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Caso Regeni: “Arrestato un consulente della famiglia di Giulio in Egitto”

DiThomas Scalera

Apr 26, 2016

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La famiglia Regeni si dice “angosciata” per l’arresto in Egitto “del dott. Ahmed Abdallah, presidente del consiglio d’amministrazione della Commissione egiziana per i diritti e le libertà (Ecrf), ong che sta offrendo attività di consulenza per i nostri legali”

La famiglia Regeni si dice “angosciata” per l’arresto in Egitto “del dott. Ahmed Abdallah, presidente del consiglio d’amministrazione della Commissione egiziana per i diritti e le libertà (Ecrf), ong che sta offrendo attività di consulenza per i nostri legali”.

LA SITUAZIONE IN EGITTO

L’aria si sta facendo sempre più pesante anche per i giornalisti, locali o stranieri che siano, in Egitto. Da ultimo è emerso che venerdì il capo della stazione della polizia di Azbakiya, dove secondo Reuters Giulio Regeni sarebbe stato portato subito dopo l’arresto il 25 gennaio scorso, ha presentato un esposto contro il capo della redazione cairota dell’agenzia anglo-canadese, Michael Georgy accusandolo di aver pubblicato “false notizie tese a disturbare l’ordine pubblico” e “a diffondere voci per danneggiare la reputazione dell’Egitto”. Reuters aveva scritto il giorno prima, ricorda il Guardian, che Regeni era stato “arrestato dalla polizia e dopo trasferito ad un complesso gestito dal controspionaggio, lo stesso giorno in cui scomparve”. Ahmed Hanafy, il capo della procura dell’area di Qasr el-Nile dopo sorge il commissariato di Azbakiya, ha precisato che “finora Reuters non e’ stata accusata di nulla. Stiamo solo raccogliendo informazioni sul caso dopo le accuse mosse dal capo del commissariato”. Parole minacciose visto il precedente – il piu’ noto tra i tanti – dei tre reporter di Al Jazeera, processati e condannati in tribunale e poi 2 graziati da al Sisi ed uno espulso dal Paese. In teoria se si andasse a processo il capo della redazione di Reuters, Georgy, scrive il Guardian, rischia fino ad un anno di carcere e una multa di 20.000 sterline egiziane (2.050 euro) se riconosciuto colpevole delle accuse.
Fonte: Giornalettismo

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Thomas Scalera

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