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Caserta. Dubbi sul colore della facciata della Reggia dopo il restauro, il chiarimento dell’Arch. Belardelli

DiThomas Scalera

Nov 13, 2015

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CASERTA. Sono emersi in rete interrogativi sulla coloritura non del tutto uniforme della facciata della Reggia di Caserta dopo il restauro. Questo è il chiarimento al riguardo dell’arch. Flavia Belardelli, coordinatore del gruppo di direzione lavori: “L’intervento di pulitura, consolidamento superficiale e restauro del paramento in laterizi della facciata principale della Reggia è stato condotto con tecniche e materiali uguali in tutti i moduli operativi in cui si articola il cantiere, in conformità al progetto redatto con la consulenza dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro. La tonalità più scura rilevata sul tratto di facciata liberato dai ponteggi nei mesi precedenti rispetto all’ultimo tratto appena completato è effetto della esposizione agli agenti atmosferici che ha restituito vibrazione coloristica alla tessitura dei mattoni, in cui sono emersi i conci in cui la perdita dell’antica patinatura protettiva ha favorito un maggior grado di assorbimento dell’acqua piovana. Si chiarisce, infatti, che il paramento in laterizi, pur essendo privo di intonaco, ha subito, sia in fase di costruzione che in fasi più tarde di restauro, un trattamento detto di “sagramatura” con caseinato di calce, che mirava ad attutire il colore rosso del biscotto di argilla cotta, per ottenere una differenza cromatica meno netta fra le modanature, in pietra, e le pareti lisce. La patinatura preesistente è stata consumata, in una parte dei conci del paramento, dalla risalita di sali originata dall’infiltrazione di acque meteoriche o dalle puliture pregresse, effettuate con abrasivi; pertanto la diversa reazione all’esposizione agenti atmosferici dei vari conci provoca la rottura dell’uniformità cromatica del paramento, con l’evidenziazione dei conci “spatinati”. Questo effetto cromatico, già previsto in fase di cantiere, deriva dal rispetto dei principi della carta del restauro, che prescrivono la conservazione dei segni apportati al monumento dal passare degli anni e dalla stratificazione degli interventi manutentivi. In ossequio a questo criterio non si è proceduto al ripristino della patina preesistente nelle zone di lacuna, dato che non si è inteso riproporre l’aspetto cromatico uniforme che il paramento in laterizi presumibilmente presentava appena ultimata la costruzione. L’attuale tendenza nella dottrina del restauro persegue l’obiettivo di conservare la sostanza materiale del monumento, senza pretendere di azzerare i segni del passaggio del tempo; anzi, nel caso di finiture di intonaco, che richiedono un rinnovo della tinteggiatura, è diffuso il ricorso a patinature per riproporre l’effetto di invecchiamento. La porzione di facciata appena liberata da ponteggi e schermature assumerà, quindi, a breve, un aspetto materico uguale a quello dei tratti completati in precedenza.”

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Thomas Scalera

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