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Cos’è la “vittoria di Pirro”?

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Nel linguaggio comune diciamo che è stata una “vittoria di Pirro” quando il successo ottenuto non è tale da ripagare gli sforzi impiegati rivelando vantaggi effimeri e non proporzionati alle energie investite.

Pirro era il re dell’Epiro ( parte dell’odierna Albania), condottiero dotato di notevoli abilità militari il cui sogno era quello di riunire sotto il suo potere i greci dell’Italia meridionale.
 In due battaglie contro i romani, avvenute nel 280 a. C. presso Eraclea, attuale Policoro in provincia di Matera e nell’anno successivo presso l’attuale Ascoli Satriano in provincia di Foggia, Pirro riportò due vittorie subendo perdite notevolissime di soldati.
Egli riuscì a dominare l’avversario grazie all’ausilio degli elefanti, animali mai prima d’allora portati sul campo di battaglia e sconosciuti ai romani, che, colti dall’effetto sorpresa furono annientati pur avendo sterminato ben quattromila soldati dell’esercito epirota.
Nella battaglia di Ascoli Satriano Pirro fu ferito ad una spalla e, dai racconti di Plutarco apprendiamo che, a chi si congratulasse con lui per la vittoria, egli avesse risposto dicendo: “Un’altra battaglia come questa, e sono rovinato”.
Mai parole furono più profetiche: nella successiva battaglia, con un esercito decimato dagli scontri precedenti, Pirro fu sconfitto dai romani a Maleventum, poi ribattezzata Beneventum (oggi Benevento) e, per non cadere prigioniero ritornò nel suo regno  con un esiguo numero di soldati.
Solo tre anni dopo la Magna Grecia fu annessa ai territori di Roma: i grandi sacrifici in termini umani delle truppe di Pirro avevano permesso di vincere alcune battaglie ma non di vincere la guerra.

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