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Caserta. Crisi della Provincia, stamattina la manifestazione di CGIL CISL e UIL. Il resoconto

DiThomas Scalera

Mag 23, 2017

CASERTA. Sono finiti i soldi. In questa semplice, dura e inaccettabile condanna si trova il concetto della questione che riguarda l’ormai disastrata Provincia di Caserta, avviata “verso la scomparsa totale”: come ogni scomparsa, però, ci sono dei precisi responsabili (pochi) e delle vittime (tantissime). Ricapitoliamo la storia della Provincia di Caserta: era l’Aprile del 2014, quando l’allora Governo Letta approvava il disegno di legge firmato dal Ministro degli Affari Regionali di quell’esecutivo, Graziano Delrio, che prevedeva, tra l’altro, la completa trasformazione delle province in enti di secondo livello e l’istituzione delle chimeriche Città metropolitane. Si trattava di un provvedimento che si inseriva nel più ampio progetto, che allora prendeva forma tra l’entusiasmo generale dei licenziosi politici renziani rampanti, di riformare le totali basi istituzionali dello Stato, sulla base di un completo rimescolamento dei rapporti e dei poteri tra Governo centrale ed enti locali (tra cui la Provincia di Caserta che veniva considerata uno dei passeggini scandalosi per inutili e spendaccioni progetti faraonici dei politici casertani). Una mossa piena di felicità, in una situazione politica dove regnava il torbido periodo dinastico politico di Matteo Renzi, periodo in cui sono nate tutte le scandalose diatribe all’interno della corrente democristiana del Partito Democratico. Oggi la Provincia di Caserta si trova con l’acqua alla gola, c’è in atto un menefreghismo politico nei confronti della classe operaia. La scarsa pazzia di Delrio è diventata vergognosamente palese: la nostra cara provincia è stata assassinata dalle scandalose scelte del governo, la riforma imponeva una forte “tassazione” pesantissima, a scopo di ritrasferire tutte le complete risorse allo Stato, tutto è rimasto completamente “nel vuoto,” oggi Caserta è amaramente ostaggio moncone di un sistema che era stato completamente distrutto dalle sue altre propaggini: senza queste perdeva molto, se non tutto, del suo senso fondante. In sostanza, la legge che intendeva fare il funerale alla Provincia, è rimasta a celebrarsi le esequie mentre il dichiarato morto scappava completamente dalla bara. Scene da Terzo Mondo per una provincia che in passato era considerata una delle migliori realtà industriali. Così, i nostri cari enti locali sono praticamente sopravvissuti com’erano ma nel frattempo oggi vi è anche la sanguisuga finanziaria che li completamente assassinati. Ora che c’è di nuovo urgenza di foraggiarne le numerose attribuzioni e competenze, tra cui quella sulla scuola casertana, i politici di casa nostra si pongono problemi impensati fino a 6 mesi fa. Evidentemente, non tutte le province avevano le carte in regola per farcela da sole, nonostante tutto: tra queste realtà più sfortunate oggi c’è la nostra Provincia di Caserta, che oggi denuncia una situazione vergognosa ai limiti della paralisi istituzionale, che si sta ripercuotendo sulla totale erogazione di servizi essenziali. Assurdo il problema della scuola casertana dove non ci sono fondi finanziari per la gestione ordinaria oggi si è impossibilitati ad acquistare la carta igienica per i bagni) e per cui si è messa in discussione persino la pacifica conclusione dell’anno in corso, problematica salvata in extremis da un decreto regionale. La crisi non si vede solo sui banchi, però: sono morti numerosi posti di lavoro, con lavoratori di diverse realtà che oggi non hanno la forza più di pagare lo scotto di un’empasse che si fa sempre più preoccupante per il futuro delle famiglie dei lavoratori. Stamattina alla mobilitazione delle tre sigle sindacali, presenti anche tanti sindaci <di Terra di Lavoro> c’erano diverse realtà lavorative: i lavoratori di Terra di Lavoro, i dipendenti della Provincia di Caserta, gli ex dipendenti della Samir, i lavoratori del <BACINO DI CRISI DI CASERTA>, gli addetti del Servizio Nazionale Giovanile,gli extracomunitari di Castel Volturno, ma soprattutto c’erano i