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Cesare Battisti è stato arrestato!

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Il "sedicente comunista" catturato nella serata di ieri in Bolivia

Cesare Battisti è stato preso. È durata poco l’ennesima “fuga” del criminale italiano rifugiatosi in Sud America nel 2004, passando per la Francia. Dopo il mutamento di clima, con l’avvento del regime di ultradestra di Bolsonaro in Brasile, Battisti è stato giocoforza costretto a cercare “asilo” in altre terre. Ed è così che, in seguito alle ricerche volute fortemente dallo stesso Bolsonaro, Cesare Battisti è stato trovato. Ora sembra tutto pronto per il rimpatrio in Italia, passando per quella nazione giallo-verde che era diventata in un certo senso la “sua”, il Brasile appunto.  “E’ stato preso! La democrazia è più forte del terrorismo”, queste le parole dell’ambasciatore italiano in Brasile, Bernardini. Come si evince da fonti ufficiali Ansa,  “Battisti è stato arrestato alle 17 di ieri (le 22 in Italia) da una squadra speciale dell’Interpol formata anche da investigatori italiani e brasiliani mentre camminava in una strada di Santa Cruz de La Sierra, popolosa città nell’entroterra boliviano. L’ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac) non avrebbe opposto resistenza. Secondo alcuni media, indossava pantaloni e maglietta di colore blu, un paio di occhiali da sole e barba finta. Caricato in macchina e accompagnato in una caserma della polizia, Battisti non avrebbe proferito parola”. “E’ finita la lunghissima fuga di Cesare Battisti. Il mio pensiero va ai familiari delle sue vittime: Antonio Santoro, Pierluigi Torregiani, Lino Sabbadin, Andrea Campagna. A loro posso dire che, finalmente, giustizia è fatta!” Queste le parole del Ministro alla Giustizia italiana Bonafede, che aggiunge “ora Cesare Battisti sarà riconsegnato all’Italia”. “La tensione delle ultime ore e il dovuto riserbo – aggiunge – possono lasciare spazio alla soddisfazione per aver raggiunto un risultato atteso 25 anni”.

Per meglio comprendere chi erano le vittime di Cesare Battisti, riproponiamo un estratto del Corriere della Sera del 2009:

ROMA – Un maresciallo degli agenti di custodia di Udine; un gioielliere milanese e un macellaio mestrino iscritto all’Msi che in comune avevano soltanto l’aver sparato ad un rapinatore; un agente della Digos di Milano: sono le vittime per le quali la giustizia italiana ha condannato all’ergastolo Cesare Battisti, l’ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo (Pac) a cui il Brasile ha concesso lo status di rifugiato politico contro la richiesta di estradizione dell’Italia.

LA FUGA IN BRASILE – A Rio de Janeiro Battisti fuggì nel 2004, poco prima del pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato francese che l’avrebbe estradato in Italia da Parigi, città dove l’ex militante dei Pac, così come altri terroristi coperti dallo «scudo» della dottrina Mitterand, si era rifatto una vita come affermato scrittore noir. L’arresto in Brasile, nel marzo del 2007, mette fine alla sua latitanza. Le vittime di Battisti tra loro non si conoscevano, unite nel destino da un terrorismo che in quegli anni lasciava morti sulle strade ad un ritmo impressionante.

LA PRIMA VITTIMA – Andrea Santoro fu il primo a cadere sotto i colpi dei Pac. A 52 anni viveva una vita tranquilla con la moglie e i tre figli, a Udine, dove comandava con il grado di maresciallo il carcere di via Spalato. Il 6 giugno del ’78, quando lo uccisero, non era ancora passato un mese dal ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani e l’Italia era ancora sotto choc. Lo attesero sotto il carcere e quando arrivò lo freddarono con una pistola militare. A sparare, secondo gli inquirenti furono proprio Battisti e una complice, con la quale si scambiò false carezze fino al momento di colpire. I due, fu ricostruito poi, fecero perdere le loro tracce confondendosi tra i turisti: a bordo di una ‘2 cavallì con tanto di gommone sul tetto, si allontanarono verso Grado. Per i Pac quello fu il battesimo del fuoco.

LE ALTRE – E il ’79 ne fu il triste prosieguo: tre omicidi, due a Milano e uno ancora nel nord est, a Mestre. Il 16 febbraio la prima, duplice azione: a Milano fu ucciso il gioielliere Pierluigi Torregiani; a Mestre il macellaio Lino Sabbadin. Nella rivendicazione fu scritto che «era stata posta fine» alla loro «squallida esistenza». Il gioielliere e il macellaio avevano in comune una cosa: spararono e uccisero un rapinatore. E per questo furono puniti; una vendetta insomma. Torregiani fu ammazzato poco prima delle 16, davanti alla sua gioielleria nel rione Bovisa. Gli spararono mentre usciva dal negozio assieme al figlio: il gioielliere fece in tempo ad estrarre la pistola e a far fuoco, ma non a salvarsi. Suo figlio, poco più che adolescente, invece si salvò. Ma fu ferito alla spina dorsale e rimase paralizzato. Due ore dopo, alle 18 fu la volta di Lino Sabbadin. Due giovani entrarono nella sua macelleria a Santa Maria di Sala e gli spararono con una calibro 6,35. La colpa di Sabbadin era quella di aver ucciso un rapinatore che due mesi prima era entrato nella macelleria. Il ’79 dei Pac non era ancora finito: il 19 aprile fu la volta di Andrea Campagna, agente della Digos milanese, uno «sbirro». Uno sconosciuto si avvicinò al poliziotto appena 25enne in via Modica, nel quartiere della Barona, e sparò. Cinque colpi di pistola calibro 375 magnum lo colpirono nella zona sinistra del torace, in corrispondenza del cuore. Per lui non ci fu nulla da fare. Poco dopo una telefonata al «Secolo XIX» e a «Vita» rivendicò l’omicidio a nome dei Proletari Armati per il comunismo. (dal Corriere della Sera del 14 gennaio 2009)

Ed ecco che il “sedicente comunista” Battisti fa ritorno in Italia, dove lo aspetta il carcere. Nel frattempo è giusto porre le dovute distanze tra questo criminale e chi invece, nel nome del comunismo, ha combattuto ben altri tipi di “guerre e guerriglie”.

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