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Cellole. Crisi politica, nuove indiscrezioni sulla “Congiura di Santa Lucia”

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La ricostruzione dei fatti

CELLOLE. La crisi politica che ha investito la cittadina di Cellole stenta ad assopirsi. Dopo il “golpe”, come lo ha definito l’ex Sindaca Cristina Compasso, del 13 dicembre continuano a filtrare indiscrezioni che man mano stanno ricostruendo l’accaduto e lo scenario futuro: ma ricostruiamo un attimo i fatti.

Nella prima seduta del Consiglio comunale avvenuta il giorno 9 dicembre, la situazione era diventata incandescente. In quella seduta già c’erano state le prima avvisaglia di un ribaltone visto anche le gravissime accuse mosse a titolo gratuito e personale alla Presidente del Consiglio Marianna Mauriello. Da quel momento i quattro “dissidenti” della lista Cellole Libera hanno deciso di costituirsi in un gruppo autonomo denominato “Cellole Condivisa” troncando, difatto, l’esperienza “rosa”.

I membri fuoriusciti dalla maggioranza sono nell’ordine: Giovanni Iovino (Vice Sindaco con delega ai lavori pubblici), Francesco Barretta, Antonietta Marchegiano ed infine Umberto Sarno. I quattro, insieme ai tre consiglieri di opposizione Franco Sorgente, Simona Di Paolo e Francesco Lauretano si sono fatti portavoce di una mozione di sfiducia nei confronti della Sindaca, aprendo così le porte al commissariamento avvenuto nella giornata di oggi con l’insediamento del Commissario Prefettizio Savina Macchiarelli che traghetterà l’Assise fino a nuove elezioni.

Dal giorno della “Congiura di Santa Lucia” la cittadina litoranea è diventata un enorme contenitore in cui si sono susseguite una serie infiniti di post social, offese e strascichi che hanno allontanato il centro nevralgico del problema; le regole della politica sono talmente incomprensibili che al popolo elettore a volte non resta altro che la rabbia, che spesso si trasferisce, con esiti molto negativi all’interno della vita sociale. Addirittura c’è stato uno spettacolo pirotecnico all’interno del paese e sotto la casa della mamma della ormai ex Prima Cittadina che ha indignato e non poco gli abitanti di Cellole. Sul profilo Facebook di Cristina Compasso una parte della cittadinanza ha espresso attestati di stima e solidarietà sottolineando la poca chiarezza di una scelta politica che ai tanto è sembrato un “tradimento alla democrazia” come la stessa Compasso ha affermato.

In tutto questo gioco di pedina, però, c’è un qualcosa che non torna. Il consigliere di minoranza Francesco Lauretano, nella serata di venerdì ha pubblicato un lungo post affermando le ragioni dello scisma (che oggettivamente rimangono ancora sconosciute) e alludendo al fatto che uno dei firmatari della sfiducia, ossia il Consigliere di Minoranza Modesto Verrengia, si sia reso irreperibile all’ultimo minuto pur di non firmare l’atto davanti ad un notaio di Santa Maria Capua Vetere. Ecco, oggi le dichiarazioni ufficiali del Consigliere di minoranza Verrengia gettano nuove ombre sull’accaduto. Per evitare, dunque, strumentalizzazioni, riportiamo qui in modo integrale la dichiarazioni, cosicchè ognuno possa farsi un’idea sulla “Congiura di Santa Lucia”. Ai posteri l’ardua sentenza.

Modesto Verrengia

“Carissimi Concittadini, poco più di due settimane orsono, l’ex capogruppo di minoranza Francesco Lauretano si è presentato, solo e senza nessun preavviso, a casa mia per sottopormi un documento di sfiducia alla Sindaca. Come presupposto ineludibile per la mia adesione avevo chiesto la discussione e successiva votazione dell’atto in seno al Consiglio comunale, dove i nostri elettori ci hanno delegati a rappresentarli e a dibattere delle cose politiche e amministrative e dove la parte da noi sfiduciata avrebbe potuto esercitare il diritto democratico di replica, dando così al popolo ragione delle nostre scelte con trasparenza e chiarezza. Nell’incipit della mozione era infatti chiaramente detto: «I sottoscritti Consiglieri Comunali del Comune di Cellole chiedono alla Presidente Marianna Mauriello di convocare nel più breve tempo possibile il Consiglio». Era stata inoltre da me manifestata la volontà di firmare quella mozione di sfiducia come gruppo all’opposizione, poiché le critiche alla gestione del Sindaco non escludevano le responsabilità della giunta e dei consiglieri di maggioranza, trattandosi di decisioni collegiali votate a maggioranza. Questa mia posizione veniva chiaramente esplicitata al momento della sottoscrizione dell’atto politico all’allora capogruppo Lauretano. Nella prima seduta comunale utile, il 9 dicembre, non c’era traccia alcuna della nostra mozione, mentre quattro dei consiglieri di maggioranza si sono costituiti in gruppo autonomo in seno alla maggioranza stessa, conservando le importanti deleghe di governo della città. Arriviamo, dunque, a venerdì 13 dicembre – giornata che ho trascorso fino al pomeriggio inoltrato a Cellole, intrattenendomi e conversando con amici e conoscenti in luoghi pubblici – quando Lauretano non riuscendo a contattarmi, ha tendenziosamente dedotto che mi ero reso irreperibile. Che cosa ha motivato quella sua falsa convinzione? Eppure aveva avuto ben quattro giorni per incontrarmi dopo l’ultimo Consiglio comunale. Avrebbe potuto parlarmi anche il mattino successivo e avrebbe così avuto conferma della mia indisponibilità a portare la crisi politica cellolese fuori dalla sua naturale sede istituzionale, ovvero l’aula consiliare, trasformandola da atto politico, e quindi pubblico, in una biasimevole congiura di palazzo. Col senno di poi, si può affermare che il tentativo di contattarmi non era da porsi in relazione alla mozione, ma, cosa mai ventilata, all’invito a dimettermi da Consigliere comunale nel chiuso di uno studio notarile. Concordato con chi? In serata – come ho appreso poi dalla stampa – si è infatti recato da un notaio a Santa Maria Capua Vetere dove, con gli altri due consiglieri di minoranza e i citati quattro componenti dell’originaria maggioranza Compasso, ha firmato le dimissioni. Questi sono i fatti. Il resto è solo un meschino tentativo di screditarmi, per altro mal riuscito. Certo è che sono rimasto determinato ad affermare la mia autonomia e libertà di scelta, tutelato dall’art. 19 dello Statuto comunale di Cellole, e ad adempiere fino in fondo alla funzione di Consigliere comunale”.

Modestino Verrengia

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