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Caserta. “Incognita crimine”: un convegno molto interessante per analizzare le dinamiche psicologiche dei più drammatici casi di cronaca partendo dalla scomparsa di Mirella Gregori

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Un dibattito importante che ha chiarito molti punti del caso di Mirella Gregori analizzando le dinamiche psicologiche e antropologiche sociali interconnesse.

Caserta. Lo scorso 14 giugno 2019 presso il Circolo Nazionale di Caserta di piazza Dante si è tenuto un convegno molto interessante dal titolo “Incognita Crimine – la scomparsa di Mirella Gregori tra responsabilità sociale e ombra criminale”. Sono intervenuti molti specialisti di grande spessore quali L’avvocato Veruska Vitale, criminologa, Ecp Università Telematica Pegaso e Mercatorum,  La dott.ssa Annamena Mastroianni, pedagogista, formatrice, educatrice, autrice e docente, il dott. Mauro Valentini, giornalista e scrittore, consigliere e addetto stampa di Penelope Lazio Onlus, la dott.ssa Anna Desiato, psicologa clinica e psicoterapeuta relazionale, membro della scuola di psicoterapia neo esistenziale, Pasquale Cappa Ecp Università Telematica Pegaso e Mercatorum, l’avvocato Carmen Izzo, docente. 

Un tema trattato attraverso analisi deontologiche, psicologiche e forensi esposte da esperti che hanno spiegato le modalità dei più efferati criminali, con un approccio multidisciplinare. Dunque, colloqui forensi, psicopedagogici e sociali che hanno reso il convegno un incontro molto innovativo sul territorio casertano.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Mauro Valentini, Annamena Mastroianni e Anna Desiato.

Intervista a Mauro Valentini

Quanto è stato necessario l’incontro con gli specialisti psicologi e forensi durante il Convegno?

“L’incontro, durante il convegno, è stato importante perché proprio gli operatori del settore psicologico e forense saranno preziosi per le famiglie a cui accadono eventi così devastanti come può essere l’evento di una scomparsa. Credo che saper affrontare e sentirsi guidati in questo percorso possa non solo essere di semplice sostegno, ma restituire possibilità inimmaginabili di soluzione anche del mistero stesso. Sento di aver ricevuto dalle relatrici intervenute un arricchimento non solo professionale, ma umano”.

Intervista ad Annamena Mastroianni

Quanto è importante nella società di oggi fare pedagogia per diffondere un vero e proprio cambiamento?

Appare palese che oggi ci sia una vera e propria urgenza di fare pedagogia, una pedagogia che diventi essa stessa pilastro di una educazione sociale che abbracci la sfera penitenziaria, giuridica, psicologia e criminologica. Forse mai come oggi viviamo una fase storico-culturale molto critica e complessa nella quale le incertezze, il disorientamento e lo smarrimento sembrano prevalere sempre di più. Tuttavia, oggi al disorientamento e all’urgenza/emergenza si risponde con leggi, cedreti e quant’altro che hanno più il sapore, permettetemi di dire, preoccupante di una delega educativa o rieducativa. Questo perché non si avviano cambiamenti strutturali reali. Ogni essere umano ha potenzialmente l’intelligenza e le energie per esprimersi o per redimersi. Il ruolo della struttura sociale inteso come bilancia sociale che indichi la misura del bene e del male e le annesse conseguenze a tali scelte comportamentali è fondamentale e deve necessariamente partire da una meritocratica verifica delle competenze degli addetti ai lavori.”

Intervista ad Anna Desiato

Quali sono gli aspetti psicologici relativi a questo tipo di casi di cronaca?

“Un ramo della psicologia, quella esistenziale, analizza la sofferenza intrinseca della vita e punta l’attenzione sulla gestione dello spazio esistenziale del singolo in rapporto agli eventi. La teoria ci insegna che la sofferenza affonda le sue radici nello sforzo più o meno consapevole che ogni persona compie per convivere con la durezza dei fatti della vita. L’analisi esistenziale di un evento dalla portata così shoccante è complessa, difficile, è basata sul costante confronto con ciò che sta accadendo nel qui ed ora. Il lavoro psicologico per la famiglia dovrebbe essere quello di recuperare delle capacità cognitive o fare un adeguato esame di realtà. Il sistema familiare smette di avere una propria individualità  e viene riconosciuto solo nella misura in cui si parla della tragedia che li ha colpiti. Negli episodi di rapimento la famiglia non esiste più a livello intrapsichico, ma esiste solo il rapporto conflittuale tra ciò che si deve fare e ciò che non si deve fare. Il dolore che una famiglia affronta quando un componente del sistema viene sottratto, rapito, è simile ad un lutto e quindi alla morte per cui si attraversano delle fasi che vanno dal pianto all’apparente imperturbabilità, da manifestazioni comportamentali accese al totale silenzio. Le tappe comuni dell’elaborazione del lutto sono: fase di shock, fase di negazione e manifestazione emotiva. A tutte queste emozioni bisogna saper dare una risposta, un’accoglienza, un contenimento, una speranza, un nuovo investimento affettivo”.

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