Modi di dire

Cos’è il Filo di Arianna e perché si dice “piantare in asso”?

La mitologia greca è serbatoio fecondo di modi di dire usati nel linguaggio comune di cui spesso facciamo uso senza neanche domandarci da dove derivino. Tra questi l’espressione “piantare in asso”, che nulla ha a che vedere con piantagioni o carte da gioco, è una di quelle usate con più facilità ed immediatezza per indicare un improvviso ed inatteso abbandono, nel gergo dei più giovani l”appesa” ;-).

Meno utilizzata ma pur sempre diffusa l’espressione:” avere il filo di Arianna”,  per indicare una soluzione, un saper tornare indietro quando serve e sapere come uscire da una difficoltà non perdendo mai la retta via o il “filo logico” delle proprie azioni.
E’ necessario un piccolo excursus per chiarire il mito dal quale derivano entrambe queste espressioni: Minosse, re di Creta, era figlio del dio Zeus e non del suo predecessore, cosa che gli attirava l’astio dei cretesi che non lo consideravano loro re legittimo. Minosse invocò quindi l’aiuto del dio del mare, Poseidone, affinché, con la sua protezione avesse potuto regnare in pace e gli chiese di ricevere in dono, come garanzia di tutela e segno del beneplacito degli dei circa il suo governo sulla città di Creta, un toro bianco che gli avrebbe poi sacrificato. Poseidone accettò la richiesta e inviò a Minosse un toro bianco tanto bello che il re decise di tenere per sé sostituendo, in sacrificio al dio, un altro toro. Scoperto l’inganno, Poseidone si vendicò facendo innamorare Pasifae, moglie di Minosse, del toro bianco, al quale la donna si unì carnalmente generando il Minotauro, mostro bipede con il corpo di uomo, la testa di toro, e un crudele istinto che lo portava a nutrirsi di carne umana.
Il Minotauro, belva feroce e pericolosa, fu rinchiuso in un labirinto a Cnosso, ove ogni anno, la città di Atene, sottomessa a Creta, doveva inviare 14 fanciulli, 7 maschi e 7 femmine, per soddisfare lo stomaco del crudele mostro che dimorava in questa costruzione dalla pianta così complicata e tortuosa da rendere difficile l’orientamento ed impossibile l’uscita di chi vi entrava.

Teseo, figlio del re di Atene Egeo, si offrì di far parte del gruppo dei giovani ateniesi che dovevano essere sacrificati al Minotauro, ma con l’intento di ucciderlo e riuscì nella sua impresa grazie anche ad Arianna, la figlia di Minosse, la quale, innamorata di lui, gli diede un filo, il famoso “filo di Arianna” che gli avrebbe permesso di non perdersi all’interno del labirinto e di poterne uscire.

Ucciso il Minotauro, Teseo e Arianna si imbarcarono alla volta di Atene, fermandosi a trascorrere la notte sull’isola di Nasso. Ed è qui che, mentre Arianna dormiva, Teseo scappò via lasciando la donna sola, piantandola in Nasso (per corruzione popolare diventato poi “in asso“)  forse perché imbarazzato dall’idea di tornare in patria con la figlia del nemico, o perché invaghito di un’ altra donna, o forse intimorito in sogno dal dio Bacco che voleva possedere Arianna.
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