• Ven. Ott 15th, 2021

Casagiove. Serata emozionate con la Passione di Cristo e la Via Crucis

DiThomas Scalera

Apr 15, 2017

Una serata commovente ha fatto da sfondo alla Via Crucis cittadina edizione 2017, organizzata dalla comunità parrocchiale di San Michele Arcangelo di Casagiove retta dall’instancabile parroco Don Stefano Giaquinto. La processione si è snodata da piazza San Michele ed ha attraversato le strade del centro storico della città. Ad interpretarne storia e soggetti sono i fedeli della comunità parrocchiale a prescindere da età e sesso, si sono immedesimati con grande passione senza ferire i personaggi del Vangelo. Un forte ringraziamento va all’educatore Pasquale Menditto premiato con una targa ricordo insieme alla moglie, ed ai tanti collaboratori della Chiesa tra cui anche Donatella Matrecano che hanno preparato nel migliore dei modi questi ragazzi alla rappresentazione figurata della Via Crucis. Una folla meravigliosamente colpita ha partecipato alla manifestazione con fede e raccoglimento. La processione, è stata seguita con attenzione, i fedeli della parrocchia sono rimasti profondamente colpiti dal susseguirsi delle varie stazioni, sapientemente localizzate dall’organizzatore ed educatore della chiesa madre Pasquale Menditto e recitate con amore dai giovani figuranti della comunità ecclesiastica. La processione si è avvalsa della preziosa collaborazione della Polizia Municipale e dei volontari cittadini del Nucleo di Protezione Civile di Casagiove.

Intorno alla piazza c’è una variopinta folla di gente. Nella piazza San Michele si assiste con commozione alla lavanda dei piedi e all’ultima cena con gli apostoli, compreso il Pietro vero. Si prosegue, quindi, fino a ‘via Santacroce per poi arrivare in piazza degli Eroi dove è inscenata la ‘tentazione’, per passare poi al ‘sequestro’ di Gesù da parte degli aitanti soldati romani che lo accompagnano prima al sinedrio del tempio. Qui è accolto con scherno ed irrisione dal gran sacerdote Caifa che ne chiede la condanna a morte. C’è poi la scena del tradimento di Pietro e del canto del gallo. Successivamente la ‘storica’ comitiva fa sosta davanti piazza San Michele dove si ha lo svolgimento del processo presieduto da Ponzio Pilato con la definitiva condanna a morte, invocata dagli ebrei. Segue il rito della flagellazione con il corteo con in testa Gesù morto, e la statua della Madonna dell’Addolorata, le statue sono portate a spalla dagli Accollatori di San Vincenzo de’Paoli sfila lungo via XXV Aprile per pervenire a tutte le ‘stazioni’ della Via Crucis, fino ad arrivare di nuovo in piazza San Michele. “La passione di Cristo – ha detto nella sua benedizione finale Don Stefano durante il momento di riflessione in una piazza piena – è di una bruciante attualità: la sua passione continua oggi in tutte le vittime innocenti delle guerre, del terrorismo, della fame, delle violenze, nei cristiani perseguitati e uccisi, in tutti i malati privi di cure, in tutti gli stranieri rifiutati e disprezzati, in tutti i disoccupati umiliati nella loro dignità e in tutti gli emarginati considerati scarti umani”. Concluso il giorno in cui la Chiesa ricorda la morte di Cristo, sabato, come da tradizione, è quello della riflessione. Quindi, sarà il momento della veglia pasquale.

Vergogna – dice ancora il parroco – per il nostro silenzio dinanzi alle ingiustizie; per le nostre mani pigre nel dare e avide nello strappare e nel conquistare; per la nostra voce squillante nel difendere i nostri interessi e timida nel parlare di quelle dell’altrui; per i nostri piedi veloci sulla via del male e paralizzati su quella del bene”. E nella sua invocazione Don Stefano afferma con voce anche qui accorata, per i troppi scandali nella Chiesa. “Vergogna per tutte le volte che noi Vescovi, Sacerdoti, consacrati e consacrate abbiamo scandalizzato e ferito il tuo corpo, la Chiesa; e abbiamo dimenticato il nostro primo amore, il nostro primo entusiasmo e la nostra totale disponibilità, lasciando arrugginire il nostro cuore e la nostra consacrazione”, afferma il sacerdote. Ma oltre che di vergogna, la preghiera di don Stefano a Cristo parla anche di cuori pieni e “nostalgiosi” di speranza: la “speranza fiduciosa che Cristo Risorto non ci tratti secondo i nostri meriti ma unicamente secondo l’abbondanza della tua Misericordia; che i nostri tradimenti non fanno venir meno l’immensità del tuo amore; che il tuo cuore, materno e paterno, non ci dimentica per la durezza delle nostre viscere”. Il parroco chiede nella sua preghiera finale a Cristo di ricordarsi dei nostri fratelli stroncati dalla violenza, dall’indifferenza e dalla guerra; Ti chiediamo di spezzare le catene che ci tengono prigionieri nel nostro egoismo, nella nostra cecità volontaria e nella vanità dei nostri calcoli mondani”, aggiunge chiudendo la sua benedizione finale tra la commozione totale della gente di Casagiove.

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Thomas Scalera

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