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Caserta. Il maestro del cinema italiano Pupi Avati si racconta per il primo appuntamento di “Maestri alla Reggia”

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Grande successo per il primo appuntamento della IV edizione di “Maestri alla Reggia”, la rassegna culturale promossa dall’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli che dal 2016 organizza un ciclo di incontri con i grandi artisti del cinema

CASERTA. Nella splendida cappella Palatina, mercoledì 30 ottobre, il maestro del cinema italiano Pupi Avati per dare il via alla IV edizione di Maestri alla Reggia. Si tratta di una manifestazione artistica estremamente importante per  il territorio casertano che consente a tutti di avvicinarsi alla cultura attraverso il cinema, come detto anche dal direttore della Reggia, Tiziana Maffei, che in apertura dell’evento ha subito dichiarato l’importanza di questo ciclo di incontri all’interno della Reggia considerando che frequentemente viene  scelta proprio dai migliori registi come location dei film.  Sono intervenuti anche Lucia Monaco, docente dell’università Vanvitelli, e Remigio Truocchio, direttore artistico, che hanno accolto calorosamente il regista e tutto il pubblico composto da molti universitari e dagli studenti delle scuole superiori Alessandro Manzoni e Pietro Giannone.

Il regista bolognese, nell’intervista moderata dal giornalista Fabrizio Corallo, ha affascinato e incuriosito tutto il pubblico con i sui racconti e le sue storie legate al cinema italiano e non solo. Partendo dai suoi interessi musicali, coltivati in gioventù, il regista ha ricostruito con toni ironici il contesto in cui si era sviluppata la sua passione per il cinema. Un ragazzo timido con un’adolescenza complicata in una città “provinciale” come Bologna dove era necessario costruirsi una precisa identità ed emergere con quella. Un’identità forte quella di Pupi Avati che comincia a delinearsi prima con l’approccio alla musica jazz e poi con l’incontro con il grande Lucio Dalla che proprio con il suo “straordinario, commovente talento, poetico e non soltanto musicale” era riuscito a spingerlo a mettere in luce la sua vera attitudine, quella cinematografica. Da lì una splendida carriera per il regista bolognese fatta di tanti successi, premi, incontri con i maestri del cinema e collaborazioni di grande rilevanza.

Tra queste ultime Pupi Avati ha ricordato quella con Pier Paolo Pasolini per la sceneggiatura di “Salò o le 120 giornate di Sodoma” ispirato al romanzo del marchese de Sade scritto nel 1785. Era un periodo in cui, dopo il successo del Decamerone di Pasolini, si cercavano soprattutto testi erotici ed Enrico Lucherini aveva trovato il testo di de Sade, una storia cruda e drammatica. Pasolini era intenzionato ad elaborare un film tremendo e cominciò a realizzarlo proprio con il regista bolognese che ogni mercoledì si recava a casa sua per scrivere la sceneggiatura. Il regista ha sottolineato quanto sia stata determinante per lui l’influenza del grande Federico Fellini poiché proprio con i suoi film si era reso conto di tutte le potenzialità del cinema italiano. Ha ricordato anche  con grande  entusiasmo e affetto i volti del cinema italiano che hanno dato spessore alla storia dei suoi film come Mariangela Melato, Paolo Villaggio, Diego Abatantuono  e Carlo delle Piane.

In chiusura Pupi Avati ha lanciato un bellissimo messaggio a tutto il pubblico dicendo quanto sia importante l’intraprendenza con un talento di base che va coltivato sempre. “Dobbiamo trovare qualcosa che metta in luce noi chi siamo” ha detto il regista considerando che proprio in questi anni molte persone fanno scelte di convenienza a causa delle difficoltà lavorative. “Fino all’ultimo giorno dobbiamo dire chi siamo attraverso quello che facciamo”.

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