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Casagiove. La Parrocchia di Don Stefano Giaquinto scende in campo contro la droga, domani dibattito con i giovani

DiThomas Scalera

Mar 6, 2017

CASAGIOVE. Non ci sono zone protette, non esistono ambienti giovanili immuni dalla droga. Magari a qualche genitore piace crederlo, però non è così. Quando abbiamo deciso di parlare di tossicodipendenza, i giovani della parrocchia di San Michele Arcangelo insieme alla Comunità Incontro sapevano che stavano entrando in un campo minato. Tema tosto, ma abbiamo deciso di affrontarlo perché la droga risulta essere la speranza di chi non ha speranza e troppi giovani, per il gusto di un momento, entrano in una dipendenza pericolosa che rovina la vita. L’uso di determinate sostanze è diffuso fra i ragazzi, afferma Don Stefano Giaquinto parroco della comunità parrocchiale di San Michele Arcangelo a Casagiove, l’informazione deve avere il diritto di informare i ragazzi sui i pericoli che la droga comporta. Vi racconteremo nella serata che organizzeremo domani insieme alla Comunità Incontro nel centro Parrocchiale San Vincenzo de Paoli i rischi mortali che si corrono. I ragazzi devono capire con la mente questo dramma del secolo che rovina la vita. I giovani non hanno paura della droga e, nonostante siano consapevoli del fatto che sono dannose, a volte le provano. C’è chi ha cominciato a farne uso già quando frequentava la scuola media, in genere perché trovava lo spacciatore all’uscita. «Uno spacciatore dalla faccia pulita – ricordano gli organizzatori dell’incontro di domani – lo spacciatore che non faceva paura, vestiva sempre come uno di noi». Spesso dietro il bell’aspetto si nasconde una persona senza scrupoli che approfitta dell’ingenuità dei ragazzini. Ma questo lo si capisce dopo. I genitori credono che la scuola sia un luogo protetto, ma spesso si sbagliano. Credono anche che i loro figli siano lontani da problemi del genere, e non si rendono conto che invece sono vicinissimi. Ci sono tanti genitori attenti, ma esistono anche quelli che preferiscono non sapere ciò che fanno i figli fuori di casa. A riprova che la famiglia in sé non rappresenta necessariamente la salvezza, esistono anche quelle che fanno male. Nell’incontro di domani afferma Don Stefano dovranno emergere certi contesti sociali, dove noi educatori di vita con le nostre forze dovremo proteggerli, gli adulti usano i ragazzini per il piccolo spaccio. E infine ci sono i genitori permissivi. Dobbiamo unire le forze per tutelare i nostri giovani: i genitori che hanno i figli devono avere la consapevolezza dei pericoli di oggi. Non c’è quindi da stupirsi se non si preoccupano quando il figlio o la figlia provano una negativa esperienza. Il problema è che non sempre si tratta solo di spinelli: circolano altre sostanze, terribili e temibili. Se uno vuole non fa fatica a procurarsi la droga pesante: è facile trovarla e costa poco.Bisogna capire i racconti dei ragazzi che il sabato notte sostituiscono l’uso dello spinello con la cocaina. Altri sanno rifiutare e limitarsi alla “canna”. L’utilizzo dell’eroina, droga molto forte che un tempo faceva morire per strada, risulta notevolmente diminuita mentre è aumentato l’utilizzo della cocaina. Un uso consapevole fatto da ragazzi incoscienti. Ma c’è anche un fenomeno di induzione all’uso. Un fenomeno che fa sentire in pericolo soprattutto le ragazze che temono di ingerire la droga involontariamente. Cosa che avviene, la maggior parte dei casi, in discoteca. La chiamano la droga dello stupro, i giovani devono conoscere il male di questa sostanza stupefacente, la sostanza sciolta in una bevanda procura uno stato di incoscienza in modo che poi i ragazzi possano abusare della “preda di turno” senza problemi, perché la ragazza non ricorderà mai di essere stata stuprata. Ma perché ci si droga? Per adattarsi al gruppo che si frequenta, per seguire la tendenza, o solo per divertirsi il sabato sera, ma anche per affrontare situazioni difficili in famiglia, affermano gli organizzatori dell’incontro. Sono questi i motivi che vengono addotti per “giustificare” l’utilizzo delle droghe, afferma Don Stefano. La società sposta poi l’attenzione sui riflessi che l’abitudine a “farsi” produce anche nella vita di tutti i giorni e nel modo di stare con gli amici. Cosa succede quando non tutti nel gruppo fumano? Certe volte proprio niente: anche se qualcuno è contrario all’uso della droga, non fa niente per impedire all’amico di “farsi”. Ma sta a guardare come se niente fosse. Ci sono ragazzi che escono solo per cercare di comprare un po’ di “roba” e non pensano ad altro, diventando “diversi”, quasi estranei, per gli amici di “prima”. Ancora, ci sono quelli che abbandonano le vecchie amicizie per abbracciarne delle nuove e pericolose, magari diventando piccoli spacciatori per avere con certezza la dose giornaliera. E magari finendo in ambienti malavitosi. Nessuno nella nostra società afferma Don Stefano sa dire con precisione quale sia l’effetto delle droghe leggere, ma tutti sanno che l’effetto cambia da persona a persona: c’è chi dice che rilassa e che non influisce negativamente sullo studio, anzi che aiuta a concentrarsi. Al contrario, c’è chi invece dice che pesi in maniera estremamente negativa sul rendimento scolastico. All’incontro di domani parteciperanno anche medici dell’Asl casertana che da sempre sono in prima linea ed esprimeranno un loro parere sull’utilizzo di queste sostanze. Il parere comune è che la droga non sia indispensabile per la vita, che ci possono essere altri mille modi di divertimento e tantissimi passatempi sicuramente migliori della droga o dell’alcool. «Non è necessario utilizzare determinate sostanze per diventare il ragazzo forte o più importante del gruppo – sintetizzano i medici dell’Asl –. Bisogna solamente decidere quale strada prendere nella vita e saper dire di no al momento giusto». L’incontro di domani sera sarà moderato dal referente giovanile della pastorale Pasquale Menditto.

La parrocchia di San Michele Arcangelo
Documento senza titolo

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Thomas Scalera

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