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Caserta. Referendum, i lavoratori del Bacino di Crisi: “Ecco i tre motivi per cui votiamo No”

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CASERTA. In questi giorni sta entrando nel vivo la scadente campagna pro e contro il referendum costituzionale. A puro titolo personale, i lavoratori del <BACINO DI CRISI DI CASERTA> sono propensi per il No, per alcuni motivi che vorremmo qui esplicitare. La Campania sta morendo, affermano i lavoratori, i nostri politici stanno ammazzando le nostre risorse economiche tutto sta finendo dentro ad un licenzioso calderone senza via di uscita. Riportiamo qui per iscritto le nostre suddette motivazioni:

1) Il Senato proposto è, a nostro parere, un Senato non credibile nelle sue capacità politiche funzionali, prima ancora che nella sua “nomina”, poiché riteniamo sia davvero improponibile avere senatori a part-time. Ma davvero pensiamo che consiglieri regionali/provinciali e sindaci possano avere il tempo di recarsi a Roma 2/3 giorni alla settimana per svolgere i compiti per i quali sono stati eletti dal popolo? Se davvero pensiamo questo, allora possiamo affermare che finora non stanno lavorando abbastanza per la collettività. Noi del <BACINO DI CRISI DI CASERTA> avvaloriamo la tesi che i nostri politici sono super strapagati per il nulla. Oggi dire che i senatori sarebbe meglio eleggerli tra persone che non ricoprono già altre cariche, cosicché il sindaco possa fare bene il sindaco e i consiglieri regionali pure; scusate, ma davvero pensiamo che, per esempio, il sindaco di qualsiasi capoluogo possa fare pure il senatore? Con i problemi che ci sono specialmente in Terra di Lavoro? Ricordatevi che oggi voi politici parlate di Lsu per noi lavoratori? Quindi la domanda sorge spontanea. Come farà un sindaco, oppure un commissario prefettizio di un comune commissariato a ricoprire la carica di senatore?

Altra questione burrascosa: la “nomina” dei senatori; qui si perde di credibilità verso la nostra amata democrazia. Crediamo, in questo grave momento di allontanamento tra politica, lavoratori e cittadinanza, togliere l’elezione diretta di una camera sia un errore molto grave; inoltre, sapere che i senatori saranno nominati dai partiti (perché è ciò che avverrà) e quindi saranno scelti tra i fedelissimi della segreterie politiche, garantirà solamente un ulteriore allontanamento totale della politica dalla vita reale. Un passaggio elettorale, invece, legittimerebbe tale incarico. Aggiungiamo, poi, che se proprio volessimo parlare di riforma vera, si sarebbe potuto optare per eliminare integralmente il Senato. Questa poteva essere una soluzione davvero innovativa ed economica. E, soprattutto, credibile.

3) La questione casertana della nostra martoriata economia: Il <BACINO DI CRISI DI CASERTA> condanna tutti coloro che hanno ammazzato il lavoro a Caserta, noi tutti diciamo che ci dovrà essere “intesa” tra Stato e Regione Campania per temi che riguardano il lavoro; ebbene, nella riforma costituzionale si trova anche “la causa di forza maggiore” che determina il fatto che, qualora non si giunga ad un’intesa in tempi certi e graditi dal governo centrale, questo potrebbe penalizzare ancora di più la questione lavoro. Chi ci assicura che dopo il <Referendum Costituzionale> la nostra situazione possa correre verso la svolta? Oggi noi lavoratori non riusciamo più a trovare supporti su cui basare la nostra fiducia a questa “intesa”! Non crediamo più nelle istituzioni politiche troviamo davvero scandalosa come motivazione la tesi che sostiene che noi lavoratori del < BACINO DI CRISI DI CASERA> ne usciremo rafforzati in caso di vittoria del Sì!

Oggi siamo contro le innovazioni, per formazione personale e lavoro, ma le innovazioni che si introducono non possono, anzi non devono, ampliare la divergenza netta tra politica e cittadini, non devono creare aree grigie peggiori di quelle già esistenti. Cambiare solo per cambiare era una visione negativa combattuta saggiamente proprio da questo centro sinistra, ma ad oggi ci pare che ora si stia smarrendo definitivamente il senso della logica e ne troviamo sempre più evidenza anche negli spot elettorali del premier, che pur di catturare voti pro Sì, accetta anche di riproporre il ponte sullo Stretto di Messina, ma soprattutto sbandiera a Caserta durante una sua tappa elettorale politiche di rilancio per il lavoro nella nostra martoriata provincia. La sinistra fino a qualche tempo fa, la riconoscevamo in tutti i suoi principi politici, oggi appare vergognosamente una merce di scambio accettabile della Democrazia Cristiana, dove notiamo falsi sinistroidi che cercano di rimanere in sella a tutti i costi per far passare il referendum. E, guardate, che questo non è un altro discorso, perché tutto ciò è legatissimo alla vicenda referendaria. Renzi cede sul ponte di Messina e acquisisce i voti referendari della destra; peccato però che molti a sinistra comincino davvero ad avere sensi di nausea verso questi modi di fare politica che ricordano tanto il vergognoso ventennio berlusconiano. Cambiamo tutto per non cambiare nulla? Ecco la sensazione che noi comuni lavoratori cominciamo ad avere; ecco perché il < BACINO DI CRISI DI CASERTA> urla ad alta voce il suo No!

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