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Caserta. La scuola casertana alza la voce, non si può distruggere il diritto allo studio

DiThomas Scalera

Gen 21, 2017

Giacinto Di Patre

L’editoriale di Giacinto Di Patre. CASERTA. La scuola casertana si avvia verso una situazione drammatica “Una «secca rivoluzione anestetizzante» […] silenziosamente sta accadendo sotto gli occhi degli studenti, la scuola oggi risulta essere l’attrice protagonista di questa rivoluzione: la “mediocrazia” ha rovinato completamente il sistema scolastico”.
“I peggiori sono entrati nella stanza dei bottoni spingendo gli studenti ed essere un po’ come gli alieni del film di Don Siegel “L’invasione degli ultracorpi”. Ricordate tutti? “Mediocrazia” parola che sta distruggendo completamente la scuola della nostra società. Potremmo esemplificare questa mediocrità parlando dei mali della politica, parlando di democrazia, governo, “governabilità”, libertà, uguaglianza, integrazione, diritto, istruzione e dignità. Si prenda “democrazia,” ma soprattutto si faccia qualcosa per la scuola, affermano disperatamente gli studenti di ” Terra di Lavoro”. “Ora per coloro che stanno sopra e hanno vinto una competizione elettorale, significa fare autorizzazione a fare quello che vogliono; per coloro che stanno sotto e sono stati vinti, significa pretesa di totale rispetto e di riconoscimento: fare e non fare; prepotenza e resistenza. Oggi la “politica” si presenta nella vita dei giovani, come forza sopraffattrice dal punto di vista dei forti, come quando la si usa in espressioni come “politica di espansione”, “politica coloniale”, “politica razziale”, “politica demografica”; oppure, in questo caso “politica per lo sviluppo della scuola” ecco che scatta quella sacrosanta esperienza di convivenza, coinvolgimento e inclusione sociale. Oppure ancora: la (ricerca della) “sana istruzione”. Oggi, il popolo degli studenti rivendica i propri diritti come diritto, oggi pratichiamo la giustizia esibendo uno stile di vita, quasi sempre povero e disperato. Oggi sentiamo un disoccupato, un lavoratore schiacciato dai debiti, un genitore abbandonato a se stesso con un figlio disabile, un migrante senza dimora, uno studente senza futuro, un individuo oppresso dai debiti e strangolato dagli strozzini, uno sfrattato che non ha pietra su cui posare il capo, una madre che vede il suo bambino senza nome morire di fame, giovani laureati e diplomati lasciare la propria città, senza che nessuno faccia qualcosa. Oggi tutta la società deve rivendicare un sacrosanto diritto alla “giustizia”. Sarebbe grottesco. Sentiremo questo eterogeneo popolo della scuola unirsi ai lavoratori, ai precari, agli esclusi ma soprattutto ai sofferenti chiedere non felicità ma verità. Ma, anche la parola giustizia sfugge in maniera licenziosa alla legge dell’ambiguità. Giustizia rispetto a che cosa? Ai bisogni minimi vitali, come chiederebbero i lavoratori, che insieme agli studenti affermano l’importanza dei bisogni che si legano alla sopravvivenza umana, ed ai meriti, come sostengono i vincenti nella partita della vita? La giustizia degli uni è ingiustizia per gli altri”.
Affermiamo che il concetto deve partire da questo aspetto: “Comprensione totale della triste verità tanto banale quanto ignorata, nei discorsi politici e dei politici: se si trascura il punto di vista dal quale si guardano i seri problemi di cui ci occupiamo e si parla genericamente di libertà, diritti, dignità, sostegno economico, istruzione, diritto allo studio, uguaglianza, giustizia, ecc., si pronunciano parole vuote, senza significato che producono false coscienze, finendo per abbellire le pretese dei più forti e vanificando il significato che avrebbero sulla bocca dei più deboli. Onde, la conclusione potrebbe essere questa: queste belle parole non si prestano a diventare stendardi che mobilitano le coscienze in un moto e in una lotta comune contro i mali della società, per la semplice ragione che ciò che è male per gli uni è bene per gli altri. La vera questione è la sopravvivenza. Tanto più le distanze diminuissero, tanto più l’ambiguità delle parole che usiamo diminuirebbe. Ma, è chiaro, qui il discorso deve finire, perché si deve completamente uscire all’aperto, dove non bastano le parole occorrono i sacrosanti fatti concreti. Certo, la vita, ma soprattutto le nostre difficoltà sono effimere, ma non del tutto. C’è sempre un residuo, il “quasi”, che resta, che si accumula e che forma ciò che chiamiamo umanità, un termine che può tradursi in cultura: il deposito delle esperienze che vengono da lontano e preparano il futuro, un deposito al quale tutti noi, in misura più o meno grande, partecipiamo. O, meglio: dobbiamo poter partecipare attivamente. Altrimenti, siamo fuori dalla totale umanità. Per questo, troviamo qui il primo, il primordiale diritto, che condiziona tutti gli altri, noi studenti ora lo gridiamo ad alta voce: ” Diritto allo studio”. Vogliamo una scuola libera, non si può dare inizio ad una vergognosa disparità tra le scuole, contribuendo alla diffusione di scuole di serie A e scuole di serie B. Per noi studenti non c’è più nulla, siamo ancora discriminati come bestie sino alla fine. La politica oggi ci considera carta stracciata, elimina ogni appoggio vitale. Il valore di tutti noi studenti, si avvia verso la riduzione vergognosa dello zero assoluto. Oggi noi che rappresentiamo il futuro, siamo l’esempio di vita, vogliamo comportamenti che siano giusti per tutti quanti noi. Attraverso i comportamenti che noi affermiamo con evidenza l’appartenenza ad un contesto che lascia ai più forti un grande potere decisionale. Alla fine dei conti, si tratta sempre di atteggiamenti che tendono a generare istituzioni corrotte. E la corruzione arriva al suo culmine quando gli individui che la praticano sempre non si accorgono più di esserlo”.
Concludiamo affermando che: “Per questa ragione nascono i maledetti “mali della politica”. Ed è per questo che noi studenti casertani con l’appoggio dei professori siamo pronti a combattere”.

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Thomas Scalera

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