genitori della Rete Informale delle Scuole Casertane, i suddetti genitori come ha dichiarato il coordinatore Umberto Marzuillo, continueranno la loro battaglia per la tutela allo studio dei propri figli. Una mobilitazione molto sentita, il corteo ha attraversato le strade principali di Caserta facendo sentire il proprio dissenso verso la grave crisi in cui versa l’ente della Provincia di Terra di Lavoro. I lavoratori del <BACINO DI CRISI DI CASERTA> hanno movimentato il corteo con le loro motivazioni, i suddetti lavoratori manifestanti rivendicano ad oggi un loro diritto alla “giustizia”. Sarebbe grottesco se tutto ciò non accadesse. Sentiremo sempre questo eterogeneo popolo dei lavoratori degli esclusi e dei sofferenti chiedere non felicità ma verità. Ma, anche la parola giustizia sfugge in maniera licenziosa alla legge dell’ambiguità. Giustizia rispetto a che cosa? Ai bisogni minimi vitali, come hanno chiesto stamattina i lavoratori del Bacino, unendo la loro sopravvivenza ai bisogni che si legano alla vita umana, ed ai meriti, come sostengono i vincenti nella partita della vita? La giustizia degli uni è ingiustizia per gli altri”. I lavoratori dunque continuano ancora nella loro dichiarazione ad esprimere questo concetto vitale: “Si comprende, allora, una triste verità tanto banale quanto ignorata, nei discorsi politici e dei politici: se si trascura il punto di vista dal quale si guardano i seri problemi di cui ci occupiamo e si parla genericamente di libertà, diritti, dignità, sostegno economico, uguaglianza, giustizia, ecc., si pronunciano parole vuote, senza significato che producono false coscienze, finendo per abbellire le pretese dei più forti e vanificando il significato che avrebbero sulla bocca dei più deboli. Onde, la conclusione potrebbe essere questa affermano i due coordinatori del gruppo Clemente Cibelli, ed Roberto Catalano queste belle parole non si prestano a diventare stendardi che mobilitano le coscienze in un moto e in una lotta comune contro i mali della società, per la semplice ragione che ciò che è male per gli uni è bene per gli atri. La vera questione ribadiscono ancora i due coordinatori risulta essere la sopravvivenza. Tanto più le distanze diminuiscono, tanto più l’ambiguità delle parole che usiamo diminuirebbe. Ma, è chiaro, qui il discorso deve finire, perché si deve completamente uscire all’aperto, dove non bastano le parole occorrono i sacrosanti fatti concreti. Certo, la vita, ma soprattutto le nostre difficoltà sono effimere, ma non del tutto. C’è un residuo, il “quasi”, che resta, che si accumula e che forma ciò che chiamiamo umanità, un termine che può tradursi in cultura: il deposito delle nostre esperienze deve sempre venire da lontano tutti noi dobbiamo preparare il futuro, un deposito al quale tutti noi, in misura più o meno grande, partecipiamo. O, meglio: dobbiamo poter partecipare attivamente. Se non verremmo ricollocati dalla Regione, saremo fuori dalla totale umanità. Fermo restando che al problema della scuola, ma soprattutto al problema del Bacino di Crisi di Caserta si aggiunge la sorte drammatica dei dipendenti di aziende appaltatrici di servizi in Provincia e di alcune partecipate, che non hanno più risorse economiche. Anche la rete stradale gestita dalla Provincia è a forte rischio, per la difficoltà a coprire le spese di manutenzione. Il paradosso è che con l’arrivo dei correttivi, tutto questo non può bastare. Ci sarebbero altre questioni aperte, come quella dei prelievi forzosi che, dal 2014, la legge Delrio impone alle stesse province in ragione di alcuni indicatori. Dei trasferimenti di risorse che hanno ammazzato la Provincia di Caserta oggi non si sa bene come, questi indicatori le attribuiscono una forte risorsa economica. Si tratta di decine di milioni di euro che se ne sono andati ed il Presidente Lavornia ha chiesto la restituzione, correggendo una legge che così disponeva, soltanto 3 anni fa (ma sembra un secolo) “perché tanto, tra poco, le
province scompariranno per sempre dalla scena politica del paese.”


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Thomas Scalera

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