutti i giorni festeggio la mia essenza di donna e non ho bisogno di una data sul calendario che mi ricordi di farlo. Puntualizziamo afferma la presidentessa Mastroianni il fatto che ci vuole più coerenza anche a partire dalle stesse donne. Per esempio non si può sentire donne che criticano altre donne se queste non vogliono avere figli. Ma dove sta scritto che tutte devono avere figli per sentirsi realizzate? Lasciamo perdere tutte le offese possibili e immaginabili. La Mastroianni dichiara l’importanza dell’essenza femminile. Le donne potranno dire di aver raggiunto la parità con gli uomini, quando la suddetta avrà raggiunto con il suo ideale posizioni di responsabilità all’interno della nostra collettività. Le donne devono tornare ad essere le protagoniste assolute della nostra vita sociale.
Un augurio speciale dichiara Francesca Mastroianni lo voglio fare al corpo docente italiano che è ricoperto all’82% da donne di cui 6 capi d’istituto su 10 sono donne, simbolo che la cura, la formazione e l’educazione hanno bisogno come riferimento di una forma mentis al femminile.
Alessio Paciello responsabile dell’organizzazione dei GD di Casagiove afferma, che la catechesi che il mondo fa alla donna su se stessa oggi risulta essere pericolosissima. Intanto per un motivo banale: molto più dell’uomo la donna ha un tempo limitato per scegliere bene cosa fare della sua vita. Se le donne fossero ciniche afferma Paciello avremo una data di scadenza. Non per tutto il tempo della nostra vita ci è dato di fare tutte le scelte, e mi riferisco soprattutto a quelle donne che dichiarano di essere disponibili ad accogliere figli. Il mondo evidenzia Paciello dice tutto il contrario, oggi si deve investire sulle donne, cercando di capire l’importanza della maternità, noi non dobbiamo limitarci afferma Alessio Paciello se no le stesse donne non potranno costruire una vita nella quale la maternità potrà troverà i criteri essenziali della vita.

Quello che poi scopriamo quando la donna si imbatte nella maternità afferma il segretario Macca è la bellezza che unita alla felicità travolge tutto quello che la donna costruisce senza tenerne conto delle avventure incomparabili della vita. Oggi le donne si battono ancora per ottenere conquiste che siano significative per la società: Non dobbiamo mai dimenticarci invece di pretendere il diritto di dare, se mai, un contributo alla società e al mondo, ma nelle fasi della vita in cui questo non infastidisca mai la difesa dei nostri piccoli, e di farlo con dei tempi umani, che ci lascino le energie per custodire anche il mondo, solo così potremo rendere l’umanità un posto migliore.

Questo giorno di festa ci servirà per combattere, non possiamo farci fregare da nessuno. È dall’inizio che la malvagità umana si concentra sulla classe femminile, le donne devono lottare per essere più vicine alla fonte della vita, Comunque, afferma Macca oggi bisogna battersi per parlare dei problemi che affliggono la donna, l’aborto è uno di questi problemi seri: improvvisamente infatti sembra che l’eccesso di obiezione di coscienza da parte dei ginecologi sia uno dei problemi più urgenti del nostro paese, insieme ovviamente al suicidio assistito. Tutto ciò mentre ci congediamo dalla storia, avviandoci verso l’estinzione. In realtà tutti i dati mostrano come l’obiezione di coscienza non sia assolutamente un’emergenza in Italia, gli obiettori sono molti di più negli Stati Uniti se è per questo, e nessuno dei casi italiani balzati alla cronaca e sventolati come bandiere è vero. Ecco perché tutti noi conclude Marco Macca dobbiamo lottare per conquistare molti altri diritti, questa conquista dovrà avvenire attraverso un linguaggio nuovo ma soprattutto preciso, molte parole sono diverse da quelle usate per decenni dove ha regnato il conformismo, Le donne dovranno essere il simbolo di quelle che oggi hanno i corpi ribelli, i desideri inauditi, ma soprattutto dovranno rappresentare quelle donne che si battono per il reddito di autodeterminazione. Non dimentichiamo che dobbiamo lottare per abolire l’obiezione di coscienza nelle interruzioni di gravidanza e che bisogna prestare massima attenzione anche alla lotta contro la transfobia.

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