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Caserta. Condannati tre dipendenti e un consulente: devono risarcire centinaia di milioni all’ASL

DiThomas Scalera

Apr 25, 2016

aula-tribunale
CASERTA. Verdetto d’appello infausto per l’ex direttore sanitario dell’Asl CE/2 Gaetano D’Onofrio, Raffaele Aceti e Francesco Balivo, dipendenti dell’Asl, nonché Augusto Chiosi, consulente legale della stessa Asl, chiamati a rimborsare all’azienda sanitaria somme indebitamente percepite, a loro contestate dalla Corte dei Conti, sezione giurisdizionale della Campania.
I quattro però si sono appellati alla Corte di Appello dei Conti a Roma, che nello specifico ha pronunciato la seguente sentenza nei giudizi di responsabilità iscritti ai numeri 43673, 43888, 43943 e 43986 del registro di segreteria, rispettivamente proposti da: per il numero 43673 da Balivo Francesco, nato a Trentola Ducenta (CE) il 3 giugno 1955 ed ivi residente; per il numero 43888 da Chiosi Augusto, nato a Napoli il 21 luglio 1953 ed ivi residente; per il numero 43943 da Aceti Raffaele nato a Sessa Aurunca (CE) il 29 luglio 1961 ed ivi residente; per il numero 43986 da D’Onofrio Gaetano, nato a Padova il 28 aprile 1959 e residente a Napoli.
Il ricorso ha avuto quale oggetto la sentenza 250/2012 emessa dalla sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Campania.
FATTO
Con la pronuncia in epigrafe Gaetano D’Onofrio, direttore sanitario della ex A.S.L. Caserta nr. 2 (oggi confluita nell’A.S.L. Caserta), Raffaele Aceti e Francesco Balivo, dipendenti di quella medesima azienda sanitaria, ed Augusto Chiosi, consulente legale dell’azienda stessa, sono stati condannati a risarcire a quest’ultima un complessivo danno di 223.922,57 euro scaturito da una transazione stipulata il 22 gennaio 2007 tra quell’A.S.L. da un lato e l’Aceti e il Balivo dall’altro lato.
Tale transazione, che poi era stata annullata in autotutela dal direttore generale Angela Ruggiero con delibera n° 833 del 4 luglio 2007, concerneva il compenso che quei due dipendenti avevano rivendicato in relazione ad un procedimento di project financing di un Dipartimento di Emergenza e Accettazione (in sigla: D.E.A.) c.d. di 2° livello presso l’ospedale di Capua – Santa Maria Capua Vetere, ed aveva comportato un esborso di 271.200 euro in favore dell’Aceti e di 203.400 euro per il Balivo, nelle rispettive qualità di responsabile unico del suddetto procedimento e di supporto al responsabile stesso: con la precisazione che, dopo il testé ricordato annullamento della transazione su descritta, nel giro di pochi mesi il Balivo aveva totalmente restituito l’importo netto pagatogli.
La prospettazione attorea postula l’esistenza di due ben distinti capitoli di danno: l’uno materializzatosi attraverso la stipula della transazione, l’emissione delle certificazioni destinate alla So.Re.Sa. e l’originario pagamento del compenso ai due dipendenti Aceti e Balivo; l’altro suscettibile di scaturire dal pregiudizio arrecato alle ragioni difensive dell’A.S.L. nei giudizi civili proposti da quei medesimi dipendenti, nonché di concretizzarsi allorché l’azienda stessa venisse costretta a pagare ex novo il compenso professionale da loro rivendicato.
Di tali capitoli di danno la Procura regionale ha finora azionato esclusivamente il primo, rispetto al quale appare dunque ingiustificata la sospensione del presente giudizio, data la palese irrilevanza dei due giudizi civili: i cui esiti potrebbero invece costituire il presupposto dell’ulteriore capitolo di danno, del cui risarcimento l’ufficio inquirente ha peraltro formulato esplicita riserva.
Tuttavia i giudici della terza sezione giurisdizionale centrale d’appello, definitivamente pronunciando sul giudizio in epigrafe, hanno rigettato gli appelli proposti da Francesco Balivo, Augusto Chiosi, Raffaele Aceti e Gaetano D’Onofrio e posto a carico degli appellanti (in solido tra loro) le spese di giustizia del presente grado, liquidate nella misura di € trecentottantaquattro/00.

Documento senza titolo

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Thomas Scalera

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