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Casal di Principe. Musica, Arcangelo Cirillo presenta “Nu ben prezios”

DiThomas Scalera

Dic 21, 2016

CASAL DI PRINCIPE. Oggi vogliamo aggiungere un tassello alla rinascita che parte dai giovani di Casale, oggi tutti noi casalesi vogliamo restituire all’aggettivo casalese una connotazione pulita, di gente che lavora ed è capace di sognare ed eccellere con onestà in Italia e nel mondo. Lo scopo è portare una ventata di aria buona, di cambiamento nella mentalità di un popolo che in alcune sue componenti è ancora soffocato dal giogo del malaffare. Diciamocelo francamente, ora bisogna cambiare, i giovani possono cambiare i decenni di storia criminale ed omertà possono essere il simbolo da cui ora si deve dare origini ad una nuova primavera, i cui fiori siamo senz’altro noi giovani che abbiamo deciso di ripulire ciò che alcuni nostri concittadini hanno infangato e macchiato. L’arte deve sempre essere un bene primario, attraverso il suo cosmico pensiero i giovani devono trovare uno sfogo personale. Sono queste le parole del giovane rapper casalese Arcangelo Cirillo. Oggi bisogna avere determinazione ma soprattutto voglia di fare per provare sempre a raggiungere il traguardo. Il cuore deve essere l’oggetto creativo di chi con l’arte vuole esprimere un pensiero, non dobbiamo mai essere licenziosi oggi. La vita è un bene prezioso che va tutelato con l’amore eterno. Cirillo ci parla del suo brano “Nu ben prezios” scritto con Daniele Chiarolanza giovane artista di talento con tanti anni di studio elevatissimo già conosciuto in ambito musicale, pronto per fare grandi cose sul territorio. Ci auguriamo che ci venga data possibilità di far conoscere la tangibilità della musica rap, per questo invitiamo tutti gli appassionati di musica a seguirci sulle pagine fb perché ci saranno delle belle sorprese. Cirillo dedica questo pezzo ad Emanuele Alma di Cesa ragazzo scomparso per un tragico incidente stradale. Non voglio parlare della morte di Emanuele, perché la morte rimane sempre un fenomeno doloroso da spiegare, ma andando più in profondità, molti ragazzi sembrano agiti da una pulsione di morte, da una disperata autodistruttività. La cultura in cui sono immersi è concentrata più sugli oggetti che sulle persone; produce alienazione, mancanza di significato, disorientamento. La famiglia, la società, e le altre istituzioni tradizionali sono in crisi, il mondo del lavoro non sembra offrire ai giovani gli sbocchi occupazionali desiderati.
I legami sociali si allentano, la comunicazione, anche all’interno del gruppo dei pari, appare superficiale; malgrado il diffondersi di nuove opportunità, quali l’e-mail e il telefonino, i giovani appaiono sempre più soli, ma soprattutto abbandonati.
Per questo molti ragazzi cercano lo stordimento per vincere le angosce o il vuoto interiore. Certo bisogna distinguere caso per caso. Non si può generalizzare; tanto meno fare del facile moralismo: nessuno possiede la ricetta infallibile del buon vivere, siamo tutti allievi della scuola della vita. Tuttavia, cercare di restituire un senso all’esistenza di ognuno di noi mi sembrerebbe un percorso praticabile. Impegnandoci, per esempio, in attività che non abbiano soltanto uno scopo utilitaristico, ma coinvolgano la solidarietà con gli altri, ci consentano di vivere con e per gli altri. Coltivare la sfera spirituale e non solo quella materiale.
E se proprio non si riesce ad uscire da una vasta dimensione competitiva, capire che la vita non ci richiede che di rado la brillantezza del centometrista, bensì la durata, la pazienza e la ponderazione del fondista. E, soprattutto, che non è necessario arrivare sempre primi.

Giacinto Di Patre

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Thomas Scalera

Il Guru