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Caserta. Bacino di Crisi, i lavoratori: “Siamo pronti ad invadere Roma”

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CASERTA. Una «secca rivoluzione anestetizzante» si sta svolgendo in maniera silenziosa sotto i nostri occhi, noi lavoratori amaramente siamo gli attori protagonisti: la “scarsità” ci ha rovinati. I peggiori sono entrati nella stanza dei bottoni e ci spingono verso il tracollo. Oggi noi lavoratori rivendichiamo i propri diritti come diritto, oggi pratichiamo la giustizia esibendo uno stile di vita, quasi sempre povero e disperato. Oggi ci sentiamo tutti disoccupati, schiacciati dai debiti, genitori abbandonati a se stessi non conosciamo ancora il nostro futuro, siamo dei migranti senza dimora, individui oppressi dai debiti e strangolati, sfrattati da tutti . Oggi tutti noi sentiamo la forza di rivendicare un nostro sacrosanto diritto alla “giustizia”. Sarebbe grottesco. Sentiremo questo eterogeneo popolo dei lavoratori degli esclusi e dei sofferenti chiedere non felicità ma verità. Ma, anche la parola giustizia sfugge in maniera licenziosa alla legge dell’ambiguità. Giustizia rispetto a che cosa? Ai bisogni minimi vitali, come chiediamo noi lavoratori del bisogni che si legano alla sopravvivenza umana, ed ai meriti, come sostengono i vincenti nella partita della vita? La giustizia degli uni è ingiustizia per gli altri. Si comprende, allora, una triste verità tanto banale quanto ignorata, nei discorsi politici e dei politici: se si trascura il punto di vista dal quale si guardano i seri problemi di cui ci occupiamo e si parla genericamente di libertà, diritti, dignità, sostegno economico, uguaglianza, giustizia, ecc., pronunceremo parole vuote, senza significato che producono false coscienze, finendo per abbellire le pretese dei più forti e vanificando il significato che avrebbero sulla bocca dei più deboli. Onde, la conclusione potrebbe essere questa: queste belle parole non si prestano a diventare stendardi che mobilitano le coscienze in un moto e in una lotta comune contro i mali della società, per la semplice ragione che ciò che è male per gli uni è bene per gli altri. La vera questione è la sopravvivenza. Tanto più le distanze diminuissero, tanto più l’ambiguità delle parole che usiamo diminuirebbe. Ma, è chiaro, qui il discorso deve finire, perché si deve completamente con forza uscire con la verità, dove non bastano le parole occorrono i sacrosanti fatti concreti. Certo, la vita, ma soprattutto le nostre difficoltà sono effimere, ma non del tutto. C’è un residuo, il “quasi”, che resta, che si accumula e che forma ciò che chiamiamo umanità, un termine che può tradursi in cultura: il deposito delle esperienze che vengono da lontano e preparano il futuro, un deposito al quale tutti noi, in misura più o meno grande, partecipiamo. O, meglio: dobbiamo poter partecipare attivamente. Altrimenti, siamo fuori dalla totale umanità. Per questo, troviamo qui il primo, sacrosanto primordiale diritto, che condiziona tutti gli altri, noi lavoratori del < BACINO DI CRISI DI CASERTA> ora lo gridiamo ad alta voce: “Sostegno economico, retroattività della mobilità in deroga, corsi di formazione retribuiti, rilancio occupazionale tramite il P.A.C.( che ha sostituito i vari Accordi di Programma ) sono i diritti che noi pretendiamo”. Noi ex lavoratori siamo da due 2 anni senza sostegno al reddito attendavamo speranzosi un ravvedimento delle istituzioni che purtroppo continuano a favorire i già i scandalosi decreti sostenendoli con la mobilità in deroga sino a tutto il 2016. Mentre per i tanti colleghi di lavoro non c’è più nulla, siamo ancora discriminati oggi come bestie sino alla fine. Nulla è servito, una interrogazione parlamentare e regionale, nulla sono serviti i tanti tavoli tecnici.L’Assessorato ad oggi insieme alla Regione rimangono sordi ed insignificanti alle pressioni dei lavoratori del . La violazione dei nostri diritti equivale alla scomparsa del valore della persona, con riduzione verso lo zero assoluto. Oggi noi lavoratori siamo l’esempio di vita, vogliamo comportamenti che siano giusti per tutti quanti noi. Attraverso i comportamenti che noi affermiamo con evidenza l’appartenenza ad un contesto che lascia ai più forti un grande potere decisionale. Alla fine dei conti, si tratta sempre di atteggiamenti che tendono a generare istituzioni corrotte. E la corruzione arriva al suo culmine quando gli individui che la praticano sempre non si accorgono più di esserlo. Per questo che nascono i maledetti “ mali della politica”. Ed è per questo che noi lavoratori del siamo pronti a combattere. Questa mattina durante l’ incontro Unitario svolto nella sede della UIL con le segreterie CGIL, CISL, UIL di Caserta, i sindacati hanno affermato di aver fatto una richiesta di incontro al Ministero cercando di portare all’incontro De Luca che sbandiera insieme alla sua Giunta fantomatici investimenti per la Regione, senza sapere che la crisi economica ha distrutto “Terra di Lavoro” e la cara Confindustria di Caserta. Si cercherà di dare un peso politico più importante, ma soprattutto nazionale alla problematica del lavoro a Caserta. La Questione meridionale non può essere dimenticata, < IL BACINO DI CRISI DI CASERTA> non può morire, bisogna trovare sistemi per impiegare le sacrosante misure “Transitorie”. Bisogna assolutamente programmare una forte ricollocazione di tutto il Bacino presso enti pubblici, si deve agire per portare le grandi aziende ad investire sul territorio. Se a Gennaio il Ministero non avrà risposto, i sindacati unitariamente coinvolgeranno tutta la Regione, organizzando una manifestazione di protesta contro la mancata convocazione nazionale. I lavoratori del < BACINO DI CRISI DI CASERTA> avvisano tutti che se accadrà la manifestazione bisognerà scendere in piazza con i sindacati per una causa che riguarda il benessere di tutti. Il tempo davvero stringe, non si può morire senza aver fatto nulla.

BACINO DI CRISI DI CASERTA

#SOSTERRADILAVORO #BACINODICRISIDICASERTA

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