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11 ottobre 2018

Caso Cucchi. Sulla mia pelle. Svolta decisiva nel processo bis

Pochi giorni dopo il suo arresto, Stefano Cucchi muore.“Sulla mia pelle” è un film essenziale, imparziale nei fatti come nei dialoghi, distribuito da Netflix, e che nei soli primi due giorni, nelle sale cinematografiche, è stato visto da quindicimila persone.
Apprezzato dalla critica, durante la 75° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, racconta una pagina della cronaca nera italiana, che ha mobilitato l’opinione pubblica.

Una storia che racconta il dramma della tossicodipendenza, ma anche la delusione di un’operazione anti-droga fallita. Da un lato lo specchio di una vita che troppe famiglie vivono, dall’altro i carabinieri “infastiditi” dall’atteggiamento di un giovane poco collaborativo.
La debolezza e la fragilità di Stefano sono quelle di tanti giovani che imboccano il tunnel della droga sperando di trovare riparo alle loro insicurezze, e che poi in quel tunnel trovano la morte.
Questa morte, più di altre e come altre, non può essere legittimata in alcun modo in uno stato di diritto, uno stato che deve essere espressione di un paese civile e democratico. Eppure, il giovane romano muore mentre è affidato a quello stato che dovrebbe difendere, aiutare, riabilitare e reintegrare. Muore nell’ospedale penitenziario Pertini di Roma, portando con sé i segni di un pestaggio da sempre negato, nonostante l’evidenza.

Secondo i PM, il pestaggio è avvenuto e l’ipotesi probabile è che i carabinieri fossero convinti, nel fermare Cucchi, di trovare grossi quantitativi di droga nella sua abitazione, ma poi il mancato rinvenimento ha provocato il pestaggio del ragazzo. E’ questo lo scenario che emerge, ma che viene negato dall’inizio fino ad oggi. Esattamente fino ad oggi. Stamani, durante il cd processo bis, Francesco Tedesco, uno dei carabinieri accusato di omicidio preterintenzionale, ha confessato. Non solo ammette di aver assistito al pestaggio ad opera di due dei suoi colleghi, ma sostiene di aver scritto una nota di servizio in cui parlava dell’accaduto. Tale nota non è stata mai trovata. Si apre così un tema nel tema, una riflessione doverosa sulla giustizia.

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Maria Ronga

Giovane avvocatessa, coraggiosa, forte e ambiziosa. Un’anima dolce, con sfumature malinconiche, sempre disposta ad ascoltare

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